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| Il "Bosco della Città"
sul Dosso di San Rocco a Trento: sullo sfondo il Monte Bondone (© foto Agh) |
Girovagando ritorna nel Bosco della Città
sul Dosso di San Rocco a Trento. A quest'oasi
di verde, a pochi passi dal centro, abbiamo dedicato la puntata
del 1 maggio 2004, alla quale vi rimandiamo per gli approfondimenti.
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| Boschi e prati sul Dosso di San Rocco
(© foto Agh)
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| Vista verso nord sulla città
di Trento (© foto Agh) |
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| Con Andrea Carbonari (© foto Agh) |
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Il comodo parcheggio all'ingresso
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| Rosa selvatica (© foto Agh) |
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Maurizio Zanin (© foto Agh) |
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| Con Romano Masè (© foto Agh) |
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Cespuglio di silene (© foto Agh) |
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| Primula odorosa (© foto Agh) |
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Stella di Betlemme (© foto Agh) |
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| Comode passeggiate nel bosco (© foto Agh) |
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| Aree verdi per il relax (© foto Agh) |
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| Walter Nicoletti e Luciano Da Canal
nel Bosco della Città (© foto Agh) |
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Il Bosco della Città
Incontriamo Andrea Carbonari, il
progettista botanico del parco, che ci spiega le ultime novità ed
ampliamenti. Il progetto del Parco Botanico "Bosco
della città" è stato realizzato dall'Ufficio Lavori Forestali
del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento nel 1996-1997.
A causa di contenziosi non è stato ancora possibile ripristinare
l'area dell'ex forte (polveriera), occupata oggi da un privato, tuttavia
è prevista l'opera di recupero della fortezza e l'integrazione definitiva
nel parco. Il modo più semplice per accedere
al bosco della città è dalla
località San Rocco di Villazzano (fermata autobus). All'ingresso
del parco vi è un comodo parcheggio
dove lasciare l'auto. Da qui in poi si può proseguire solo a piedi
o in bicicletta lungo la vecchia strada militare
che attraversa un bosco per circa 1 km fino al Pian
dei Pini, dove vi è il primo punto
panoramico sulla Val d’Adige. Questa è la vera porta
del bosco, nel senso che da qui si ha l’accesso a tutta l’area
servita da una serie di percorsi, che possono
essere distinti in percorsi principali, con uno sviluppo
complessivo di circa 2 km e una pendenza media del 9% e percorsi
secondari-sentieri, anch’essi con uno sviluppo analogo, ma con punte
di pendenza massima del 46%. Lungo i percorsi principali vi sono panchine,
opere di servizio quali idranti antincendio e fontane
con acqua potabile. E' possibile anche osservare gran parte della
vegetazione arborea ed arbustiva con riferimenti individuabili anche sul
terreno. I percorsi principali si diramano
dal Pian dei Pini verso nord-est fino alla sommità del Dosso (altro
punto panoramico sulla città) e verso sud fino alla Busa
dei Castagnari. Questa direttrice principale si dirama in una serie
di percorsi secondari, formando un anello
che abbraccia dall’alto tutta l’area nella quale è realizzato
l’arboreto. La viabilità interna
nel suo complesso è stata progettata per permettere la più
totale libertà di scelta, sviluppandosi quindi sempre in modo anulare
per permettere al visitatore di ritrovare facilmente l’ingresso senza
percorrere gli stessi luoghi. Nella puntata in tv, interviste al progettista
botanico del parco, Andrea Carbonari,
a Romano Masè, capo del Corpo
Forestale della Provincia autonoma di Trento, e a Maurizio
Zanin dirigente del dipartimento forestale.
Bosco
della città (Provincia Autonoma di Trento)
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| Dal Bosco della città, veduta
verso sud (© foto Agh)
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| Pratolina - Bellis perennis (© foto Agh) |
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| I percorsi si sviluppano su stradine
principali e sentieri secondari ad anello (© foto Agh) |
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| Bosco della Città: veduta
verso nord, con Villazzano e Trento (© foto Agh) |
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| Uno splendido esemplare di gufo reale,
ospite del centro Lipu (© foto Agh) |
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| Il centro LIPU al Dosso di San Rocco (© foto Agh) |
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| Silvia Nones, naturalista e collaboratrice
del Centro Lipu (© foto Agh) |
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| Il Centro Recupero Avifauna Selvatica
di Trento (© foto Agh) |
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| Intervista a Silvia Nones (© foto Agh) |
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| La sala didattica (© foto Agh) |
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Con Alberto Bertocchi (© foto Agh) |
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| Intervista a Mauro Nones (© foto Agh) |
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Maurizio Zanin e Mauro Nones (Agh) |
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| Gaetano Mazza porge un fiore a "Carletto"
(© foto Agh)
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| Luciano con Silvia Nones e Gaetano
Mazza del centro LIPU (© foto Agh) |
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| Carletto, uno splendido corvo imperiale,
in volo radente (© foto Agh) |
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| Luciano con due pupazzi "sonori"
che riproducono il canto originale (foto Agh) |
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Lipu - centro recupero avifauna selvatica
Appena entrati nel Bosco della Città, in una radura appartata sorge
il Centro di recupero avifauna selvatica di Trento.
