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| La piana di Campiò in Lagorai,
in primo piano la truna dove abbiamo passato la notte! (© foto Agh) |
Avete mai provato a bivaccare dentro un buco scavato
nella neve? Noi si! Quel che segue è il resoconto di questa
agghiacciante (letteralmente) esperienza che abbiamo provato qualche anno
fa. Chi vuole provare a cimentarsi troverà qui qualche utile indicazione.
E' una esperienza da provare almeno una volta
nella vita (anche perché difficilmente ci sarà una
seconda volta :).
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| La piana di Campiò a 1900
m di quota: freccia indica la posizione dela truna |
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| Cala la sera sulla truna... (© foto Agh) |
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Cos'è una truna
La truna è un bivacco di emergenza
ottenuto scavando una buca nella neve.
E' adatta ad ospitare una o più persone coricate. Per due persone
ha dimensioni di circa 2 metri di lunghezza per 1 metro e mezzo di larghezza,
l'altezza interna è di circa 60-80 cm. A differenza dell'igloo,
che richiede una perizia costruttiva nient'affatto banale e con cui non
ha nulla a che vedere, la truna è abbastanza
semplice da costruire. Si tratta in sostanza di una trincea coperta
con un telo impermeabile, sostenuto da un intreccio di rami, sci e bastoni
e ricoperto di neve. La truna così costruita offre (dicono) efficace
riparo dal vento e dal freddo, permettendo la sopravvivenza all'aperto,
con opportuno equipaggiamento, anche in condizioni ambientali critiche e
con temperature sottozero. La truna può
essere scavata anche in un consistente accumulo di neve, in questo caso
prende il nome di tana di volpe. Riportiamo
dunque la cronaca del nostro tragico esperimento
realizzato in Val Calamento, in Lagorai,
a circa 2000 metri di quota nel gennaio 2007.
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| Canada? Ennò, Lagorai! (© foto Agh) |
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| Malga Cagnon di Sotto (© foto Agh) |
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| In marcia verso Campiò (© foto Agh) |
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| La piana di Campiò, luogo
prescelto per "la prova di sorpavvivenza" (© foto Agh) |
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| Si scarica l'equipaggiamento "artico"
(© foto Agh) |
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| L'indispensabile pala, masserizie varie e gli
sci da escursionismo (© foto Agh) |
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| Agh caricato come un facchino... (foto Ansiak) |
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| Paesaggio fatato a Malga Bolenga (© foto Agh) |
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Intronati in truna
27-28 gennaio 2007
Il posto prescelto è la meravigliosa piana
di Campiò a circa 1900 metri di quota, sotto l’imponente
piramide del Monte Croce m 2490, nel Lagorai centrale, i cui crinali già
“fumano” furiosamente facendo presagire la tragica nottata.
Abbiamo scelto questo posto in quanto abbastanza
strategico: isolato ma non troppo, raggiungibile in un paio di ore
di marcia, con la vicinanza del riparo di Malga
Cagnon se qualcosa dovesse andare storto. Le nuvole viaggiano come
treni, in alta quota, arrivando da nord e scomparendo rapidamente dietro
le creste. L’auto è zeppa di attrezzatura
come per una spedizione nell'artico, mancano solo le slitte coi cani. Dopo
una laboriosa preparazione degli zaini, partiamo
da Malga Valtrighetta e risaliamo la Val Calamento in sciotti (sci
da escursionismo n.d.r.), la traccia è già battuta da
scialpinisti e ciaspolari: la temperatura è rigida ma non troppo
ma soprattutto a bassa quota non c’è vento. Il paesaggio è
strepitoso con gli abeti imbiancati da mezzo metro di neve fresca. Dopo
il tratto boscoso restiamo ammirati arrivando nella splendida radura di
Malga Bolenga. Mini-sosta e via a salire
fino a Malga Cagnon di sotto, semisepolta
di neve. Ultimo strappo nel traverso verso nord e quindi, dopo aver attraversato
il boschetto di larici, sbuchiamo nella piana
di Campiò, il luogo prescelto per fare questa benedetta truna.
Precisiamo che siamo entrambi novizi assoluti
(io e lei, cinquant'anni a cranio) e le nostre conoscenze riguardo alla
costruzione sono esclusivamente teoriche, cioè leggiucchiate su internet.
