 |
| Il Colbricon, teatro di spaventose
battaglie durante la Grande Guerra (foto Agh) |
Dopo l'escursione "storica" lungo la linea del fronte della Grande
Guerra sulla panoramica Cavallazza,
proponiamo un altro itinerario sul vicino Colbricon,
teatro di durissimi combattimenti tra italiani e austriaci. Sulle due vette
del Colbricon si condusse un’aspra guerra di posizione, resa ancora
più dura da quella che fu chiamata la guerra
di mine. Quest’ultima si basava sullo scavo
di gallerie sotterranee e il successivo minamento delle posizioni avversarie.
Sulla vetta del Colbricon, in particolare, è ancora visibile parte
della galleria scavata dagli italiani per far saltare le difese avversarie.
 |
|
| (foto Agh) |
|
Sulle tracce della Grande Guerra
La bellezza dei luoghi è turbata dalla presenza, ben visibile ancor
oggi a distanza di quasi 100 anni, di centinaia di trincee
aggrovigliate, fortificazioni,
gallerie nella roccia, caverne, camminamenti,
filo spinato: per terra schegge di bombe e granate a migliaia.
Nelle trincee si trovano ancora le scatolette arrugginite del rancio, suppellettili,
cartucciere, fibbie, suole di scarpe, appartenuti a poveri soldati mandati
al macello, a "color che da opposte sponde per un pugno di sassi hanno
pagato la lor vita", come dice una poesia di Sergio Brighenti.
| PICCOLO COLBRICON m 2511 |
|
Itinerario n. 1 |
| quota massima |
|
m 2511 |
| lunghezza |
|
km. 15 circa |
| dislivello |
|
m 880 |
| partenza e arrivo |
|
quota 1630 al 1° tornante strada P.
Rolle |
| sentieri |
|
strada forestale, tracce |
| difficoltà |
|
EE - escursionisti esperti |
| tempo |
|
1 giornata |
| mappa
|
|
Kompass 622 |
 |
| Panorama dalla vetta del Piccolo
Colbricon, clicca per ingrandire (foto Agh) |
 |
|
| Malga Colbricon (foto Agh) |
|
 |
|
| Il piccolo Colbricon alla forcella omonima (foto Agh) |
|
Descrizione
Percorso storico-naturalistico
di grande fascino, che risale il grande acrocoro roccioso a nord del Piccolo
Colbricon m 2511, caposaldo austriaco durante
la Grande Guerra. A parte i primi chilometri iniziali da Malga
Colbricon, non ci sono sentieri o indicazioni
e si sale liberamente per tracce, comunque con percorso facile e intuitivo,
fino alle vetta. Da una stretta forcella poco sotto la cima si cala all'ampia
insellatura sottostante (forcella Colbricon) e quindi si scende per il grande
vallone a nord est di Cima Stradon in direzione del passo Colbricon dove,
intercettato il Sentiero della Pace, si chiude l'itinerario ad anello per
rientrare a Malga Colbricon e al parcheggio, per il medesimo itinerario
dell'andata.
Percorso
La nostra escursione inizia a quota 1630,
precisamente 2 km fuori dall'abitato di Paneveggio
salendo in direzione del Passo Rolle: si lascia l'auto in prossimità
del primo tornante,
nei pressi del bivio con una strada forestale che si inoltra nel Parco
di Paneveggio - Pale di S. Martino. Si segue
la comoda forestale fino ad incontrare delle casette in legno della forestale,
quindi si prosegue brevemente fino alla ex
Malga Colbricon m 1838.
 |
| Malga Colbricon: sullo sfondo Cima
Bocche m 2745, una "classica" dello sci alpinismo (foto Agh) |
 |
|
 |
| Vista delle Pale dal Colbricon (foto Agh) |
|
Trincee verso le cime di Bragarolo
(foto Agh) |
 |
|
 |
| Ricovero scavato nella roccia (foto Agh) |
|
Rifugio (foto Agh) |
 |
|
 |
| Ingresso crollato di un ricovero
(foto Agh) |
|
Trinceramento verso Val Travignolo
(foto Agh) |
 |
| Salendo sul Piccolo Colbricon con
lo sfondo maestoso delle Pale di S. Martino (foto Agh) |
 |
|
| Le schegge a terra sono migliaia
(foto Agh) |
|
La salita al piccolo Colbricon
Dalla Mlaga Colbricon, guardando a ovest sul costone soprastante, si vede
bene il sentiero che si prende poco più avanti, piegando a destra:
lo si percorre per circa 2 km, sempre in direzione ovest, fino ad arrivare
ad una serie di caverne,
residuato della Grande Guerra, che dominano la valle sottostante. Nei dintorni
resti evidenti di trinceramenti. Da questa posizione
panoramica si intravede nel bosco il Lago
di Paneveggio e il soprastante Forte
Dossaccio, sullo sfondo il Passo
Lusia con le Dolomiti.
