IL BOSCO DELLA CITTà DI TRENTO
L'oasi verde sul Dosso di San Rocco - 15 maggio 2010
VIDEO
   
 
Il "Bosco della Città" sul Dosso di San Rocco a Trento: sullo sfondo il Monte Bondone (© foto Agh)

Girovagando ritorna nel Bosco della Città sul Dosso di San Rocco a Trento. A quest'oasi di verde, a pochi passi dal centro, abbiamo dedicato la puntata del 1 maggio 2004, alla quale vi rimandiamo per gli approfondimenti.

 
Boschi e prati sul Dosso di San Rocco (© foto Agh)  
 
Vista verso nord sulla città di Trento (© foto Agh)  
   
Con Andrea Carbonari (© foto Agh)   Il comodo parcheggio all'ingresso  
   
Rosa selvatica (© foto Agh)   Maurizio Zanin (© foto Agh)  
   
Con Romano Masè (© foto Agh)   Cespuglio di silene (© foto Agh)  
   
Primula odorosa (© foto Agh)   Stella di Betlemme (© foto Agh)  
 
Comode passeggiate nel bosco (© foto Agh)  
 
Aree verdi per il relax (© foto Agh)  
 
Walter Nicoletti e Luciano Da Canal nel Bosco della Città (© foto Agh)  
Il Bosco della Città

Incontriamo Andrea Carbonari, il progettista botanico del parco, che ci spiega le ultime novità ed ampliamenti. Il progetto del Parco Botanico "Bosco della città" è stato realizzato dall'Ufficio Lavori Forestali del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento nel 1996-1997. A causa di contenziosi non è stato ancora possibile ripristinare l'area dell'ex forte (polveriera), occupata oggi da un privato, tuttavia è prevista l'opera di recupero della fortezza e l'integrazione definitiva nel parco. Il modo più semplice per accedere al bosco della città è dalla località San Rocco di Villazzano (fermata autobus). All'ingresso del parco vi è un comodo parcheggio dove lasciare l'auto. Da qui in poi si può proseguire solo a piedi o in bicicletta lungo la vecchia strada militare che attraversa un bosco per circa 1 km fino al Pian dei Pini, dove vi è il primo punto panoramico sulla Val d’Adige. Questa è la vera porta del bosco, nel senso che da qui si ha l’accesso a tutta l’area servita da una serie di percorsi, che possono essere distinti in percorsi principali, con uno sviluppo complessivo di circa 2 km e una pendenza media del 9% e percorsi secondari-sentieri, anch’essi con uno sviluppo analogo, ma con punte di pendenza massima del 46%. Lungo i percorsi principali vi sono panchine, opere di servizio quali idranti antincendio e fontane con acqua potabile. E' possibile anche osservare gran parte della vegetazione arborea ed arbustiva con riferimenti individuabili anche sul terreno. I percorsi principali si diramano dal Pian dei Pini verso nord-est fino alla sommità del Dosso (altro punto panoramico sulla città) e verso sud fino alla Busa dei Castagnari. Questa direttrice principale si dirama in una serie di percorsi secondari, formando un anello che abbraccia dall’alto tutta l’area nella quale è realizzato l’arboreto. La viabilità interna nel suo complesso è stata progettata per permettere la più totale libertà di scelta, sviluppandosi quindi sempre in modo anulare per permettere al visitatore di ritrovare facilmente l’ingresso senza percorrere gli stessi luoghi. Nella puntata in tv, interviste al progettista botanico del parco, Andrea Carbonari, a Romano Masè, capo del Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento, e a Maurizio Zanin dirigente del dipartimento forestale.

Bosco della città (Provincia Autonoma di Trento)

Dal Bosco della città, veduta verso sud (© foto Agh)
Pratolina - Bellis perennis (© foto Agh)
I percorsi si sviluppano su stradine principali e sentieri secondari ad anello (© foto Agh)
Bosco della Città: veduta verso nord, con Villazzano e Trento (© foto Agh)

Servizio Foreste e Fauna
Provincia Autonoma di Trento
via G. B. Trener 3, Trento 38100
www.foreste.provincia.tn.it

Uno splendido esemplare di gufo reale, ospite del centro Lipu (© foto Agh)
Il centro LIPU al Dosso di San Rocco (© foto Agh)
Silvia Nones, naturalista e collaboratrice del Centro Lipu (© foto Agh)

 
Il Centro Recupero Avifauna Selvatica di Trento (© foto Agh)  
 
Intervista a Silvia Nones (© foto Agh)  
   
La sala didattica (© foto Agh)   Con Alberto Bertocchi (© foto Agh)  
   
