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GIRO DELLA CAVALLAZZA m 2324
Sulle tracce della Grande Guerra nella zona di Passo Rolle - 9 settembre 2004
APT Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi
38100 Trento (Italy)
via Manci 2
tel. 0461 / 216000
www.apt.trento.it
 
Arrivo in vetta della Cavallazza m 2324: sullo sfondo le Pale di S. Martino (foto Agh)

Questa volta proponiamo un'escursione storico-naturalistica, ovvero il Giro della Cavallazza, una modesta ma superpanoramica montagna a sud-ovest di Passo Rolle che fu teatro, come tutta la linea di fronte del Lagorai, di cui fa parte, di sanguinosi combattimenti durante la Grande Guerra del 1915-1918. Ancora abbondantissime le tracce in quota con trincee, camminamenti, fortificazioni, gallerie. Grandioso il panorama sulle Pale di S. Martino, sulla Valle di Primiero, sulle cime di Colbricon e sulla Foresta di Paneveggio del Parco Paneveggio - Pale di S. Martino.

 
Il Rolle gli inizi del secolo (www.cimone2000.com)  
 
Verso S. Martino (foto da www.cimone2000.com)  
Il Passo Rolle

Furono gli austriaci tra il 1863 ed il 1874 a costruire la strada che tuttora collega Predazzo con il Primiero passando per il Passo Rolle. Lo scopo era quello di garantire un agevole collegamento verso la pianura veneta e per assecondare il turismo, specie dell'aristocrazia inglese, che già in quegli anni iniziava a prendere piede attratto dalle magnifiche montagne. Un anno dopo la conclusione dei lavori, nel 1875, era già in funzione un servizio di diligenza con corse regolari. Lo sviluppo quasi improvviso del turismo portò grandi rivoluzioni nella zona che, da luogo quasi impossibile da raggiungere (all'epoca un detto recitava grossomodo "Se entri in Primiero trova presto il modo per uscirne"), divenne una ricercata meta di villeggiatura. Già i viaggiatori di quel periodo però avvertivano il timore di aver perso qualcosa di quelle magiche atmosfere alpestri. Scriveva Walter White nel 1874: "In passato i viaggiatori ritenevano il passo qualcosa di pericoloso, ora la loro unica emozione è la contemplazione del paesaggio". Chissà cosa scriverebbe oggi... per fortuna le montagne non hanno perduto quel fascino selvaggio che ammaliava i viaggiatori di un tempo.

cavallazza - colbricon
Mulattiera militare verso Cavallazza: sullo sfondo il Colbricon e a dx il lago della Cavallazza (foto Agh)

M. CAVALLAZZA m 2324    
quota massima   Monte Cavallazza m 2324
lunghezza   km. 8 circa
dislivello   m 450
partenza e arrivo   Passo Rolle m 1980
sentieri   tracce, 14, 348
difficoltà   E- escursionistico
tempo   1 giornata
mappa   Kompass 622

Il grandioso spettacolo delle Pale di S. Martino viste dalla Cavallazza (foto Agh)

 
Salendo alla Cavallazza, sullo sfondo il Rolle la Marmolada (foto Agh)  
 
La veduta verso S. Martino di Castrozza e il Primiero (foto Agh)  
Descrizione

Giro super-panoramico di grande soddisfazione, che tocca tre splendidi laghetti: il Lago della Cavallazza e quelli, incantevoli, di Colbricon. Non esiste un sentiero "ufficiale", sulla carta è tracciato in nero, senza numero. L'itinerario si svolge sulle ultime propaggini orientali del Lagorai, ovvero sulle modeste cime porfiriche prima di incontrare l'immensa barriera corallina di calcare delle Pale di S. Martino. L'itinerario percorre in buona parte il crinale, a sbalzo sulla Valle di Primiero, alzandosi gradualmente con pendenze modeste fino alla massima elevazione della Cima Cavallazza, a m 2324. Pur essendo facile e intuitivo, presenta tuttavia alcuni brevi tratti esposti dalla cima Tognazza fino alla Cavallazza Piccola, comunque attrezzati con cordino metallico, che richiedono una certa fermezza di piede. In alternativa è possibile comunque evitare questi passaggi rimontando il costone in posizione più arretrata verso nord, per tracce di sentiero o su percorso libero. Basta non perdere di vista il crinale.

