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| Cima Canfedin m
2034 Fantastici panorami nel Gruppo della Paganella - 10/11/ /2007 |
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Il Monte Paganella, che svetta imponente all'orizzonte a nord di Trento, era un tempo considerata una delle montagne più belle nel circondario del capoluogo. L'interesse escursionistico per questa montagna è però calato drasticamente negli anni '60-70 con l'avvento degli impianti di sci e la selva di tralicci sulla cima. Ed è un peccato perché la zona che comprende la lunga dorsale occidentale che culmina col Monte Canfedin - Monte Gazza, è rimasta praticamente intatta ed offre dei panorami ineguagliabili sulla Valle dei Laghi, la Val D'Adige e soprattutto sulle Dolomiti di Brenta.
La Cima del Canfedin è la seconda in altezza dopo la cima principale della Paganella m 2125. Fa parte della lunga e vasta dorsale occidentale, detta anche del Gazza, che dalla Paganella digrada dolcemente, per ben 10 km, verso i paesi di Ranzo e Margone, quindi interrotta bruscamente dalla profonda Forra del Limarò. Sono luoghi decisamente poco battuti e poco frequentati (salvo che dai locali, specie da Vezzano) e, come vedremo, a torto. Il versante sud orientale del Canfedin precipita a picco con dirupi sulla piana di Monte Terlago e la conca dei Laghi di Lamar più a nord est, mentre la cima, col suo versante settentrionale, è ampia e pianeggiante con vaste praterie. Salendo da Molveno, il nostro itinerario, non si incontra nessuna difficoltà, il dislivello non è troppo impegnativo, circa 1000 metri, e il panorama che si gode dalla vetta è a dir poco impagabile.
Da Molveno si scende lungo la riva orientale del lago omonimo, e quasi subito si incontra una piazzola-parcheggio, poco più avanti ci sono i cartelli dei sentieri con il n. 612 per il Passo S. Giovanni. Il sentiero sale subito ripido nel bosco, un po' noioso nella prima parte, poi migliora costantemente salendo di quota fino al primo spettacolare squarcio sul Lago di Molveno e la soprastante mole della Cima di Ghez. Si sale ora più moderatamente con un lungo traversone in un bel bosco di faggi. A quota 1750 si incontra una strada forestale (non segnata sulla carta Kompass) che spiana e in pochi minuti conduce alla radura del bellissimo e arioso Passo di S. Giovanni m 1667 , dove c'è un crocevia di sentieri. Finalmente si intravedono le guglie del Brenta che finora erano rimaste nascoste dalla boscaglia. Si prende a questo punto il sentiero 602 piegando decisamente a nord est (non fatevi tentare dal tagliare per la dorsale, dietro è una mugaia tremenda) e traversando una bella pianura dall'aspetto "tundroso" si va a intercettare la strada che proviene dalla Bocca di S. Giovanni e che sale verso Malga di Covelo m 1781.
sale moderatamente si vede in lontananza il Bait del Germano, punto di ristoro. Con alcuni tornanti si guadagna ancora quota fino alla bellissima conca pratosa di Malga Covelo m 1781. Si scollina in breve un piccolo passo, con grandioso panorama sulle guglie del Brenta, dove si piega a est per stradella con segnavia 602. Il panorama sul Brenta è ora fantastico: si sale ormai poco di quota per ampie praterie punteggiate da cortine di mughi e molte "casette" in direzione del Monte Gazza. Qui l'inverno dev'essere semplicemente fantastico su queste pianure d'alta quota. Si arriva dopo qualche km nella bella conca del Passo di S. Giacomo m 1959. Ormai è quasi fatta, si può vedere ormai la spianata della cima Canfedin con la croce che si raggiunge in circa un quarto d'ora. Sulla vetta c'è un "osservatorio" panoramico, eretto dalla Sezione Alpini Trento- Gruppo di Covelo, e dalla Sat di Vezzano, con delle frecce che indicano le cime a 360°. Il panorama da questo balcone naturale è strepitoso: sulla Val d'Adige, il Bus di Vela, i Laghi di Lamar, Trento e il Bondone, tutto il versante orientale delle Dolomiti di Brenta. Per vedere bene la Valle dei Laghi in una magnifica infilata, dove si scorgono (oltre il Lago di Terlago), il Lago di S. Massenza, il Lago di Toblino, il Lago di Cavedine e il Lago di Garda, conviene spostarsi leggermente sul ciglio del versante sud, dove il Canfedin precipita con ripidissime scarpate. Il ritorno Per il rientro si può fare la stessa via dell'andata oppure, per cambiare itinerario di discesa, calarecon percorso libero verso il Monte Gazza e di qui per il fianco sudovest, fino alla bella conca del Bait del Germano. Di qui fino al Passo S. Giovanni dove si prende il bel Sentiero de le Mars n. 643, che scende gradualmente con due lunghissimi ma facili traversoni: prima verso sud-ovest, quindi con inversione di marcia verso nord fino a calare di quota e arrivando a circa mezzo km dal parcheggio. Si allunga un po' il percorso ma ne vale la pena!
Prosegue in televisione il ciclo anteprima inverno con le anticipazioni della stagione turistica invernale nei vari ambiti turistici, con interviste in studio a: Carlo Guardini direttore Apt Trento, Monte Bondone e Valle dei Laghi; Franca Broseghini presidente Apt Piné - Valle di Cembra; Elisabetta Zanella responsabile "Territorio e Sviluppo prodotti" e del progetto "Vita Nova" di Trentino S.p.A; infine Michele Dalla Palma, direttore de "La rivista del Trekking". Per concludere, la "clip" sulla lince con le splendide immagini girate dal documentarista Enrico Costanzo. testi e foto di Alessandro Ghezzer (Agh) © Copyright 2001-2009 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All rights reserved
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