Il nostro viaggio settimanale alla scoperta del Trentino inizia dal Parco
Faunistico di Spormaggiore, sull'Altopiano
della Paganella, che ospita esemplari di orso
e lupo.
Il Parco Faunistico offre a tutti la possibilità
unica di osservare da vicino l’orso bruno, il più
grande mammifero che vive sulle Alpi e che è tornato a popolare
i boschi trentini grazie ad un apposito progetto
di reintroduzione: Life
Ursus. Recentemente sono stati inseriti nel Parco anche alcuni
esemplari di lupo, uno dei più grandi carnivori autoctoni
delle Alpi. L'area a loro riservata si estende su 3500
metri quadrati di bosco ed è dotata di due ampi osservatori
che consentono di ammirare i lupi in condizioni di semi-naturalità.
Mirco Pomarolli, Vice Presidente del
Parco, ci spiega che da qualche anno è stato avviato l’ampliamento
dell’intero Parco che a breve ospiterà altre specie tipiche
delle Alpi e dall’indubbio fascino: la lince,
la lontra, il gatto
selvatico e la volpe. Alla Casa
del Parco Naturale Adamello Brenta, nel centro del paese, incontriamo
l’amico guardia parco Gilberto Volcan,
grande appassionato di natura. Gilberto ci descrive l’attività
della Casa, un vero e proprio centro visitatori
dedicato in modo particolare all’orso, e ci illustra il carattere,
le abitudini e l’indole del grande plantigrado. La convivenza
con l’orso, spiega Gilberto Volcan, è possibile in
quanto questo grande mammifero possiede in realtà un carattere
non aggressivo. Si tratta, in altre parole, di superare tanti pregiudizi
e di avvicinarsi al mondo naturale con umiltà e pazienza.
Parlando di aree naturalistiche e del rispetto che è necessario quando
si affronta il tema del rapporto fra mondo naturale
e comunità umana non potevano mancare alcuni riferimenti ad
attività economiche che vengono portate avanti in piena sintonia
con l’ambiente. E’ il caso dell’Apicoltura
Castel Belfort di Gualtiero Marcolla
situata proprio a fianco dell’omonimo maniero. Gualtiero ci illustra
le qualità del miele di “melata”, ottenuto dagli aghi
degli abeti rossi e bianchi ed insieme assistiamo alla nascita di una giovane
ape mentre esce dalla celletta. L’ape regina
viene poi marchiata con il sigillo bianco (ad indicare l’anno di nascita
2011). Facciamo infine una degustazione di un
ottimo miele di tiglio.
Castel
Belfort, costruito a presidio della valle dello Sporeggio nel
1311, ci viene descritto da Mirco
Pomarolli il quale ci ricorda che l’antica fortezza, dopo il
restauro, tornerà ad ospitare importanti
manifestazioni culturali, teatrali e musicali. Anche se in parte diroccato,
il castello è ancora imponente. Presenta l'antica
torre merlata, circondata dalle vaste mura perimetrali di forma rettangolare,
meentre piani e soffitti sono purtroppo ormai da tempo crollati. Il castello
risale come detto al 1311, quando Enrico conte
di Tirolo concesse l'autorizzazione ad erigere una torre con edifici
adiacenti a Tissone, figlio di Geremia I ed eredi, con concessione in feudo
perpetuo. Una caratteristica che contraddistingue Castel Belfort, e che
ne ha influenzato la storia, è il fatto che esso sorga vicino a Spormaggiore,
nella giurisdizione del preesistente castello
di Sporo-Rovina, come rocca per il distretto
di Andalo e Molveno. Questo spiega perché nel corso dei secoli
abbia subito tanti cambi di proprietà, dovuti ad accordi e scambi
politici. L'edificio non ha caratteristiche medievali, assomiglia più
ad una fortezza moderna: un’anomalia dovuta alla ricostruzione effettuata
dai Conti Saracini dopo l'incendio che
nel 1670 devastò il castello originale. L’occupazione napoleonica
e i successivi passaggi di proprietà contribuirono al suo declino.
Facciamo tappa al Ristorante
Belfort per il pranzo, proprio di fronte al castello, dove Luciano
e Romina Giovannini ci preparano un menù con dei ghiotti antipasti,
il "tortel di patate" e una carne di cervo tipica di queste vallate
dolomitiche. La guida alpinaClaudio
Kerschbaumer ci descrive le enormi possibilità della zona
per gli appassionati della montagna: escursioni, scalate, trekking, mountain
bike, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
A Spormaggiore facciamo la conoscenza di Giuseppe
Rampanelli, un contadino biologico che lavora oltre 15 ettari
di frutteto, produce ottimi piccoli frutti e uve rosse per dei vini altrettanto
ricercati. Nel centro della valle dello Sporeggio, fra un bosco di latifoglie
ed i meleti che si preparano lentamente alla raccolta, conosciamo Marco
Ostianch’esso contadino biologico con la
passione per la biodiversità.
Marco Osti ci tiene una vera e propria lezione
di ecologia dalla quale comprendiamo come l’agricoltura naturale
non è solo un’attività economica, ma un vero e proprio
valore sociale da comunicare a tutti i cittadini.