Dalla Cavallazza Piccola verso Passo Rolle e Pale di S. Martino (foto Agh)
 
Tognazza, Castelaz, Marmolada (foto Agh)   Cimon della Pala (foto Agh)
Fortificazione in caverna sulla Tognazza: sullo sfondo la strada che sale al Passo Rolle (foto Agh)
 
Tratto attrezzato (foto Agh)   Lago della Cavallazza (foto Agh)
 
Il verticale fianco sud della Tognazza (foto Agh)   Malga Fosse lungo la strada che sale al Rolle
Il sentiero attrezzato con veduta verso S. Martino di Castrozza e il Primiero (foto Agh)

 
Mulattiera militare sul crinale della Cavallazza Piccola (foto Agh)  
 
Salendo alla piccola Cavallazza, sullo sfondo il Colbricon (foto Agh)  
 
La cima fortificata della Cavallazza Piccola (foto Agh)  
 
Cavallazza Piccola con il Cimon della Pala (foto Agh)  
 
Lago Cavallazza, sullo sfondo a destra il Mulaz (foto Agh)  
 
La trincea di Cima Cavallazza, verso il Cimon della Pala 3184 (foto Agh)  
 
Trincea sulla Cavallazza verso il Colbricon m 2602 (foto Agh)  
Il percorso

Da Trento si raggiunge Ora via A22 - Autobrennero, quindi la val di Fiemme fino a Predazzo dove c'è il bivio per Passo Rolle (circa 1 ora e 30 da Trento). Dal parcheggio di Passo Rolle, dove si lascia l'auto, si punta direttamente alla cresta della Tognazza percorrendo per pochi metri la pista di sci: volendo si può salire lungo la pista ma ci si perde subito dei bei panorami. Ci sono vaghe tracce ma il percorso è facile e intuitivo, basta tenersi leggermente a ridosso del crinale (attenzione al precipizio) e salire dei facili gradoni rocciosi. Si cammina con lo spettacolo grandioso delle Pale di S. Martino a est e, man mano che ci si alza di quota, il vasto scenario a nord di Passo Rolle, con il Castelaz, Cima Bocche e Cima Iuribrutto: in lontananza si scorge inconfondibile la famosa parete sud della Marmolada, e la Tofana di Rozes. Spettacolosa la vista sulla Valle di Primiero e S. Martino di Castrozza. Lungo il crinale si notano a terra diversi anelli d'acciaio che servono come sicura per coloro che scalano la verticale e liscia parete sottostante (palestra di roccia). Si raggiunge in breve l'arrivo della seggiovia Tognazza e il paesaggio perde purtroppo un po' di poesia, subito ripresa per fortuna proseguendo senza indugio verso la Piccola Cavallazza. Alcuni tratti del sentiero, per il resto piuttosto comodo, corrono in costa a precipizio sulla valle: lo spettacolo è splendido ma conviene avere passo sicuro e non soffrire troppo di vertigini. In ogni caso i tratti più esposti, piuttosto brevi, sono attrezzati con una fune metallica. Volendo si possono evitare rimontando il facile costone in posizione più arretrata. Il sentiero percorre il vecchio camminamento sul crinale costruito durante la prima Guerra Mondiale: un portale in pietra è ancora perfettamente conservato, così come molte massicciate fatte con pietre a secco. E' sorprendente constatare come, a distanza di quasi un secolo, molti di questi manufatti siano ancora in eccellenti condizioni. Si arriva in breve sulla cima della Piccola Cavallazza m 2310, che presenta un torrione roccioso completamente scavato all'interno da caverne, con le aperture sui vari versanti. Il sentiero prosegue a ridosso del crinale quindi scende di circa 100 m di dislivello alla forcella sottostante a m 2226: qui si può fare una breve digressione (meno di mezzo km) al bel lago della Cavallazza. scendendo ancora di quota per circa 80 metri. Visitato lo splendido laghetto, con isolotto, si ritorna alla forcelletta e si rimonta facilmente il fianco est della Cavallazza fino alla cima. Anche qui, sulla cima, sono ancora visibili delle grosse trincee, disseminate praticamente ovunque nella zona. Non è raro, vagando nelle zone meno battute, trovare ancor oggi schegge di bombe, cartucciere, fibbie e altri oggetti. Chi scrive ricorda ancora il brivido, molti anni fa da ragazzino, di un macabro rinvenimento in mezzo alle selvagge pietraie sotto al Colbricon: dopo aver trovato 3 bombe a mano (quelle austriache col manico di legno), due proiettili di artiglieria inesplosi, cilindri di esplosivo ancora infilati nei fori di un roccione, una suola in legno con i chiodi, ecco uno scarpone con dentro... un piede! :( Un ritrovamento agghiacciante e pietosissimo: dalla scarpa spuntavano tibia e perone, tranciati poco sopra la caviglia. Va ricordato comunque che è pericolosissimo maneggiare ordigni inesplosi.