Si prosegue brevemente sul sentiero fino a raggiungere la modesta
dorsale (quota 2029) in corrispondenza della
terza caverna: di qui si sale su percorso libero in mezzo a un bel bosco
rado di abeti, larici e cirmoli. Verso
ovest, in basso verso le Buse dell'Oro,
si scorge il nuovo Rifugio Forestale
a m 2045.
 |
|
 |
| Schegge (foto Agh) |
|
Una grossa scheggia di artiglieria
(foto Agh) |
 |
|
 |
| Altre schegge (foto Agh) |
|
Coperchio di recipiente, e caricatore (foto Agh) |
 |
|
 |
| Sulla scatoletta si legge parzialmente
"Norve..." |
|
Un frammento di granata del peso
di 3 kg (foto Agh) |
 |
|
 |
| Caricatori di pallottole per fucile (foto Agh) |
|
Gavetta per il rancio (foto Agh) |
 |
|
| Carlo Orelli (sdraiato a sx), l'ultimo fante della
Grande Guerra (dal sito di Mario
Ravasi) |
|
Ricordo della Grande Guerra
"Voi non avete la minima idea del suono che fa un obice austriaco
da 420".
Lui sì. "E' tutto diverso da quello che immaginate".
Gli rimbomba nelle orecchie da quasi un secolo. Aveva vent'anni, oggi
ne ha 109, è il decano della Grande Guerra. "Non è
come nei film. Il cannone non fa: bum. Troppo distante dalle trincee.
Il cannone fa piuttosto un brontolio, un rombo lontano, poi un sibilo
sempre più forte, più vicino. Il proiettile sta per
arrivare. A volte non esplode subito. Altre volte non esplode mai.
E' la lotteria della morte. Un mio amico di Napoli si era sempre salvato
proteggendosi dentro un tubo di cemento. Spuntavano solo le gambe.
Centrate da una cannonata. E' morto dissanguato". Carlo
Orelli è la voce più antica, la memoria più remota
della Prima Guerra Mondiale. Voci che si stanno spegnendo. Restano
in Italia poche decine di cavalieri di Vittorio Veneto. Alcuni sono
donne, crocerossine della Carnia. Altri sono ragazzi nati nel 1900,
che non spararono un colpo. I combattenti non sono che un pugno.
Carlo Orelli è l'unico che possa raccontare il 24 maggio 1915
da soldato. "La guerra era un finto segreto. Sapevano tutti
che sarebbe stata dichiarata. Io ero di leva a Capua, in fanteria.
Ci portarono a Napoli, e da lì in treno verso il fronte. Terza
Armata, brigata Siena, 320 reggimento, 3a compagnia. L'ordine era
di avanzare con cautela in territorio austriaco. Sagrado. L'Isonzo.
Il Carso. Il nemico si era ritirato. Entravamo nelle case vuote, chi
aveva preso le piattole cercava vestiti di ricambio, a volte vestiti
da donna. I combattimenti scoppiarono presto. L'avanzata si fermò
nell'estate. Cominciarono gli assalti. Il massacro della trincea delle
frasche. Nella mia brigata c'erano soldati di ogni parte
d'Italia, contadini del Sud che non sapevano né leggere nè
scrivere, ma non si lamentavano mai. Morivano in silenzio. I più
coraggiosi, "i sardagnoli", i sardi. Contro la trincea delle
frasche si sgretola il meglio dell'esercito italiano. Un giorno siamo
usciti all'assalto in 330. Siamo tornati in 30. Non so come mai a
me non è toccata. La sera prima dell'attacco portavano in prima
linea il liquore, ma io non l'ho mai bevuto. Quella roba faceva passare
la paura ma toglieva lucidità, dopo ti buttavi avanti urlando
"Savoia!", e morivi. Dall'altra parte urlavano "Hurrah!",
e morivano.
Tratto dal sito di Mario
Ravasi
|
|
Ci si alza gradualmente e facilmente di quota incontrando moltissimi resti
di trincea: la vegetazione ad alto fusto si fa più rada e così
si hanno finalmente le visuali libere verso la valle
del Travignolo, il Passo
Lusia, il Passo
Rolle con il Castelaz,
le Pale di S. Martino.