Tuttavia non ci manca tosto l'ardimento, unito ad una nsana incoscienza.
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| La Piana di Campiò, luogo del bivacco:
al centro Malga Cagnon eventuale via di fuga in caso di guai (Agh) |
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| La zona del bivacco in truna ( indicato dalla
freccia) vista dalla vetta del Monte Croce m 2490 (© foto Agh) |
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| Le creste del Monte Croce "fumano"
per il vento bestiale, mentre calano inesorabili le tenebre (© foto Agh) |
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| Inizio degli scavi... (© foto Agh) |
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Facciamo una rapida ispezione per trovare il posto
migliore, costeggiamo la piana di Campiò sul margine sud-est,
la neve è alta circa 60-80 cm. Cerchiamo
di capire qual è la posizione più riparata dal vento. Poiché
il vento prevalente viene da nord, decidiamo che l’apertura sarà
a sud, perciò nella notte il vento girerà malignamente ed
esattamente da sud, vale a dire nella direzione peggiore. Ma questo è
un destino ineluttabile al quale è perfettamente inutile ribellarsi.
Alle ore 16.30 precise imbracciamo la pala
e cominciamo a scavare di buona lena (cioè IO scavo). Primo
errore clamoroso: non sondiamo bene il terreno per cui, dopo aver
rimosso un paio di metri cubi di neve, troviamo con disappunto uno scalino
di 30 cm. Poco male, scaveremo nella direzione contraria. Ma, neanche farlo
apposta, ecco un'altra bella gobba nel terreno dura come il marmo. A questo
punto la truna ha la forma di una “banana”, cioè con
le estremità in alto e il centro in basso, tipo amaca. Il
freddo si fa già pungente e le tenebre calano inesorabili,
siamo anche un po’ stanchini e non abbiamo nessunissima voglia di
scavare un'altra truna ex-novo. Cerchiamo di livellare alla meglio il pavimento
e rifiniamo le pareti: la neve però è troppo polverosa e si
sfarina, coi muri che tendono a crollare.
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| Primi problemi: il pavimento è
zeppo di gobbe... (© foto Agh) |
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| .... e le pareti della truna si sfarinano...
(© foto Agh)
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| Con gli sci e i bastoni facciamo il traliccio per sostenere
il telo di copertura |
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| Il campo profughi è quasi
pronto: si notino le terrificanti "pance" sul soffitto
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| La truna è finita! Notare
la boccia di Teroldego in "fresco" (© foto Agh) |
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Misuriamo la larghezza della truna coi
2 materassini appaiati: è ancora un po’ stretta, allarghiamo
di 10 cm. Massì esgeriamo: facciamo 30. Ed
è il secondo tragico errore: quando apriamo il telo, che pareva
enorme, scopriamo con orrore che arriva a malapena ai bordi della truna.
Di scavarne un’altra con le dimensioni giuste, come s’è
detto, non se ne parla proprio. Usiamo il telo in larghezza così
guadagnamo qualcosa, in compenso diventa corto sul lato lungo della truna
(pasticcioni!). Cerchiamo di bloccare il telo alla bell'e meglio con la
neve, ma essendo farinosissima e polverosissima ce ne vogliono quintali.
Per fortuna abbiamo un secondo piccolo telo, un poncho apribile che usiamo
come "prolunga". Facciamo un traliccio coi bastoni e gli sci,
mettiamo i teli e scopriamo con raccapriccio che
il tetto sotto al peso della neve rischia il crollo.
Cerchiamo di bloccare meglio il telo sui
lati spalando montagne di neve. Sulla copertura superiore solo uno
strato leggero, perché al di sotto si formano delle “pance”
preoccupanti. La truna è troppo grande, i teli corti, chiuderla non
si può perché la neve è troppo farinosa e non sta in
piedi. Pazienza: "Dormiremo nel buco aperto!" ci diciamo con fierezza,
in realtà vagamente preoccupati e simulando allegria con risate nervose.
Mettiamo gli zaini all’entrata a mo' di porta, come parziale riparo.