Questa struttura, realizzata dal Servizio Foreste
e Fauna della PAT e gestito dalla Lipu, si occupa del recupero
degli uccelli selvatici feriti o in difficoltà. Il Centro
svolge anche attività di educazione ambientale,
curata dal faunista Alberto Bertocchi.
Gli operatori raccomandano di prestare la massima attenzione a NON
raccogliere uccelli che sembrano abbandonati. Capita spesso infatti
che uccelli in apparente difficoltà siano in realtà controllati
e seguiti dai "genitori" anche quando i piccoli sono a terra.
La cosa migliore è telefonare sempre al
centro LIPU (cell. 340 / 2491886 oppure 340 / 2424237) per chiedere
informazioni e decidere il da farsi. Un accordo
con Trentino Trasporti permette di consegnare
l'animale ferito in qualunque luogo della provincia di Trento: l'autista
lo porterà alla stazione del capoluogo per essere ritirato dai responsabili
della Lipu. Gli animali feriti sono curati e, dopo un periodo di degenza,
riabilitati al volo in due appositi tunnel
di volo di 12 e 24 metri. Una volta guariti
perfettamente sono liberati nel loro ambiente. Al centro LIPU visitiamo
la sala didattica e alcune gabbie dove sono ricoverati degli uccelli feriti
o malati. Nella puntata in tv, interviste a Mauro
Nones di Lipu Trentino, Silvia Nones,
naturalista e collaboratrice del Centro di Recupero. Un collaboratore del
centro, Gaetano Mazza, ci fa assistere
ad uno spettacolo bellissimo: il volo maestoso
di "Carletto",
un corvo
imperiale che volteggia in cielo e plana sul suo "tutore"
con affascinanti volteggi, fino ad atterrare e prendere nel becco un fiore
che Gaetano gli offre. Una scena quasi commovente. In realtà, dice
Mazza, questa è la cosa peggiore che possa capitare a un uccello
selvatico: riconoscere l'uomo come un suo simile. Probabilmente Carletto
è stato addomesticato da piccolo e non teme l'uomo, anzi lo
cerca, rischiando così di fare una brutta fine. Sono stati tentati
vari rilasci, anche in zone lontane e selvagge, ma Carletto ritrovava sempre
la strada per tornare dagli umani. Così oggi vive, crediamo felicemente,
al centro Lipu: di giorno si fa i suoi bei voli e poi rientra nel suo tunnel
di volo per passare la notte, al sicuro, nutrito e curato con affetto da
Gaetano, che è praticamente diventato "il suo papà".
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| Gaetano osserva le evoluzioni aeree
di "Carletto", uno splendido esemplare di corvo imperiale
(© foto Agh)
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LIPU - Centro Recupero Avifauna Selvatica di Trento
tel. 0461-931481 - cell. 3402491886 oppure 3402424237
www.crfs-trento.it |
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| Uno dei caratteristici ambienti del
ristorante La Canonica (© foto Agh) |
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| L'esterno nel centro di Villazzano
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Sala al piano inferiore (© foto Agh) |
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| Una delle sale al piano inferiore
(© foto Agh) |
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A tavola: locanda "La Canonica" di Villazzano
Per il pranzo siamo ospiti al ristorante "La
Canonica" nella piazza principale di Villazzano,
alle porte di Trento. Come si intuisce dal nome, il
locale è stato ricavato all'interno della vecchia canonica della
Parrocchia di S. Stefano. Tutelato dalla Soprintendenza per i Beni
Architettonici della Provincia di Trento, è stato acquistato ad un'asta
e ristrutturato conservando le sue stanze coi soffitti a volta, le antiche
scalinate, le cantine, i muri coi sassi a vista.
L'idea è stata di Alberto Trentini,
imprenditore edile con la passione per la buona cucina e per le "càneve
trentine" e del socio Fabrizio Sartori. Successivamente sono entrati
in società i figli di Alberto, Luciano e Luca. Il ristorante è
nato con l’intenzione di promuovere i prodotti
tipici trentini. Per questo sono stati scelti due cuochi specializzati
in piatti nostrani: Giancarlo Bazzanella
e Stefano Modena.