L'anfiteatro roccioso sale per facili placche fino alla vetta, disseminato
di fortificazioni e trinceramenti. In questa zona le trincee del nemico
distavano poche decine di metri una dall'altra, gli attacchi erano incessanti
con continui arretramenti e avanzamenti, bombardamenti, assalti alla baionetta,
con massacri spaventosi per conquistare posizioni poi magari perse dopo
poche ore. Camminando a caso tra le trincee ma anche nei dintorni,
si trovano schegge a migliaia, talvolta
anche di grosse dimensioni. Numerose sono le caverne,
molte crollate (chissà cosa c'è sotto), i ricoveri,
i resti di baraccamenti. Moltissime le
scatolette di carne arrugginite tra i sassi,
i caricatori di proiettili, i frammenti
di suppellettili, le tettoie di lamiera contorta. Dalla cima, a 2511 metri,
il panorama a 360° è a dir poco spettacoloso: proprio di fronte,
a sud est, il Colbricon, teatro di orrende
carneficine, poi l'enorme selvaggia placconata rocciosa delle cime del Lagorai
che digrada verso Fiemme e si perde verso
ovest: le aspre Cime di Ceremana con la
forcella omonima, le Cime di Bragarolo
e in lontananza la massiccia piramide di Cima
Cece, la vetta più alta del gruppo coi suoi 2754 metri. A
nord la catena di Cima Bocche, a est la
dorsale della Cavallazza e dietro la spettacolare barriera corallina delle
Pale di S. Martino.
 |
| Cavalli al pascolo alle Buse dell'Oro
(foto Agh) |
 |
|
| Trincea presso Cima Stradon, sullo
sfondo la Marmolada (foto Agh) |
|
La discesa
Il Piccolo Colbricon ha la forma di un grande cuneo inclinato verso l'alto,
che culmina nell'affilata cima rocciosa con pareti strapiombanti. L'unico
lato accessibile con facilità è quello nord, che digrada
verso la foresta di Paneveggio. Dalla cima
si diramano due dorsali ben distinte, una
a nord est e l'altra a nordovest, i cui margini verso l'esterno presentano
notevoli e quasi inaccessibili dirupi. La sola eccezione è un ripido
ma breve canalino franoso poco a ovest
della cima e circa 50 metri più in basso, che permette un passaggio
abbastanza agevole alla sottostante Forcella Colbricon
m 2420. In alcuni tratti c'è anche un cordino di acciaio, con buona
parte degli ancoraggi però distrutti da frane. Dalla forcella si
prende il sentiero 340 che cala facilmente
fino al Passo Colbricon (1908): di qui
si rientra per il Sentiero della Pace a
Malga Colbricon, attraversando una bellissima
radura pianeggiante (la Strella) con un sinuoso torrentello, quindi fino
al parcheggio per la stessa strada forestale dell'andata.
 |
| A sinistra le due cime di Colbricon,
a destra forcella Ceremana (foto Agh) |
 |
|
 |
| Panorama da cima Piccolo Colbricon
(foto Agh) |
|
Trinceramento sul Piccolo Colbricon
(foto Agh) |
 |
|
 |
| L'erto canalino a ovest della cima
(foto Agh) |
|
L'uscita del canalino poco sotto
la vetta (foto Agh) |
 |
| Trincea austriaca sul Piccolo Colbricon,
sullo sfondo la bastionata sud della Marmolada (foto Agh) |
Concludiamo questa puntata dedicata al Piccolo Colbricon con un ricordo
della Brigata Calabria, che combattè
durissime battaglie su queste cime. Ringraziamo il sito www.cimeetrincee.it
e gli autori Fabrizio Cece ed Euro Puletti per la concessione della documentazione.
Il brano che segue è tratto da Soldati
contro montagne di Adone Bettega, Ed.