Alle 18.39 la pseudo truna è finita:
i teli svolazzanti la fanno somigliare ad una tenda di profughi: stracci
dappertutto, dentro un casino allucinante
tra zaini, maglioni, thermos, ghette, calzini, braghe, guanti e sacchi a
pelo buttati alla rinfusa. Tiriamo fuori i materassini “autogonfiabili”
(maddeché), posizioniamo le stuoie e poi i sacchi. Fa
già un freddo spaventoso e ci rifugiamo dentro la truna dando
tremende zuccate sul soffitto, che nel frattempo si è solidificato
per il gelo. Degli 80 cm originali, il soffitto per via delle pance s’è
abbassato in altezza a soli 40 centimetri, e siamo costretti a strisciare
dentro a sobbalzi come trichechi. Di mangiare non se ne parla perché
nessuno ha voglia, non accendiamo neppure i “lumini
da morto” (quelli rossi per le tombe, una brillante idea di
Agh) che avevamo in dotazione per scaldare e rallegrare l’ambiente.
Diamo fondo alle ultime sorsate di tè caldo nel thermos e buonanotte,
perfettamente e tragicamente consapevoli di avere
davanti una lunga e dura nottata.
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| Ore 18: cala la notte e il gelo sulla
nostra truna (© foto Agh) |
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| Il nostro tragico bivacco il giorno
dopo (© foto Agh) |
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| Il casino allucinante dentro la truna,
dopo una notte da tregenda... (Agh) |
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| La gloriosa bottiglietta di Teroldego
al mattino è un pezzo di ghiaccio (Agh) |
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Inutile farla tanto lunga, è stata durissima.
Particolarmente spaventoso, per tutta la notte, il
morso del freddo ai piedi, che parevano rosicchiati dai topi. Il
vento gelido entrava con violente folate buttando dentro badilate di neve
ghiacciata. Passiamo una nottata da incubo:
gobbe moleste ci si conficcano nella schiena per via del pavimento sconquassato.
Per ben due volte mi sveglio che mi pare di avere un piede solo: l’altro
non lo sento più! Per fortuna bastano delle smanazzate per ripristinare
la circolazione. Cerchiamo di dormicchiare in
qualche modo quando, dopo un periodo che pareva un’eternità,
guardiamo l’orologio: sono le 8! Che avete capito, le otto di sera!
Erano passate sole due ore. Momenti di sconforto. Altra
sgradevole sorpresa: nel tentativo continuo di svoltolarsi per trovare
una posizione meno scomoda, siamo presi continuamente da crampi, dal che
capiamo che l’isolamento a terra è tutt’altro che perfetto.
Guai ad allungare il braccio per cercare di massaggiarsi un piede o una
gamba, polpacci e cosce si bloccano immediatamente in dolorose contrazioni.
Dalla truna nel buio provengono a intervalli quasi regolari, per via dei
crampi, degli “aaaarrghhh!” per quasi tutta la notte. Una notte
agghiacciante, alla lettera. Si dorme male, malissimo,
per brevi periodi, risvegliati dalle palate di neve gelata in faccia che
il vento, manco lo facesse apposta, schiaffa dentro appena si piglia sonno.
Si guarda con pena infinita l’orologio, il tempo non passa mai. Tra
una dormicchiata e l'altra “doppiamo” la mezzanotte con
la stessa soddisfazione che deve aver provato Magellano doppiando il leggendario
Cape Horn. Arrivano le 2, poi le 3, le 4, il sonno continuamente interrotto
dall’ululato pauroso del vento e dai teli che sbatacchiano rumorosamente.
Poi in una botta, forse per lo sfinimento, arrivano le 6. Resistiamo
ancora eroicamente fino alle 7, nella vana attesa di un raggetto
di sole per mettere fuori il naso. Macché, verso est una muraglia
di nuvole impedisce il sorgere del sole sulla nostra tragica ghiacciaia.