Piccola Cavallazza sotto al Cimon della Pala (foto Agh)
Panorama sul Passo Rolle da Cima Cavallazza (foto Agh)

 
Soldati italiani in trincea  
Il logoramento della trincea

Il sistema tipico d'attacco di ogni esercito, in ogni fronte, nella prima guerra mondiale, consisteva in un pesante bombardamento delle prime linee che veniva poi spostato in avanti sulle retrovie per lasciare avanzare gli uomini ad ondate successive. La guerra aveva ormai assunto le caratteristiche del combattimento in alta quota: da una parte e dall'altra si iniziavano i preparativi per quella che sarebbe stata, tutti l'avevano capito, una lunga permanenza.

Si iniziava lo scavo di caverne, per riparare le truppe dai furiosi bombardamenti che, sbriciolando la dura roccia porfirica, diventavano micidiali, si cercava di dotare le trincee di un minimo di confort (se così si può definire) usando travature, assi e carta catramata per proteggersi dall'umidità, venivano stese delle linee teleferiche per trasportare i viveri, le munizioni e l'acqua, che invero lassù scarseggiava. Le cime diventavano delle piccole ma laboriosissime città, dove gli uomini avrebbero lavorato infaticabilmente per circa due anni nel tentativo di sopraffarsi l'un con l'altro.

Non mancarono certo episodi di lealtà e cameratismo tra gli stessi nemici, tipo lo scambio di pagnotte o di tabacco tra una trincea e l'altra. In certi tratti di fronte le linee distavano tra loro solo pochi metri, compresi nella cosiddetta "terra di nessuno", facilitando perciò i contatti tra i soldati all'insaputa dei superiori. Ugualmente però è da considerare come le guerre moderne, combattute all'insegna dell'odio ideologico e della spietatezza, non conoscano più questo tipo di cavalleria. Non potevano essere nemmeno concepiti i campi di sterminio o il bombardamento delle città. Il civile era sacro come pure il prigioniero e il valoroso nemico ferito. Che senso aveva uccidere di stenti persone uguali a te, indifese nel caso di civili, spesso giovani sotto i 18 anni (la generazione classe '99), nemiche solo per aver indosso una divisa diversa?

Ogni popolo si sentiva in diritto di abitare nella propria terra con il sovrano che meritava. La maggior parte dei Trentini, nel bene o nel male, riteneva una benedizione il governo austriaco; l'esercito italiano invece era convinto, essendo stato condizionato dall'atmosfera risorgimentale creatasi ed esaltata dal mondo intellettuale, che lo stesso popolo al di là delle Alpi chiedesse di essere liberato: "l'austriaco ha rubato le tue terre, i tuoi prati, i tuoi boschi: riprenditeli!" tuonavano i manifesti delle città italiane per convincere un popolo ad arruolarsi per una guerra evitabile che avrebbe risparmiato tante vite umane, austriache o italiane. Nessuna pietà veniva provata invece per il traditore o il disertore che veniva visto negativamente anche dai propri amici e parenti.

