PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO
Escursione in alta quota alla Vedretta del Careser nel Gruppo del Cevedale
28 agosto 2008
 
Ai Laghetti delle Pozze m 2785, sullo sfondo il Cevedale (foto Agh)

Siamo partiti per questa escursione nel Parco Nazionale dello Stelvio con l'idea di fare Cima Marmotta m 3330. Ma appena imboccata la Val di Pejo ci rendiamo conto che la burrascata della notte precedente (15 agosto 2008) ha imbiancato le montagne in quota. E' con vero orrore che scorgiamo il Monte Vioz m 3644 stracarico di neve. La situazione ci appare chiara poco dopo: neve fino a 2500 metri!

 
Salendo da Malga Mare verso Pian Venezia (foto Agh)  
 
Quota 2500, verso il Lago Lungo, sullo sfondo Cima Marmotta (foto Agh)  
 
Cima Presanella m 3558 (foto Agh)  
 
Monte Vioz m 3644 (foto Agh)  
 
Al Lago Lungo, sullo sfondo il Cevedale m 3769 (foto Agh)  
 
Il bivio col sentiero 104 verso forcella quota 3149 (foto Agh)  
 
Il sentiero 104 alle Pozze (foto Agh)  
 
Le Pozze, sullo sfondo il Gruppo del Cevedale (foto A.C.)  
Verso Cima Marmotta
m 3330


Ridimensioniamo subito gli obiettivi, saliamo in quota poi si vedrà. Arriviamo alla Centrale Enel sotto Malga Mare, dove lasciamo l'auto. Proseguiamo a piedi fino al Pian Venezia per sentiero 102, quindi deviamo per il Lago Lungo con segnavia 146. Sulle vette del Vioz e del Cevedale le nuvole viaggiano a velocità impressionate, pensiamo che non andremo tanto lontano. Arrivati al Lago Lungo abbiamo la spaventevole visione di Cima Marmotta che sembra una algida cattedrale di ghiaccio. La salita appare proibitiva, decidiamo comunque di provare a salire per il sentiero che porta alle Pozze. Tagliamo per un costone per raggiungere il soprastante sentiero 123, anche se volendo ci si può ricongiungere proseguendo un poco più in basso a sud est del Lago delle Marmotte. Notiamo che stavolta il meteo l'ha imbroccata, il tempo migliora nettamente e soprattutto il vento cala di intensità. I versanti nord sono letteralmente ricoperti di ghiaccio, quelli sud invece si stanno riscaldando rapidamente, anche se la temperatura pare quella di una giornata tipicamente novembrina. Imbocchiamo il sentiero 104 e iniziamo a salire verso le Pozze, per ripide ma facili balze erbose. Arriviamo così ad un bella conca costellata di laghetti, le Pozze appunto a quota m 2785. Qui il sentiero si biforca, uno va a nord ovest (segnato come traccia sulla carta Tabacco 08) infilandosi nel lungo vallone a sud di Cima Marmotta, l'altro va verso sud est fino ad uno dei laghetti, dal quale si inerpica per ripido ghiaione il sentiero 104. L'idea è di salire almeno fino alla forcella senza nome a quota 3149 che va verso la vedretta del Careser, sul percorso-traversata al Rif. Dorigoni, poi si vedrà se la cresta fino a Cima Marmotta è praticabile. La salita è ripida e la quota inizia a farsi sentire. Splendide le visioni intermittenti, tra le nuvole, del Gruppo del Cevedale e, più a nord, della spettacolare piramide del Gran Zebrù. Faticosamente raggiungiamo la forcella (contrassegnata da un alto palo in legno col numero di sentiero 104), con la grandiosa visione della Vedretta del Careser, paurosamente ridotta a quello che ricordavamo in una precedente escursione di 10 anni fa esatti. La cresta a Cima Marmotta però ci appare impraticabile: roccioni a strapiombo sulla vedretta ci impediscono il passaggio. Decidiamo di scendere verso la vedretta, e provare a salire di là. Risaliamo lentamente gli sfasciumi tra un labirinto di grossi macigni, ghiaccio e neve, fino a circa quota 3200. La cima è abbastanza vicina, così come Cima Venezia, ma l'ora è tarda e non sappiamo com'è l'ultimo tratto di cresta prima del facile costone finale, che potrebbe celare un altro salto di roccia impraticabile. Rinunciamo, sarà per un'altra volta!

Risalendo l'erto sentiero 104 (foto Agh)
Forcella quota 3149, di qui la cresta a Cima Marmotta è impraticabile... (foto Agh)
La Vedretta del Careser vista dalla forcella a quota 3149 (foto A.C.)
Il Gran Zebrù m 3851 spunta dietro alla Forcola... (foto Agh)

 
Sulla vedretta sotto Cima Venezia (foto Agh)  
 
Le micidiali pietraie ai margini della vedretta del Careser (foto Agh)  
 
Il lago nei pressi dell'Osservatorio, sullo sfondo Cima Venezia (foto Agh)  
 
Il Lago e la diga del Careser (foto A.C.)  
 
Lago del Careser con Cima Lagolungo (foto Agh)  
A questo punto le possibilità sono due: o si torna indietro per lo stesso percorso dell'andata oppure, come noi, si affronta una impegnativa discesa, però molto bella, passando per il vecchio osservatorio glaciologico che si distingue bene a sud est di Cima Lagolungo, nei pressi di un laghetto. Il percorso è privo di ghiaccio e neve, ma fino al laghetto dell'osservatorio si tratta di attraversare delle vaste pietraie separate da valloncelli che bisogna superare o aggirare con attenzione per cercare la via meno scomoda. Scendiamo lentamente tra valloni ingombri di massi e macigni in precario equilibrio, stando bene attenti a dove mettiamo i piedi. Non c'è sentiero, né alcuna traccia. Scendiamo sul versante est di Cima Lagolungo, puntando al laghetto (non segnato sulle carte) e a un roccione alla cui sommità c'è l'ex osservatorio glaciologico. Di qui scendiamo con attenzione per un costone, tra pietraie e lastronate di pietra inclinate non percorribili: bisogna scegliere con attenzione la via di discesa per non trovarsi sui salti di roccia. Caliamo con prudenza fino ad infilare un vallone ghiaioso che conflusice nella grandiosa vallata glaciale sotto la vedretta del Careser. Qui costeggiamo un impetuoso torrente , immissarario del grande lago sbarrato dalla diga. Arrivati al bacino artificiale, si cambia versante grazie ad un ponticello. Il sentiero, un po' vago, si sposta sulla riva est, costeggiando il lago fino alla diga. Di qui, con ripida ed eterna discesa a zig zag per sentiero 123, caliamo fino alla Centrale Enel dove abbiamo l'auto. Lungo la via incontriamo parecchi camosci che brucano pigramente nelle varie radure e sui costoni sopra il Lago della Lama. Nella mappa qui sotto il dettaglio dell'escursione, col tracciato della discesa in giallo. I paesaggi sono quelli spettacolari d'alta quota, il dislivello complessivo circa 1200 metri.

 
Armeria alpina (foto Agh)   Genziana verna (foto Agh)
 
Verga d'oro (foto Agh)   Silene acaulis (foto Agh)



testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

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All'inizio della traversata della Vedretta del Careser, verso il Rifugio Dorigoni (foto A.C.)
Il percorso dell'escursione proposta, in giallo il tracciato della discesa (dalla mappa Tabacco 048)
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