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| Finalmente inizia ad albeggiare...
il supplizio sta per finire (© foto Agh)
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| Gli "orsi" escono dalla
tana in condizioni pietose... (foto Agh) |
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| Finalmente il sole risclada un poco
la nostra tragica ghiacciaia (© foto Agh) |
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| Dopo la tremenda nottata, raggiungiamo Malga
Cagnon di Sopra (© foto Agh) |
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Alle 8, impossibile resistere oltre, usciamo
dalla disperazione. Tremenda è la vestizione con altre zuccate sulle
“pance” del soffitto, per rimettere pantaloni e soprattutto
scarpe. Quelle di Ansiak sono letteralmente due pezzi di ghiaccio, e i suoi
piedi esattamente il doppio della sera prima. Col
fornelletto e il lumino da morto cerchiamo di ammorbidire la tomaia,
ma è un'impresa vana. Dopo molti tentativi, finalmente un piede entra
nella scarpa accompagnato da un urlo soffocato. Nel tentativo di allacciare
i lacci gelati Ansiak dà un poderoso tirone eee…. straaaappp!
Le resta il laccio in mano. Attimi di sgomento. Si provvede alla bisogna
con un rappezzo di spago trovato in fondo ad uno zaino. Grazie al geniale
suggerimento di AGH di usare la pala come calzascarpe,
entra miracolosamente con un grido anche l'altro piede. La bottiglietta
da mezzo litro di Teroldego che abbiamo lasciato fuori dal bivacco,
e che in teoria doveva servire per il brulè la sera prima, è
un blocco di ghiaccio. I lacci delle scarpe sembrano
fil di ferro e stanno su dritti come per uno spavento; facciamo la
“foto simbolo” della gita.
Decidiamo di sbaraccare e di raggiungere la vicina Malga
Cagnon di Sopra, dove potremo sistemare meglio i nostri stracci e
le varie masserizie. Ansiak ha uno zaino enorme e sembra una straccivendola
in trasferta. In mattinata per fortuna esce un sole meraviglioso e la temperatura
sale di brutto, facciamo l’ultima rampa in sauna perché ancora
imbacuccati come palombari. Alla malga finalmente
ci rifocilliamo: siamo ancora a digiuno, diamo di piglio al Teroldego,
che nel frattempo è diventato granita, e agli involtini di pollo.
Il ritorno in sci avviene senza particolari problemi, a parte una “seduta
a strascico” per frenare su un costone, e un volo con inginocchiata
di Ansiak che nella caduta rovinosa rompe addirittura una scarpa (!), per
fortuna non in modo irrimediabile. Insomma è andata bene: un’esperienza
dura che però ci ha permesso di capire, anzi di sperimentare, che
con un riparo minimo si può sopravvivere all’aperto in pieno
inverno con temperature molto rigide. Secondo una nostra stima nella nottata,
erano i famosi Giorni
della Merla, la temperatura è scesa
ad almeno -18°.
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| La foto simbolo: anche le scarpe
non sembrano aver passato una bella nottata con 18° sotto zerzo
(foto Agh) |
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| La piana di Campiò il mattino dopo: indicata
dalla freccia la zona della truna (© foto Agh) |
Quella che nelle intenzioni doveva essere una confortevole nottata in truna
si è tramutata, non volendo, in una vera
e propria prova di sopravvivenza. Se in futuro ci dovesse capitare
un bivacco forzato in qualche modo sapremmo cavarcela, soprattutto psicologicamente.
Resta la curiosità di sapere come sarebbe stata quest'esperienza
in una truna realizzata a regola d’arte. Sarà per la prossima
volta. Forse ;)
testo e foto di Agh
© Copyright 2001-2010
- E' vietata la riproduzione di testi o foto salvo esplicita autorizzazione
- Tutti i diritti riservati / All rights reserved
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| Mulinelli di vento sulle cime e sulle creste del Monte
Croce (© foto Agh) |
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| Malga Bolenga in Val Calamento (© foto Agh) |
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| Il sito ufficiale del turismo
Trentino |
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Maurizio Rossini (© foto Agh) |
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| Tiziano Mellarini (© foto Agh) |
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Ivan Cristoforetti (foto A. Tombini) |
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| Massimo Valenti (© foto Agh) |
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Stefano Ravelli (© foto Agh) |
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| Erino Marocchi (© foto Agh) |
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Paolo Manfrini (foto A. Tombini) |
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4a puntata Anteprima inverno
Con questa 4a ed ultima puntata in tv del ciclo
anteprima inverno abbiamo realizzato una serie di interviste agli
operatori turistici, economici e culturali del Trentino, che ci illustreranno
le principali novità della stagione invernale nei rispettivi ambiti:
Maurizio Rossini direttore Trentino Marketing,
Ivan Cristoforetti direttore Apt San Martino Di Castrozza - Primiero
e Vanoi, Tiziano Mellarini assessore al
Turismo, Massimo Valenti presidente Consorzio
Turistico Valle Del Chiese, Stefano Ravelli
vicepresidente Apt Valsugana Lagorai, Erino Marocchi
presidente del Comitato Ville Del Monte, Paolo
Manfrini responsabile Comunicazione Trentino Marketing. Con
la prossima puntata inizierà il nuovo ciclo inverno 2010/2011.