Ritornando alle vicende belliche, l'esercito italiano cercava da tempo l'offensiva decisiva e di finire al più presto le ostilità: la mobilitazione sotto le montagne che resteranno celebri, come il Pasubio, il Cauriol, l'Adamello, il Bondone, il Baldo..., si fece sempre più massiccia; le truppe regolari austriache e gli Standerschützen tirolesi osservavano tutti questi preparativi e attendevano l'ora dell'assalto consapevoli di trovarsi in inferiorità numerica e materiale, ma decisi ad aggrapparsi alla roccia per non cedere un centimetro di terreno. Fino alla disfatta italiana di Caporetto le truppe si fronteggiarono sacrificandosi in inutili assalti progettati, con tanto sprezzo della vita umana, dai rispettivi comandi. Gran parte delle migliaia di morti italiani sul monte Carso sono stati immolati per la cocciuta insistenza di ripetere, una dopo l'altra, ben dodici battaglie che, alla luce dei fatti, hanno portato ben pochi mutamenti nel panorama generale della guerra.

Un fatto nuovo e inaspettato segnò il ricominciare delle azioni belliche, sul fronte dolomitico, nella primavera del 1917: il 17 aprile, alle ore 23:30, il sottotenente ing. Cattani premette una piccola tastiera elettrica nelle posizioni italiane a ridosso del Col di Lana, la montagna che sovrasta con la sua mole la Val Cordevole. Alla tastiera erano collegati 5000 Kg di nitroglicerina, 200 tubi di nicrotone e 200 inneschi, posti in una camera di scoppio scavata a forza di braccia sotto le postazioni austriache della vetta. L'esplosione che seguì fu terribile: scagliò in aria 10.000 tonnellate di pietra frantumata, oltre ai resti di quelli che vi si trovavano sopra, tanto che, da parte italiana, il monte sarebbe stato da allora ribattezzato "Col di Sangue".

Operazioni simili vennero ripetute in varie parti del fronte. Come è naturale, vista la stasi del teatro di guerra, l'innovazione venne sperimentata anche nel settore Cismon-Vanoi, qualche giorno prima dello scoppio del Col di Lana. A queste esplosioni non seguiva però l'attacco italiano e i Kaiserschützen potevano occupare immediatamente il cratere della mina. Al fronte frattanto venne attribuita più importanza da ambo le parti, a giudicare dalle visite fatte alle truppe da Vittorio Emanuele III che, dopo aver ispezionato il fronte dalle cime, scese nei paesi del fondo valle; dalla parte opposta ci fu la visita del giovane Imperatore Arciduca Carlo I, succeduto a Francesco Giuseppe, morto come già ricordato nel novembre 1916. Egli salì, il 17 settembre 1917, sulle due cime di Busa Alta, per ispezionare le postazioni difensive e rifondere entusiasmo ai suoi Kaiserschützen (nome da lui stesso apposto ai Landesschützen, dopo le epiche gesta profuse da questi nella difesa del fronte tirolese) nell'imminenza dell'offensiva sull'Isonzo.

La prestigiosa consorte Imperatrice Zita di Borbone Parma, nata a Viareggio ma austriaca per motivi dinastici, fece il possibile perché i soldati trentini fossero riuniti non come era stato in precedenza, ed agli inizi del conflitto mondiale quando erano stati aggregati agli Slavi, agli Ungheresi ed ai Boemi. Questo diede più compattezza al fronte austriaco e più coraggio nel difendere principalmente le proprie terre. Pur essendo imperatrice solo da un anno aveva imparato il senso del dovere che un Asburgo doveva avere nei confronti dell'Impero; vedendo il suo popolo decimato dalla guerra, fu la promotrice del tentativo di pace separata per mezzo del fratello Sisto. Tuttora le svariate popolazioni dell'ex impero ricordano con ammirazione e gratitudine la sua figura tanto che al suo recente funerale ha partecipato col cuore non solo l'Austria ma anche molti rappresentanti trentini, boemi, ungheresi, svevi, croati, anche di quelle regioni che col sangue lottavano per distaccarsi dall'Impero.