Intervista a Mauro Nones (© foto Agh)   Maurizio Zanin e Mauro Nones (Agh)  
 
Gaetano Mazza porge un fiore a "Carletto" (© foto Agh)  
 
Luciano con Silvia Nones e Gaetano Mazza del centro LIPU (© foto Agh)  
 
Carletto, uno splendido corvo imperiale, in volo radente (© foto Agh)  
 
Luciano con due pupazzi "sonori" che riproducono il canto originale (foto Agh)  
Lipu - centro recupero avifauna selvatica

Appena entrati nel Bosco della Città, in una radura appartata sorge il Centro di recupero avifauna selvatica di Trento. Questa struttura, realizzata dal Servizio Foreste e Fauna della PAT e gestito dalla Lipu, si occupa del recupero degli uccelli selvatici feriti o in difficoltà. Il Centro svolge anche attività di educazione ambientale, curata dal faunista Alberto Bertocchi. Gli operatori raccomandano di prestare la massima attenzione a NON raccogliere uccelli che sembrano abbandonati. Capita spesso infatti che uccelli in apparente difficoltà siano in realtà controllati e seguiti dai "genitori" anche quando i piccoli sono a terra. La cosa migliore è telefonare sempre al centro LIPU (cell. 340 / 2491886 oppure 340 / 2424237) per chiedere informazioni e decidere il da farsi. Un accordo con Trentino Trasporti permette di consegnare l'animale ferito in qualunque luogo della provincia di Trento: l'autista lo porterà alla stazione del capoluogo per essere ritirato dai responsabili della Lipu. Gli animali feriti sono curati e, dopo un periodo di degenza, riabilitati al volo in due appositi tunnel di volo di 12 e 24 metri. Una volta guariti perfettamente sono liberati nel loro ambiente. Al centro LIPU visitiamo la sala didattica e alcune gabbie dove sono ricoverati degli uccelli feriti o malati. Nella puntata in tv, interviste a Mauro Nones di Lipu Trentino, Silvia Nones, naturalista e collaboratrice del Centro di Recupero. Un collaboratore del centro, Gaetano Mazza, ci fa assistere ad uno spettacolo bellissimo: il volo maestoso di "Carletto", un corvo imperiale che volteggia in cielo e plana sul suo "tutore" con affascinanti volteggi, fino ad atterrare e prendere nel becco un fiore che Gaetano gli offre. Una scena quasi commovente. In realtà, dice Mazza, questa è la cosa peggiore che possa capitare a un uccello selvatico: riconoscere l'uomo come un suo simile. Probabilmente Carletto è stato addomesticato da piccolo e non teme l'uomo, anzi lo cerca, rischiando così di fare una brutta fine. Sono stati tentati vari rilasci, anche in zone lontane e selvagge, ma Carletto ritrovava sempre la strada per tornare dagli umani. Così oggi vive, crediamo felicemente, al centro Lipu: di giorno si fa i suoi bei voli e poi rientra nel suo tunnel di volo per passare la notte, al sicuro, nutrito e curato con affetto da Gaetano, che è praticamente diventato "il suo papà".

Gaetano osserva le evoluzioni aeree di "Carletto", uno splendido esemplare di corvo imperiale (© foto Agh)

LIPU - Centro Recupero Avifauna Selvatica di Trento
tel. 0461-931481 - cell. 3402491886 oppure 3402424237
www.crfs-trento.it

 
Uno dei caratteristici ambienti del ristorante La Canonica (© foto Agh)  
   
L'esterno nel centro di Villazzano   Sala al piano inferiore (© foto Agh)  
 
Una delle sale al piano inferiore (© foto Agh)  
A tavola: locanda "La Canonica" di Villazzano

Per il pranzo siamo ospiti al ristorante "La Canonica" nella piazza principale di Villazzano, alle porte di Trento. Come si intuisce dal nome, il locale è stato ricavato all'interno della vecchia canonica della Parrocchia di S. Stefano. Tutelato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici della Provincia di Trento, è stato acquistato ad un'asta e ristrutturato conservando le sue stanze coi soffitti a volta, le antiche scalinate, le cantine, i muri coi sassi a vista. L'idea è stata di Alberto Trentini, imprenditore edile con la passione per la buona cucina e per le "càneve trentine" e del socio Fabrizio Sartori. Successivamente sono entrati in società i figli di Alberto, Luciano e Luca. Il ristorante è nato con l’intenzione di promuovere i prodotti tipici trentini. Per questo sono stati scelti due cuochi specializzati in piatti nostrani: Giancarlo Bazzanella e Stefano Modena. La cucina è dunque quella tradizionale trentina, coi piatti tipici come il Tortèl de patate, carne salada e fasoi, costolete de Maiale con polenta e patate rostide, strangolapreti, canederli, trippe ‘n brodo, polenta e cunèl (coniglio) e crauti” oltre ad altre specialità nostrane di stagione. Ai piani superiori sono state ricavate delle stanze per il soggiorno, totalmente autonome dal ristorante e realizzate con finiture di pregio.