| Riferimenti
informazioni turistiche |
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APT
VALSUGANA
Uff. di Borgo Valsugana
Piazza Degasperi 20
Tel 0461 727740 www.valsugana.info
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TRENTINO
SPA
Società di marketing territoriale del Trentino
Booking & Contact Center
tel. 0461 / 219500; fax 0461/ 219406
www.visittrentino.it
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Lago
delle Stellune 2091
Lunga ma facile escursione all'incantevole Lago delle
Stellune nel cuore del Lagorai, versante Val di Fiemme. Percorso
ideale anche in ciaspole. Sviluppo 16 km, 900 m di dislivello.
n. 427 - 11 noveMbre 2010 |
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Monte
Rujoch m 2415
Una classica salita invernale, non difficile, lungo la panoramica
dorsale che domina la Val dei Mocheni. 1000 m di dislivello,
10 km circa di sviluppo, ideale anche in ciaspole - n.
426 - 6 novembre 2010 |
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Giro
di Monte Croce m 2490
Splendido e facile giro ad anello in Val Calamento, in Lagorai,
con salita al Monte Croce: dislivello 1200 m, sviluppo km 18.
In tv: 1a puntata di anteprima inverno.
n. 425 - 30 ottobre 2010 |
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Monte
Lefre m 1305 - Ponte dell'Orco
Salita al Monte Lefre nel Gruppo di Rava (Lagorai - Cima d'Asta)
con visita alla meraviglia naturale del Ponte dell'Orco, uno
dei più imponenti ponti di roccia dell'arco alpino -
418 - 11 settembre 2010 |
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Cima
d'Ezze m 2351 - Nuovo sentiero "Delio Pace"
Traversata da Cima D'Ezze al Monte Slimber per il sentiero ripristinato
intitolato al "satino" Delio Pace, con punto d'appoggio
il rif. Sette Selle in Val di Laner - Valle dei Mocheni (Lagorai)
- n. 416 - 28 agosto 2010 |
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Lago
d'Ezze m 2106 e cima di Sopra Conella m 2308
Panorami grandiosi e solitari nel Lagorai occidentale sopra
Malga Sette Selle (Valsugana): percorso escursionistico ad anello,
in parte fuori sentiero, di 13 km per 1000 m di dislivello -
n. 413 - 7 agosto 2010 |
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Col
della Palazzina m 2114
Facile e panoramica scialpinistica in Val Campelle nel Lagorai
centrale. Percorso adatto anche in ciaspole. n.
393 - 20 marzo 2010 |
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Monte
Cogne m 2171
Bellissima e panoramica gita scialpinistica sull'Altopiano di
Piné, nel Lagorai occidentale. Adatta anche alle ciaspole.
Lunghezza circa 15 km (a/r), dislivello m 1050 circa n.
391 - 6 marzo 2010 |
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Monte
Costalta m 1955
Una facile escursione ad una delle montagne più panoramiche
del Pinetano, ideale anche con ciaspole; 5a puntata di "Anteprima
Inverno"
n. 377 - 28 novembre 2009 |
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Cima
Orsera m 2471 - Gruppo di Rava Spettacolare
escursione in Val Campelle nella selvaggia Val Orsera, con salita
alla cima omonima per tracce della Grande Guerra, percorrendo
un tratto dell'Alta Via del Granito - n.
366 - 11 settembre 2009 |
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I
tre "giganti" del Lagorai occidentale Concatenazione
di Schliverai Spitz m 2432 (Rujoch), Monte Croce m 2490, Monte
Fregasoga m 2452, tra panorami grandiosi e selvaggi. Percorso
impegnativo, circa 20 km per 1600 m di dislivello - n.