Questo testo fa parte della tesi di maturità di Marco Depaoli
ed è tratto dal sito malamanet

Sentinella sulle Dolomiti
dal diario di Dolf Kickel, Graz, Austria, 1916
per gentile concessione di Luigi Taufer da malamanet
la linea di fronte sul lagorai

La formidabile barriera del Lagorai orientale, versante sud (foto Agh)
 
La Grande Guerra

Dal Passo Rolle la vista spazia verso cime vicine e lontane, menzionate più volte nei bollettini di guerra. L'imponente mole del Cimon della Pala e le altre vette delle Pale di S. Martino superano con le loro altezze tutte le altre cime, ma non rivestono alcun interesse storico perché non furono oggetto di fatti di guerra. Invece, nelle immediate vicinanze del passo, il Castellaz, Cima Tognazza, Cima Cavallazza, l'imponente piramide del Colbricon e, più lontane, Cima Bocche, Cima Juribrutto, attraggono l'interesse dell'appassionato della Grande Guerra. Nei primi anni di guerra tra Impero Austroungarico e Regno d’Italia il fronte della Catena del Lagorai, chiamato dagli austriaci “Fassaner Alpen” o “Alpi di Fassa” a causa di un errore cartografico, ebbe scarsa importanza strategica e gli scontri furono rari e limitati. Ma nel 1916 i piani tattici e il concentramento di truppe italiane trasformarono questo fronte in zona di aspri combattimenti fra truppe alpine specializzate delle due parti. Il fronte tagliava in due tutte le Dolomiti con una linea che da Cima d'Asta, senza interruzione, passava per il Cauriol, il Passo Rolle, il Passo San Pellegrino, continuava attraverso la Marmolada, il Col di Lana, e ancora proseguiva per il Passo Falzarego, il Lagazuoi, le Tofane, il Cristallo e le Tre Cime di Lavaredo fino ad arrivare al Passo di Monte Croce Carnico. La particolare conformazione fisica del Lagorai orientale, irta di guglie inaccessibili e strapiombante a sud, con pochi arditi e obbligati passaggi attraverso strette forcelle, resero questa catena montagnosa un ideale baluardo contro l'avanzata del nemico italiano da sud. Le perdite furono gravi per tutti a seguito degli estenuanti attacchi, spesso all'arma bianca, per il possesso o la riconquista di forcelle e cime, che venivano perdute e riconquistate di continuo con massacri spaventosi della truppa. Ma il nemico forse più temibile per entrambi gli schieramenti era la cosiddetta "morte bianca": ovvero le slavine, il gelo e le bufere che nell'inverno del 1916-1917 flagellarono con violenza le cime, provocando talvolta più vittime dei combattimenti stessi. Il cimitero di Ceremana accolse fino all’autunno del 1917 oltre 500 caduti di varie nazionalità dell’Impero ed alcuni italiani. Malgrado le difficoltà climatiche dovute all'alta quota fu decorosamente mantenuto per oltre vent’anni fino al suo totale smantellamento nel 1941. Alcuni anni prima erano state recuperate anche le circa 150 salme deposte nel piccolo cimitero delle Buse dell’Oro, sul versante settentrionale del Piccolo Colbricon. Il Passo Rolle, già caposaldo di linea austriaco, fu occupato cruentemente dalle truppe italiane della colonna Ferrari (IV Armata) già alla fine del 1915. A nord dello stesso, la cima piatta e trapezoidale del Castellaz fu trasformata dai soldati italiani in caposaldo che fronteggiava le linee nemiche di Paneveggio, del Forte Dossaccio, del massiccio di Cima Bocche. Trincee coperte, resti di baraccamenti e rifugi sono ancora oggi molto evidenti sull'altopiano roccioso che costituisce la cima del Castellaz. A sud del passo Rolle, Cima Tognazza e soprattutto Cima Cavallazza formavano una formidabile barriera per le truppe italiane risalenti da S. Martino di Castrozza: furono prese solo dopo una lotta cruenta. Dopo l'occupazione della zona e lo spostamento della prima linea verso Colbricon e il fondo valle di Travignolo, nei pressi di Paneveggio, tutta l'area fu fortificata e trasformata in acquartieramento per le nostre truppe. Dopo i fatti di Caporetto, la zona fu abbandonata e le valide truppe che per oltre due anni vi avevano combattuto, costituirono sul vicino Monte Grappa la prima barriera contro cui batté il nemico avanzante dalla valle del Piave.