La cucina è dunque quella tradizionale trentina, coi piatti
tipici come il Tortèl de patate, carne salada e fasoi, costolete
de Maiale con polenta e patate rostide, strangolapreti, canederli, trippe
‘n brodo, polenta e cunèl (coniglio) e crauti” oltre
ad altre specialità nostrane di stagione. Ai piani superiori sono
state ricavate delle stanze per il soggiorno,
totalmente autonome dal ristorante e realizzate con finiture di pregio.
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| Carne salada (© foto Agh) |
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Affettati misti (© foto Agh) |
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| Formaggi (© foto Agh) |
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Teroldego"La Canonica"
(© foto Agh) |
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| Una mega costoletta con patate al
forno (© foto Agh) |
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Tortèl di patate con carne
salada e fagioli (foto Agh) |
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| Strudel di mele (© foto Agh) |
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E per finire, un ottimo Caffè
Bontadi (© foto Agh) |
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| Con i gestori Alberto e Luca Trentini,
padre e figlio (© foto Agh) |
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| Con lo staff: da sx, Stefano Modena,
Patrizia Brailo, Giancarlo Bazzanella, Matteo Pasqualini (© foto Agh) |
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| Campo di girasoli con fiori (© foto Agh) |
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| Per l'agricoltura biodinamica la terra e gli esseri viventi sono
un unico sistema |
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| La lavorazione del preparato biodinamico
(f. M. Dalpalù) |
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| Fase della lavorazione per ottenere un preparato biodinamico
(Dalpalù) |
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| Il preparato biodinamico detto "corno letame" (f. M. Dalpalù) |
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| Stefano Pisoni spiega il metodo biodinamico (f. M. Dalpalù) |
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| Con Walter Nicoletti parliamo di agricoltura
biodinamica (© foto Agh) |
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Agricoltura biodinamica: ritorno alla madre terra
La cosiddetta agricoltura
biodinamica, i cui principi furono formulati circa 80 anni fa da Rudolf
Steiner, filosofo, esoterista e padre dell’antroposofia,
conosce oggi una sorta di seconda giovinezza. La produzione di cibo
industriale e il largo ricorso alla chimica nell'agricoltura, incontrano
critiche sempre più consistenti e la pubblica opinione e i contadini
più sensibili stanno da tempo considerando dei metodi alternativi
più rispettosi dell'ambiente in cui viviamo. La concezione fondante
dell'agricoltura biodinamica è che la terra
e la vita che si sviluppa su di essa sono un unico sistema. L'agricoltura
biodinamica perciò mira ad ottenere produzioni agricole che non danneggiano
l'ecosistema. Per migliorare la qualità del terreno, aumentandone
la quantità di humus e allo stesso tempo migliorare la qualità
del raccolto, si impiegano delle sostanze di origine
naturale appositamente trattate, che vengono chiamate "preparati".
Compostaggio e
fasi lunari sono altri due cardini della filosofia biodinamica, che
considera ogni sostanza come un binomio di materia
e forza vitale. Più una sostanza è diluita e più
avrebbe effetto sugli organismi con cui viene a contatto. Il principio è
simile a quello che sta alla base dell'omeopatia.
Mantenere la terra fertile, fortificare naturalmente
le piante ed accrescere la qualità dei prodotti sono gli obiettivi
del metodo biodinamico. Per questo si ricorre
ad una serie di preparati naturali che
puntano ad accrescere le difese intrinseche delle piante attraverso pratiche
decisamente bizzarre come quella del “corno
letame” che viene sepolto per sei mesi ed utilizzato successivamente
per i trattamenti energetici del suolo. Diverso il “corno
silice” che viene riempito di un composto a base di quarzo,
sepolto per sei mesi ed utilizzato successivamente in acqua per stimolare
la fruttificazione e i processi legati alla fotosintesi delle piante. Anche
in Trentino sono presenti alcune aziende che si sono convertite al biodinamico
o sono attualmente in fase di conversione. Come per il biologico, il risultato
di queste pratiche dimostra la possibilità di sviluppare un’agricoltura
più "sana" e con una sostanziale
riduzione nell'uso di prodotti chimici di sintesi. Girovagando in
Trentino, facendo tesoro della propria storia e della propria funzione di
“cronista del territorio”, registra queste esperienze come un
arricchimento complessivo del nostro ambiente e della nostra agricoltura.
Nella puntata in tv, Stefano Pisoni ci
mostra alcune pratiche biodinamiche.
Stefano
Pisoni spiega il procedimento biodinamico (file mp3)
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Il Bosco della Città di Trento
(© foto Agh)
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