364 - 28 /08/09 |
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Lago
Carezze e Lago Grande
Facile e rilassante escursione sulle dolci pendici orientali
del Monte Cola, sopra Roncegno, ai laghetti del Lago delle Carezze
e Lago Grande in Lagorai n. 343 - 4
aprile 2009 |
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Cima
Manderiolo m 2049
Facile escursione nella Catena di Cima Dodici - Ortigara, itinerario
ideale anche con le ciaspole n. 340 -
14 marzo 2009 |
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Cima
Lasteati m 2414
Bellissima scalpinistica nel Lagorai centrale, adatta anche
con ciaspole. Panorami grandiosi, per buoni sciatori n.
339 - 7 marzo 2009 |
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Monte
Fravort m 2383
Una splendida "classica" dello sci alpinismo
in Lagorai, partendo dalla Valsugana, con percorso ideale anche
da fare in ciaspole n. 338 - 28 febbraio
2009 |
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Col
di S. Giovanni m 2251 - Lagorai
Super panoramica e facile escursione in alta Val Campelle al
Col di S. Giovanni, sopra passo Cinque Croci; in tv la 4a puntata
di anteprima inverno n. 324 - 22 novembre
2008 |
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Lago
del Montalon m 2089
Inusuale percorso al Lago di Montalon nel Lagorai centrale,
in buona parte fuori sentiero per percorsi solitari e dimenticati,
partendo da Ponte Conseria. Necessario buon orientamento - n.
314 - 11/09/2008 |
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Cima
Cengello m 2439 e Cima Lasteati m 2414 Due
cime poco frequentate, a torto, negli spettacolosi scenari dei
Laghi di Lasteati in Lagorai, sulle tracce della Grande Guerra
n. 311 - 21 agosto 2008 |
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Cima
D'Asta m 2847
Grandiosa e impegnativa escursione con salita a Cima
D'Asta m 2847 nel gruppo di Lagorai - Cima D'Asta, salendo per
la ferrata Gabrielli per le selvagge creste di Socede - n.
308 - 31 luglio 2008 |
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Monte
Setole m 2208
Splendida e panoramica ascensione in Val Calamento, nella Catena
del Lagorai, ottima anche in ciaspole n.
291 - 5 aprile 2008 |
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Monte
Croce m 2490 - Lagorai
Traversata dalla Val dei Mocheni al Monte Croce in Val Calamento,
scollinando per il Passo Cagnon: itinerario un po' impegnativo
(16 km per 1000 mt di dislivello) ma dai panorami grandiosi
- n. 289 - 22/03/2008 |
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Monte
Cima m 2032
Facile escursione ad anello in Val Campelle, ideale anche in
ciaspole, con salita al panoramico Monte Cima nel Gruppo Lagorai
- Cima d'Asta n. 287 - 8 marzo 2008 |
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Piz
di Levico m 1908
Facile escursione, ideale anche in ciaspole, al Piz di Levico
con grandiosa vista sulla Valsugana. Giro ad anello che percorre
i versanti est ed ovest, con digressione a Malga Marcai - n.
286 - 1 marzo 2008 |
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Monte
Salubio m 1886 - Lagorai
Bella e facile escursione in vetta al Monte Salubio in Val Calamento
(Valsugana): adattissima con le ciaspole e con un percorso sicuro
anche in caso di abbondanti nevicate - n.
238 - 15 marzo 2007 |
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Cima
Lagorai m 2585 - Lagorai
Spettacolare e magnifica escursione nel cuore del Lagorai sui
luoghi della Grande Guerra tra trinceramenti e reticolati
n 223 - 23 novembre 2006 |
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Mini-trekking
del Sette Selle - Lagorai
Fantastica "cavalcata" di cime in valle dei Mocheni,
dal rifugio Sette Selle al Lago Erdemolo, con salita alle cime
di Sette Selle e Sasso Rotto nel Lagorai sud occidentale
n. 156 - 11 agosto 2005 |
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Monte
Croce m 2490 - Lagorai
Grandiosi panorami salendo alla cima più alta del Lagorai
occidentale n. 138 aprile 2005 |
La
puntata in video streaming |
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