Pale di S. Martino: Sass Maor e C. della Madonna scendendo dalla Cavallazza verso Colbricon (foto Agh)

 
Laghi di Colbricon, scendendo dalla Cavallazza (foto Agh)  
 
Rifugio Colbricon (foto Agh)  
 
Lago inferiore di Colbricon (foto Agh)  
Il rientro dai Laghi di Colbricon

Dalla Cima Cavallazza inizia il rientro seguendo il sentiero che scende sul fianco ovest che si fa sempre ripido. Quando si arriva su dei ghiaioni formati da evidente erosione, quasi d'improvviso appaiono dietro il costone a sud est le imponenti e spettacolari sagome del Sass Maor e Cima della Madonna. Si avvistano in breve i meravigliosi laghetti di Colbricon, con il piccolo rifugio omonimo sulla riva est. In questa zona sono stati scoperti importanti ritrovamenti archeologici del periodo mesolitico (8.000 - 5.000 a.C.); il vicino passo Colbricon a quota 1922 metri infatti era ed è un passaggio obbligato per la selvaggina, e quindi un ottimo punto di appostamento. L'insediamento preistorico, uno dei più alti d'Europa a quasi 2000 metri, fu scoperto negli anni 70, con tracce di accampamenti e bivacchi di cacciatori: nel corso delle campagne di scavi sono stati portati alla luce selci, punte di lance, frecce. E' un luogo di magica bellezza, sul quale purtroppo grava la minaccia di un terrificante progetto di collegamento sciistico con Passo Rolle attraverso la vicina Val Bonetta, che rovinerebbe per sempre uno degli angoli più paradisiaci del Lagorai e del Trentino: speriamo ardentemente che una tale follia non si realizzi. Dai laghi di Colbricon, in prossimità del rifugio, prendiamo finalmente il sentiero 348 che, in meno di tre chilometri, con una passeggiata quasi pianeggiante in mezzo a un bellissimo bosco di grandi cirmoli, ritorna fino al Passo Rolle.

testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)

© Copyright 2001-2009 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All rights reserved


Lago superiore di Colbricon con il rifugio omonimo (foto Agh)
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Via Passo Rolle, 165
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Escursioni di Girovagando nella zona: Pale di S. Martino

  Pale di S. Martino
Attraverso i grandiosi deserti "lunari" dell'Altopiano delle Pale di S. Martino: mini trekking di 12 chilometri a 2500 metri di quota
27/AGO/2004

Puntate precedenti nel Primiero

  Valle di Primiero
6 dicembre 2003
    Valle di Primiero
16 giugno 2003
             
  Valle di Primiero
26 gennaio 2002
       

Foto panoramica

La grandiosa barriera corallina delle Pale: incappucciato dalle nuvole il Cimon della Pala (foto Agh)

Pale di S. Martino versante Ovest:
Foto fissa con legenda delle cime (750 k)
Foto panoramica in movimento (file exe autoeseguibile 1,1 mb) foto con legenda cime Pale di S. Martino versante ovest

Diario di guerra

  Sentinella sulle Dolomiti
dal diario di Dolf Kickel, Graz, Austria, 1916
per gentile concessione di Luigi Taufer
da malamanet

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Escursioni
Escursioni scelte di Girovagando in Trentino

Natura
Parco di Paneveggio Pale di S. Martino
Agenda 21 per lo sviluppo sostenibile a Primiero

Portali locali
www.primiero.net
www.primiero.it
www.alterpan.org portale locale ambientalista
Vanoi Valle del Vanoi
www.primieroiniziative.it
www.girovagandoaprimiero.it

Varie
Rifugio Refavaie

Grande Guerra
Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto | puntata di Girovagando 3/01/2004
Museo Storico di Trento
www.grandeguerra.com
www.guerrabianca.org
www.lagrandeguerra.too.it
Cime e trincee
Museo della Grande Guerra del Vanoi
Il Museo della Grande Guerra di Caoria (Tn)
La Grande Guerra sul fronte del Lagorai

Grande Guerra in Lagorai la battaglia sul colle di S. Osvaldo
Il cimitero militare di Caoria
Gruppo Alpini di Caoria

Museo Storico degli Alpini del Doss Trento (documentario)
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