Rossato.
 |
|
| Forcella Ceremana, baracche austriache
agosto 1917 (f. Grande Guerra) |
|
 |
|
| Forcella Ceremana oggi, fotografata
dalla stessa angolazione (foto Agh) |
|
La Brigata Calabria sul Piccolo Colbricon
Secondo i piani del Comando d'Armata, l'attacco lungo la testata di val
Travignolo doveva avvenire con ben quattro battaglioni, suddivisi
in due colonne. La sera del 19 (1916), disturbati non poco da un violento
temporale, i battaglioni della brigata Calabria
iniziavano la loro marcia di avvicinamento all'avversario, raggiungendo,
a notte fonda, le seguenti posizioni: quota 1832
(nord-ovest di malga Juribello) e malga Costoncella,
con i battaglioni II e III/60° fant.; pendici nord del Castellazzo
con il III/59° fant., e il declivio settentrionale della Cavallazza
con il II/59° fant. (in collegamento con il " Nucleo Ferrari"
giunto su cima Tognazza). Indisturbata, la punta avanzata dello schieramento
italiano era riuscita a portarsi alle spalle del presidio austriaco di cima
Cavallazza e del passo di Colbricon.
Fermi sulle posizioni raggiunte, i soldati della Calabria trascorsero altre
24 lunghissime ore; nelle loro orecchie uno spaventoso rumore di battaglia
proveniente dalla vicina Cima Bocche, confermava
che lassù qualcuno stava già morendo. Il mattino del 21 una
violenta scarica d'artiglieria d'ogni calibro si riversò sulle posizioni
occupate dagli austro-ungarici comprese fra la Cavallazza, il passo di Colbricon,
la cima omonima e le retrovie di val Travignolo.
L'avanzata della brigata Calabria lungo la testata di val Travignolo non
trovò nessun impedimento di rilievo. Obiettivo di questa nuova fase
operativa, l'ampio acrocoro roccioso posto a nord del Piccolo
Colbricon e sul quale i cacciatori del cap. Binder (23° battaglione)
avevano trovato la loro nuova collocazione difensiva. Piccolo Colbricon
(m 2511), Cima Stradon (m 2328) e quote
2187 e 2029 delle Buse dell'Oro, i nuovi
capisaldi di questa formidabile linea trincerata che, pur priva di grandi
opere, trovava la propria forza nelle caratteristiche del terreno. La brigata
Calabria si apprestava a trovare un "nuovo Col di Lana". Primo
obiettivo da raggiungere, l'altura di quota 2029, contro la quale furono
lanciate le compagnie 10a, 11a e 12a del III/60° fant. e tre sezioni
mitragliatrici. L'avanzata si dimostrò fin da subito molto difficoltosa;
ben presto alle complessità del terreno sul quale le truppe erano
costrette a procedere, si aggiunse il disturbo operato da ben nascosti cecchini,
tutt'altro che intenzionati ad arrendersi. Man mano che le avanguardie si
spingevano verso l'alto, il fuoco d'interdizione nemico aumentava, fino
a raggiungere un'intensità e una precisione tale da impedire qualsiasi
movimento. Incaricato, questa volta, di oltrepassare quota 2029 e di puntare
risolutamente alle alture sovrastanti la valletta percorsa dal rio delle
Buse dell'Oro, il III/60° fant. (colonna di destra) riuscì, a
prezzo di gravi perdite, a spingersi sino alla base delle rocce di quota
2022 a cavallo del ruscello, dove però fu costretto ad attestarsi.
Contrattaccati violentemente gli uomini del magg. Ameri dovettero retrocedere
alquanto. Purtroppo per gli italiani, proprio in quelle ore stava completandosi
l'ammassamento in val Travignolo dei tanto attesi rincalzi austro-ungarici.
Nei giorni successivi, solamente l'estrema ala sinistra della Calabria (I/59°
fant.) proseguì le proprie proiezioni offensive. Tuttavia, al mattino
del 26, dopo una breve, ma violenta preparazione d'artiglieria, le unità
italiane ritornarono in massa all'attacco. Fu una giornata terribile. Improvvisamente,
dopo gli ultimi colpi di cannone, dal folto della foresta fecero la loro
comparsa folti gruppi di soldati italiani; al grido di "Avanti Savoia"
decine di giovani, con fucile e baionetta, tentavano coraggiosamente di
risalire il pendio, sfidando la morte. Un battaglione (II/60° fant.)
si lanciò addosso al filo spinato di quota 2029, ancora perfettamente
intatto, ma il gracchiare delle mitragliatrici austriache ne frenò
progressivamente la corsa. Falciate a bruciapelo, le avanguardie di quell'imponente
massa d'attacco dovettero ben presto arrestarsi e ritirarsi. Ma la veemenza
italiana era ben lungi dall'esaurirsi, tant'è che, dopo il preciso
fuoco di due bombarde e l'esplosione di alcuni tubi di gelatina, che causarono
un ampio squarcio nel reticolato, attraverso il varco e al grido fatidico
di “Savoia” i bravi fanti della 6a e 9a compagnia irruppero
sui difensori delle rocce (nei pressi della quota austriaca 1997), facendone
strage e catturando 63 prigionieri tra cui 2 ufficiali ed una mitragliatrice.
 |
| Camminando verso Forcella Ceremana,
sullo sfondo il Piccolo Colbricon (foto Agh) |
Nonostante ciò, il successo conseguito non portò a nient'altro.