 
Carne salada (© foto Agh)   Affettati misti (© foto Agh)
 
Formaggi (© foto Agh)   Teroldego"La Canonica" (© foto Agh)
 
Una mega costoletta con patate al forno (© foto Agh)   Tortèl di patate con carne salada e fagioli (foto Agh)
 
Strudel di mele (© foto Agh)   E per finire, un ottimo Caffè Bontadi (© foto Agh)
Con i gestori Alberto e Luca Trentini, padre e figlio (© foto Agh)
Con lo staff: da sx, Stefano Modena, Patrizia Brailo, Giancarlo Bazzanella, Matteo Pasqualini (© foto Agh)

Locanda la Canonica
Piazza mons. G.P. Nicolini 4-5 38123 Villazzano (TN)
Tel.: 0461 / 392218
www.locandacanonicatrento.it

Campo di girasoli con fiori (© foto Agh)

 
Per l'agricoltura biodinamica la terra e gli esseri viventi sono un unico sistema  
 
La lavorazione del preparato biodinamico (f. M. Dalpalù)  
 
Fase della lavorazione per ottenere un preparato biodinamico (Dalpalù)  
 
Il preparato biodinamico detto "corno letame" (f. M. Dalpalù)  
 
Stefano Pisoni spiega il metodo biodinamico (f. M. Dalpalù)  
 
Con Walter Nicoletti parliamo di agricoltura biodinamica (© foto Agh)  
Agricoltura biodinamica: ritorno alla madre terra

La cosiddetta agricoltura biodinamica, i cui principi furono formulati circa 80 anni fa da Rudolf Steiner, filosofo, esoterista e padre dell’antroposofia, conosce oggi una sorta di seconda giovinezza. La produzione di cibo industriale e il largo ricorso alla chimica nell'agricoltura, incontrano critiche sempre più consistenti e la pubblica opinione e i contadini più sensibili stanno da tempo considerando dei metodi alternativi più rispettosi dell'ambiente in cui viviamo. La concezione fondante dell'agricoltura biodinamica è che la terra e la vita che si sviluppa su di essa sono un unico sistema. L'agricoltura biodinamica perciò mira ad ottenere produzioni agricole che non danneggiano l'ecosistema. Per migliorare la qualità del terreno, aumentandone la quantità di humus e allo stesso tempo migliorare la qualità del raccolto, si impiegano delle sostanze di origine naturale appositamente trattate, che vengono chiamate "preparati". Compostaggio e fasi lunari sono altri due cardini della filosofia biodinamica, che considera ogni sostanza come un binomio di materia e forza vitale. Più una sostanza è diluita e più avrebbe effetto sugli organismi con cui viene a contatto. Il principio è simile a quello che sta alla base dell'omeopatia. Mantenere la terra fertile, fortificare naturalmente le piante ed accrescere la qualità dei prodotti sono gli obiettivi del metodo biodinamico. Per questo si ricorre ad una serie di preparati naturali che puntano ad accrescere le difese intrinseche delle piante attraverso pratiche decisamente bizzarre come quella del “corno letame” che viene sepolto per sei mesi ed utilizzato successivamente per i trattamenti energetici del suolo. Diverso il “corno silice” che viene riempito di un composto a base di quarzo, sepolto per sei mesi ed utilizzato successivamente in acqua per stimolare la fruttificazione e i processi legati alla fotosintesi delle piante. Anche in Trentino sono presenti alcune aziende che si sono convertite al biodinamico o sono attualmente in fase di conversione. Come per il biologico, il risultato di queste pratiche dimostra la possibilità di sviluppare un’agricoltura più "sana" e con una sostanziale riduzione nell'uso di prodotti chimici di sintesi. Girovagando in Trentino, facendo tesoro della propria storia e della propria funzione di “cronista del territorio”, registra queste esperienze come un arricchimento complessivo del nostro ambiente e della nostra agricoltura. Nella puntata in tv, Stefano Pisoni ci mostra alcune pratiche biodinamiche.

Stefano Pisoni spiega il procedimento biodinamico (file mp3)


testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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Il Bosco della Città di Trento (© foto Agh)
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