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| FERRATA DI FAVOGNA Via ferrata all'incantevole Altopiano di Favogna - 8 novembre 2008 |
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Proponiamo questa volta una via ferrata, ideale da fare in questo periodo vista la relativa bassa quota e il clima fresco. Si tratta della Ferrata di Favogna in Val D'Adige, al confine tra le due province di Trento e Bolzano, tra Roveré della Luna e Magré. Il Gruppo montuoso è quello delle Cime di Vigo - Catena della Mendola.
La via ferrata si sviluppa tra camini, canaloni e cenge naturali, partendo dal fondovalle della Val d'Adige, arrampicando lungo la strapiombante parete che culmina con l'incantevole e bucolico Altopiano di Favogna. La salita non è tecnicamente difficile, ma da non sottovalutare per i molti tratti esposti e l'impegno fisico dovuto al notevole dislivello di circa 900 metri. E' necessaria ovviamente l'attrezzatura da ferrata (imbrago, moschettoni, dissipatore, casco) buon allenamento, pié fermo e assoluta assenza di vertigini. E' una "tirata" tutta verticale senza un momento di vero respiro, con molti tratti attrezzati con cordino, scale verticali, staffe, intervallati da sentiero in ripida boscaglia. La sconsigliamo come "prima ferrata" per i principianti.
Tra Roveré della Luna e Magré, lungo la Strada del Vino a quota m 226 si trova l'inizio del sentiero che porta alla ferrata, segnato da cartelli (pochi posti auto). Dopo una breve salita (10 minuti) in boscaglia si arriva all'attacco della ferrata, uno stretto camino verticale di circa 10 metri che è probabilmente il tratto "arrampicatorio" più impegnativo. Ci sono comunque molti appigli, il cordino di sicurezza e alcune staffe. Superata questa prima difficoltà si sale lungo un canalino non ripido quindi si sbuca nel bosco ceduo con le prime vedute sulla Val d'Adige. Il sentiero rimonta delle rocce con qualche tratto esposto, che si scavalcano facilmente fino ad arrivare ad un altro passaggio attrezzato, una parete verticale di circa 10 metri con staffe ma senza cordino. L'assenza di cordino di sicurezza e l'andamento un po' sbilenco delle staffe richiedono attenzione. Si prosegue quindi ancora su roccette per poco, quindi il sentiero conduce sotto ad una parete verticale che si costeggia brevemente, per arrivare in un canalone dove una lunga scala verticale, con cordino, supera uno sbalzo di roccia. Si continua in un valloncello non troppo ripido, arrampicando su facili roccette. L'uscita però impone il superamento di un passaggio verticale dopo il quale si sbuca su una specie di terrazzino, dove si può finalmente tirare un po' il fiato e ammirare il bellissimo panorama sulle vaste estensioni di vigneti della Val D'Adige.
Alla fine della via ferrata si arriva ad un bel bosco, il Bosco di Putzwald, che si attraversa fino all'incantevole paesino di Favogna con la chiesetta e il laghetto (biotopo), dove ci si può eventualmente rifocillare presso alcuni bar-ristorantini. Le vie di rientro sono due: o per Roveré della Luna o per Magré. Nel primo caso arrivati a Favogna si prende il sentiero 502 (direzione Malga Kraun) e si cala per la Val dei Molini fino a Roveré, quindi a piedi lungo lo stradone provinciale si raggiunge il punto di partenza. Nel secondo caso si va in direzione opposta col sentiero n 3, inizialmente molto bello poi un po' noioso per stradella con tratti molto ripidi calando fino al bel paesello di Magré; di qui si rientra per stradone provinciale fino all'auto. In entrambi i casi, disponendo di due auto, si può evitare il tratto a piedi sulla strada. tempo salita: circa 3 ore (con calma) dislivello: 900 mt circa tempo discesa fino a Magré: circa 2 ore note: sconsigliabile in estate per il caldo africano. Non una goccia d'acqua lungo la via
In questa 2a puntata di "anteprima inverno" una panoramica sulle prossime novità della stagione invernale nei vari ambiti turistici, con interviste ai responsabili del turismo e di altri importanti settori economici e culturali: Maurizio Rossini, direttore marketing di Trentino Spa, Bruno Felicetti dell'Apt Val di Fiemme, Clara Martelli dell'Apt Paganella - Lago di Molveno, Stefano Andreis del Caffè Bontadi, Emanuela Rossini del Centro Culturale S. Chiara di Trento.
Il ristorante Rebuffo, al Parco delle Coste di Cognola (Trento), è un nuovo ristorante gestito da Walter Rensi (per 12 anni titolare del Cafè Nol di Vattaro) e Gabriella Tambos, entrambi con una solida esperienza di ristoratori alle spalle. Walter ha, da sempre, la passione per tutto ciò che è particolare, sia in campo gastronomico che enologico, ed è convinto che la buona tavola è quella accompagnata da cultura e tradizione. La cucina del ristorante è curata dallo chef Adriano Avino, giovane cuoco ma con già 10 anni di esperienza, semplicemente entuasiasta del suo lavoro. La sua idea è che le materie prime debbano essere elaborate il meno possibile, proprio per mantenere intatte tutte le loro caratteristiche. Il menù spazia dai piatti tipici trentini a quelli della cucina regionale italiana. Poche pietanze, come ad un umile desco, elaborate però con fantasia e creatività, senza scendere a compromessi per quanto riguarda la genuinità e tipicità delle materie prime. "Non sempre è necessario usare materie prime pregiate" dice lo chef Avino "a volte anche i prodotti cosiddetti poveri ma genuini possono diventare un gran piatto". Il ristorante Rebuffo è la realizzazione di un sogno per Walter quando, nel 2000, si presentò l'occasione di comprare una vecchia cava in disuso: grazie all'aiuto del giovane architetto Cristiano Zattara, dopo oltre 3 anni di lavori il locale era pronto. L'accoglienza è premurosa, cordiale, come amici che ti invitano a cena per farti assaggiare la loro ultima scoperta: il formaggio del Massimiliano, pastore sardo, la carne di chianina del Giacomo di Pieve a Nievole, i salumi dell’Adriano di Malé e così via. "La nostra più grande paura? Diventare un giorno banali" dicono Walter e Gabriella. Noi abbiamo degustato: rotolino tiepido di pollo ruspante e patè d’oca con pan brioches; schiuma leggera di salmone su misticanze; risottino ai finferli con medaglia d’agnello in crosta di nocciole e vela di Trentingrana; caserecci con filetti di Grondin rouge e scalogno; coniglio lardellato con polentina di Storo e crema di piselli; siluro bianco "court bouillon" con insalatina di finocchio allo zenzero e brunoise di verdure. Per il dessert, bis di bavaresi alla frutta con pralina di cioccolato. Ambiente di classe, servizio curato, tutto ottimo, da provare.
testi e foto di Alessandro Ghezzer (Agh) © Copyright 2001-2010 - E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All rights reserved
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