Colpiti infatti dagli shrapnel, attaccati da forze ingenti e superiori e
bersagliati da ogni parte dal violento fuoco delle artiglierie avversarie,
i pochi superstiti delle due compagnie dovettero ripiegare sulle primitive
posizioni. A fronte di centinaia di morti, la brigata Calabria non pervenne
ad alcun risultato importante e le rispettive linee rimasero sostanzialmente
immutate. A sera, l'operazione venne sospesa. Durante quel drammatico giorno,
la brigata aveva perso 631 uomini. testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
© Copyright 2001-2010 - E' vietata la riproduzione
di testi o foto salvo esplicita autorizzazione - Tutti i diritti riservati / All
rights reserved
Si ringrazia il sito www.cimeetrincee.it
e gli autori Fabrizio Cece ed Euro Puletti per la documentazione
* foto tratte dal cd-rom "La
Grande Guerra sulle Dolomiti" di Luciana Palla
 |
| Passo Lusia in primo piano, sullo
sfondo le Dolomiti (foto Agh) |
| Escursioni
di Girovagando nella zona |
|
|
|
Giro
della Cavallazza m 2324
Sulle tracce della Grande Guerra nella zona di Passo Rolle tra
trincee, gallerie, caverne, fortificazioni 9/SET/2004 |
| |
|
|
 |
|
Pale
di S. Martino
Attraverso i grandiosi deserti "lunari" dell'Altopiano
delle Pale di S. Martino: mini trekking di 12 chilometri a 2500
metri di quota 27/AGO/2004 |
 |
| Dolomiti, immagine fissa (340
k) con legenda cima, clicca per ingrandire (foto Agh) |
 |
| Panorama dalla vetta del Piccolo
Colbricon, clicca per ingrandire, 880 k (foto Agh) |
 |
| Immagine in movimento, file
eseguibile 2 mb, clicca per scaricare (foto Agh) |
| Puntate
precedenti in Fiemme |
Escursioni
Escursioni scelte di Girovagando
in Trentino Natura
Parco di Paneveggio
Pale di S. Martino Agenda
21 per lo sviluppo sostenibile a Primiero Istituzioni
Comune di
Predazzo rete civica Comune
di Castello-Molina di Fiemme rete civica Comune
di Ziano di Fiemme Magnifica
Comunità di Fiemme APT
- Azienda di Promozione Turistica SAGIS
- Gestione impianti sportivi Cavalese piscina, stadio ghiaccio,
campo sportivo Snow
Friend progetto Corpo forestale sulle piste
Portali locali Val
di Fiemme.it Comunità Virtuale di Fiemme Dolomiti.it
paesi di Fiemme Consorzio
alberghiero di Fiemme Dolomititour
Val di Fiemme Infotrentino
Val di Fiemme Dolomiti-guide
Hotel, Appartamenti ed Alberghi in Val di Fiemme
Grande Guerra Museo
Storico Italiano della Guerra di Rovereto | puntata
di Girovagando 3/01/2004 Museo
Storico di Trento www.grandeguerra.com
www.guerrabianca.org
www.lagrandeguerra.too.it
Cime e trincee
Museo
della Grande Guerra del Vanoi Il
Museo della Grande Guerra di Caoria (Tn)
La Grande Guerra sul fronte del Lagorai Grande
Guerra in Lagorai la battaglia sul colle di S. Osvaldo Il
cimitero militare di Caoria
Gruppo Alpini di Caoria Museo
Storico degli Alpini del Doss Trento (documentario)
Bibliografia Grande Guerra in Lagorai
La
lunga Trincea
1915-1918 di Luca Girotto
Cronache della Grande Guerra dalla Valsugana alla Val di Fiemme -
Cima di Vezzena - Panarotta - Catena Lagorai - Cima d'Asta - Cauriol
- Ed. Rossato
Soldati
contro montagne di Adone Bettega
Cronache della Prima Guerra Mondiale dalla Val di Fiemme al Passo
San Pellegrino, Primiero, Vanoi. - Ed.
Rossato |
|