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| L'angusto passaggio all'imbocco del
"Burrone Giovanelli" (foto Agh) |
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| Il canyon del Rio Novella sul Lago
di S. Giustina |
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La Valle dei Canyon
La Val di Non è famosa non solo
per le mele
ma anche per i suoi fantastici canyon:
tra i più celebri quello del Rio
Novella che sfocia sul Lago
di S. Giustina. Tutta la zona orientale della Val di Non è
caratterizzata da giganteschi fenomeni di erosione:
i torrenti, di origine glaciale, hanno scavato profondamente la roccia in
un intrico di profonde gole, burroni, abissi, forre, orridi spettacolari.
Uno dei canyon più belli, percorribile
a piedi grazie ad un sentiero attrezzato,
si trova nella parte
meridionale delle Cime di Vigo, ultima propaggine di Cima
Roccapiana m 1873, sopra l'abitato di Mezzocorona: il Burrone
Giovanelli.
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| La Valle di Non orientale con la
catena delle Cime di Vigo e il Burrone Giovanelli (da Google
Earth) |
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| Località Ischia, il punto di partenza (foto Agh) |
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Alzandosi in quota, vista sulla Rocchetta (foto Agh) |
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| Verso l'imbocco del canyon (foto Agh) |
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Le ripide pareti sopra Mezzocorona (foto Agh) |
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| L'accesso al canyon dentro le viscere della montagna
(foto Agh)
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| La posizione del Burrone Giovanelli
da Google
Earth (foto Agh) |
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| La Cascata della Cravatta precipita nella forra
(foto Agh) |
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Via ferrata "Burrone Giovanelli"
Agli inizi del Novecento il medico condotto di Mezzocorona, Tullio
Giovanelli, che era anche un appassionato montanaro, si
avventurò nella selvaggia forra a circa 1,5 km a ovest del
paese: ne rimase talmente colpito che segnalò all’autorità
pubblica la straordinaria bellezza naturale del
percorso, chiedendo nel contempo un finanziamento per dotarlo di
funi metalliche e scale. Nel 1906, con
una grande festa a Monte, fu celebrata l’apertura del percorso “Burrone
delle Carbonare”, che nel 1940 sarà intitolato allo stesso
Giovanelli. Nel 2008 questo percorso, seppure parzialmente modificato rispetto
all’originale, riesce ancora a meravigliare per l'incredibile gola
che si cela, ben nascosta, nelle viscere della montagna: ogni anno è
percorso da migliaia di escursionisti attratti
dalla insolita bellezza del luogo e dalla relativa facilità di accesso
grazie alla via attrezzata. La salita non è difficile ma richiede
l'attrezzatura da ferrata (imbrago, moschettoni
e casco), assenza di vertigini, pié
fermo. La via si arrampica su un ripido e apparentemente
inaccessibile costone roccioso, superato il quale ci si infila nella
penombra del canyon vero e proprio, una stretta gola sul cui fondo scorre
un piccolo torrente. I salti di roccia si superano grazie a scale metalliche,
cordini, staffe. Ad un terzo della salita il canyon si apre in una voragine
dalla quale precipita una bellissima cascata alta 80 metri, "la Cascata
della Cravatta", così chiamata per la sua forma trapezoidale.
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| Dentro al burrone lungo le ripide
scale (foto Agh) |
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| Al centro del canyon (foto Agh)
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| Il colossale macigno incastrato nella
forra (foto Agh)
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Percorso
Da Mezzocorona ci si porta, uscendo dal
paese verso ovest, in località Ischia,
proprio sotto la parete rocciosa, dove si parcheggia nei pressi di un'area
picnic. Si seguono i cartelli con le indicazioni del sentiero, entrando
nella pineta e arrivando ben presto ad un bivio:
entrambe le direzioni indicano "Burrone Giovanelli", il sentiero
in basso (a sx, salendo) permette di attaccare la via ferrata un po' più
in basso, quello in alto evita la parte iniziale più ripida. Noi
scegliamo il tratto intero, attraversiamo il bosco
per circa 1 km fin dentro una valletta con un canale di derivazione
dell'acqua. Superato un ponticello, ci si porta all'imbocco della forra
dove c'è uno slargo con una cascatella alta 5-6 metri che precipita
fragorosamente: Qui si indossano gli imbraghi. L'inizio è "brutale",
con due
lunghe scale quasi verticali che superano una prima parte di
parete alta circa 20 metri. Questa è la
parte forse più impegnativa di tutto il percorso: finite le
scale, il sentiero piega in un traverso orizzontale (attrezzato con cordino)
che si porta sulla parte di costone meno ripido, dove ci si inerpica con
attenzione in un tratto con roccette, non attrezzato,
un po' esposto, con brevi passaggini di 1° grado. Non è difficile,
gli appigli sono moltissimi, ma bisogna stare
molto attenti a non inciampare perché se si vola si fa un
bel salto di sotto. Una scaletta permette di superare una grossa
frattura nella roccia, oltre la quale il sentiero riprende a salire
tra le roccette senza grosse difficoltà. L'inizio un po' claustrofobico
si esaurisce ed il panorama si apre grandioso sulla Piana
Rotaliana. Si sale ancora, sulle roccette ripide, camminando e arrampicando
un po', fino alla lapide commemorativa
dedicata a Tullio Giovanelli. Qui inizia il canyon vero e proprio, con
un angusto passaggio tra le rocce si supera carponi
una piccola cengia quindi con una scaletta si scende qualche metro
nel letto del torrente, di solito abbastanza scarso d'acqua. Sulla riva
opposta una serie di scale supera delle
ripide balze: qui la roccia è liscia e
scivolosissima (unta) e se non fosse per le staffe d'aiuto sarebbe
veramente un problema superare questi passaggi. Si sale ancora, il canyon
si restringe e tra le pareti verticali è incastrato un
grosso macigno di parecchie tonnellate. Lo si supera sul fianco sinistro,
grazie a cordini ed una passerella in ferro,
presso la quale si trova un (brutto) capitello
in ferro.
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| Percorrendo il letto del torrente
dentro il canyon... (foto Agh) |
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| Le ripide scale permettono di superare
le balze rocciose (foto Agh) |
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| La parte terminale del canyon (foto Agh) |
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| Ultime scale prima di uscire nel bosco |
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All'uscita, guardando verso la forra |
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| Albero di tasso tra latifoglie (foto Agh) |
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Gli arilli non sono velenosi (foto Agh) |
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| L'abitato di Mezzolombardo visto
dalla Strada delle Longhe (foto Agh) |
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Si traversa ancora il canyon, camminando nel letto
del torrente (meglio avere delle buone scarpe a tenuta d'acqua),
in una nicchia vediamo una cassetta di pronto
soccorso. A questo punto, il più è fatto: ora si prosegue
senza più arrampicare in fondo al canyon, che sale con pendenza modesta
tra incredibili pareti verticali alte quasi 100
metri, in uno scenario da "Viaggio
al centro della terra". Pesticciando nell'acqua e saltellando di
qua e di là per evitare i numerosi rivoli, si inizia a vedere della
vegetazione fino a sbucare nella grande forra
dove precipita un'altissima cascata: la "Cascata
della Cravatta", il cui vapore acqueo ondeggia alle folate di
vento (occhio alle docce). Il canyon si apre ancora, un'ultima scala permette
di superare lo sbalzo finale di roccia, gocciolante d'acqua, e di arrivare
al bosco. Qui si osservano numerosi esemplari di alberi
di Tasso (Taxus
baccata), un albero piuttosto raro in Trentino. E' detto anche "albero
della morte" per la presenza nelle parti vegetative della pianta della
tassina, un potentissimo
veleno. Solo gli
arilli, quelle specie di bacche rosse, ne sono prive. Queste escrescenze
carnose ricoprono il seme, anch'esso molto
velenoso. Gli uccelli mangiano la polpa, innocua e commestibile, quindi
espellono il seme ancora integro con le feci (se lo digerissero sarebbe
mortale), favorendo la diffusione di un nuovo esemplare. Il tasso è
quindi una pianta zoofila, che si serve
degli animali per riprodursi. Il tasso può raggiungere un'altezza
di 20 metri ed è una pianta molto longeva: può superare anche
i 2.000 anni di età. Nel medioevo il legno era particolarmente apprezzato
per l'elasticità e compattezza, utilizzato specialmente per la costruzione
degli archi. Dall'uscita del canyon, dopo l'ultima scala, in circa 20
minuti si raggiunge il bel Bait
dei Manzi, nei pressi del quale si sta ristrutturando un
bivacco (attualmente non agibile). Di qui si può rientrare per
la ripida Strada delle Longhe, verso ovest,
oppure in direzione est per comoda strada forestale
in costa fino a raggiungere l'abitato di
Monte (puntata Girovagando 29 maggio
2004), dove si può fare un'ottima mangiata di "Tortel di patate"
al Ristorante Ai Spiazzi, quindi scendere a Mezzocorona
in funivia oppure col lungo e panoramico sentiero. Dalla stazione
di partenza della funivia bisogna poi raggiungere
a piedi, in circa 2 km, la località Ischia dove abbiamo lasciato
l'auto.
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| Bait dei Manzi m 858 (foto Agh) |
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PIANA ROTALIANA
Pro loco di Mezzolombardo, Mezzocorona, Faedo, Roveré
della Luna, San Michele all'Adige www.pianarotaliana.it
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TRENTINO
SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
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tel. 0461 / 219500; fax 0461/ 219406
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| Escursioni
di Girovagando sulle Cime di Vigo e Catena della Mendola |
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Monte
Schönegg - Catena della Mendola
Facile escursione in Alta Val di Non sui monti della Catena
della Mendola: da Tret al Lago di S. Maria fino al panoramico
balcone naturale del Monte Schonegg, con splendida vista sulla
Val Venosta - n. 222 - 16 novembre 2006 |
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Roccapiana
m 1873 - Cime di Vigo
Sulla vetta più alta delle Cime di Vigo in Valle di Non,
con grandiosi panorami sulla Val D'Adige e sull'Ananunia
n 189 - 30 marzo 2006 |
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Monte
Macaiòn m 1865 - Catena della Mendola
Superbi panorami sulla Val D'Adige, sui Monti Sarentini, sulle
città di Bolzano e Merano dal Monte Macaion, nella Catena
della Mendola in Valle di Non n 188 -
23 marzo 2006 |
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Corno
di Tres m 1812 - CIme di Vigo
Facile escursione a piedi o in ciaspole sul superpanoramico
Corno di Tres nella Catena delle Cime di Vigo, in Valle di Non
n. 186 - 9 marzo 2006 |
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Santuario
di S. Romedio
Escursione lungo il nuovo spettacolare percorso nella roccia
che conduce al più famoso santuario della Val di Non
e del Trentino 01/04/2005 |
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Monte
Roen m 2116
Salita ad uno dei più spettacolosi "balconi"
naturali a 2000 metri a picco sulla sulla Val d'Adige 24/02/2005 |
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Trekking
delle Coste Belle in Val di Non Fantastico
mini trekking di 18 km sull'Altopiano della Predaia, ideale
in ciaspole, con sci da sci escursionismo, oppure a piedi, neve
permettendo n. 133 - 3 marzo 2005 |
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