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| Il versante ovest delle Pale di S.
Martino (foto Agh) |
Volete sperimentare cosa prova un astronauta ad atterrare sulla Luna, o
su Marte? Noi l'abbiamo fatto per voi! :) Siamo "sbarcati" con
una speciale navicella, nella fattispecie la Funivia
della Rosetta sulle Pale di S. Martino,
a 2700 metri di quota, sulle soglie del grandioso
altopiano "lunare" delle Pale: un colossale
tavoliere roccioso tra i 2500 e 2800 metri, che si estende per ben
50 chilometri quadrati! Uno spettacolo
assolutamente unico nel panorama dolomitico. Ne esploreremo una parte con
un percorso ad anello di circa 15 chilometri. Le
Pale di S. Martino
Il Gruppo delle Pale di San Martino è ritenuto la più vasta
barriera corallina delle Dolomiti. E' tra
più interessanti gruppi montagnosi dal punto di vista naturalistico
e geologico: con le sue innumerevoli guglie, torri, campanili e bastionate
che cambiano colorazione al variare dell'intensità della luce e delle
stagioni è uno degli spettacoli naturali più affascinanti
dei Monti Pallidi.
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| La grandiosa barriera corallina delle
Pale: incappucciato dalle nuvole il Cimon della Pala (foto Agh) |
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| Il celebre profilo del Cimon della Pala, m 3184, da
Passo Rolle (foto Agh) |
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| Rifugio Rosetta "G. Pedrotti" visto dall'arrivo della
funivia (foto Agh) |
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La prima volta sulla luna
Appena usciti sul terrazzo della stazione d'arrivo della funivia della Rosetta
restiamo senza fiato: ci si apre dinnanzi, complice una giornata spettacolosa,
un deserto roccioso che si perde a vista d'occhio. Verso nord ovest è
chiuso dai poderosi contrafforti rocciosi di Cima
Corona m 2768 e, in fondo, dal profilo del Cimon
della Pala m 3184, la vetta più celebre del gruppo. A meno
di mezzo chilometro dalla stazione di arrivo della funivia spicca sulle
rocce calcaree il Rifugio Rosetta, uno
dei più più vecchi rifugi della S.AT.,
essendo stato costruito nel 1889. Già questo prima visione da girone
dantesco ci conferma che oggi sarà una giornata davvero speciale.
Confessiamo di non aver mai -colpevolmente- frequentato granché le
Pale di S. Martino, poiché preferiamo di gran lunga gli ambienti
ameni e verdeggianti a quelli troppo aspri su territori prettamente alpinistici.
Tuttavia l'idea di fare un salto sulle Pale, tanto per cambiare orizzonte
ogni tanto, è nata quasi per caso mentre ci trovavamo a Passo
Rolle per un'escursione al Colbricon. Scesi in auto fino a S.
Martino di Castrozza in circa 20 minuti, abbiamo raggiunto la telecabina
"Col Verde", che porta alla stazione di partenza della
storica funivia Rosetta, che in un balzo
arriva poco sopra Passo Rosetta a 2700 metri di quota. La funivia è
stata rinnovata di recente dopo mezzo secolo di onorato servizio.
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| L'Altopiano desertico delle Pale
(foto Agh) |
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| Passo Travignolo m 2925 (foto Agh) |
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In discesa verso Garès (foto
L.R.) |
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| Il versante est delle Pale di S,
Martino nei pressi del Rifugio Rosetta (foto Agh) |
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| Armeria alpina, specie protetta (foto Agh) |
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Itinerario e mappe
Come in ogni escursione seria, l'itinerario
(jpg 490 k) è deciso in anticipo a tavolino, carte alla mano: Tabacco
022, Kompass
622, GEOgrafica 79 (purtroppo ormai introvabile). Il solito confronto
tra carte mette in evidenza ancora una volta la superiorità delle
carte Tabacco nella rappresentazione del
territorio: in un colpo d'occhio si distinguono molto bene valli, crinali,
impluvi e spartiacque. La Kompass è meno intuitiva ma probabilmente
migliore e più aggiornata riguardo il tracciamento della sentieristica.
Le ottime cartine GEOgrafica invece, stampate nel Primiero e ricavate dai
tipi dell'Istituto Geografico
Militare (IGM), sono diventate quasi introvabili poiché l'azienda
che le produceva ha chiuso. Difficile in ogni caso dire quale sia preferibile
in assoluto: a volte è migliore una, a volte l'altra, la cosa migliore
resta avere più mappe e fare un istruttivo confronto. Da bravi "orsi",
l'imperativo era di evitare le noiose "processioni" di turisti
sui sentieri più belli ma anche più battuti. Abbiamo quindi
scelto un lungo percorso ad anello, di
circa 15 km (partendo dalla funivia) e
con senso orario, attraverso le lande più sperdute al centro dell'altopiano,
concatenando vari sentieri.
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| (foto Agh) |
| ALTOPIANO DELLE PALE |
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Itinerario |
| quota massima |
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m 2700 (arrivo funivia) |
| lunghezza |
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km. 15 circa |
| dislivello |
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m 400 circa |
| partenza e arrivo |
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Funivia Rosetta m 2700 |
| sentieri |
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701, 756, 761, 766, 707, 709 |
| difficoltà |
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EE - escursionisti esperti |
| tempo |
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1 giornata |
| mappa
(jpg 490 k) |
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Kompass
622 |
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| Cima Rosetta m 2748, l'arrivo della funivia e il rifugio
Rosetta (foto Agh) |
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Descrizione
Spettacolare e grandioso itinerario sull'altopiano desertico delle Pale.
Il dislivello è modesto ma con continui saliscendi su pietraie sterminate:
le difficoltà tecniche sono pressoché nulle, salvo un breve
passaggio di 30 metri su una facile placconata rocciosa (1° grado, circa
a metà del percorso). Serve soprattutto una buona gamba e pedule
robuste, indispensabile la cartina e un ottimo senso dell'orientamento.
Assolutamente sconsigliato in caso di nebbia:
per via della natura del terreno (specialmente nella seconda parte del percorso)
e la scarsa segnaletica, la perdita di orientamento è pressoché
sicura!
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| C. Corona m 2768 al centro, sullo sfondo il Cimon della
Pala (foto Agh) |
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| Sentiero 756 verso Garès (foto Agh) |
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| A nord di Passo Marucol (foto Agh) |
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Percorso
Dall'arrivo della funivia si scende brevemente al rifugio
Rosetta (circa mezzo km): si prosegue brevemente (circa 250 metri)
verso nord est per 703 fino ad incontrare il segnavia 756
per Garès. Il sentiero diventa una mulattiera dal tracciato ben evidente,
con abbondanti segni rossi sui sassi, che scende dolcemente attraverso grandiose
distese pietrose. Man mano che ci si sposta verso nord emergono dall'orizzonte
le spettacolari cime del versante est Cima Corona,
Croda de la Pala, Cimon della Pala, quindi
il passo Travignolo e Cima della Vezzana
(m 3192, la vetta più alta delle Pale di S. Martino, che supera di
pochi metri i 3184 del più famoso Cimon
della Pala. Per i successivi 4-5 km si attraversano gigantesche e
impressionanti pietraie, rallegrate di tanto in tanto dalle macchie colorate
di Armeria alpina, Genziana
germanica, Papavero alpino,
e distese gialle di vulneraria.
Valli e valloncelli, depressioni e altipiani riarsi si susseguono in continuazione
mentre si cala gradulamente di quota fino a m 2330, presso una grande conca
erbosa. Qui si incontrano inquietanti distese di Aconito
Napello, coi loro affascinanti ma temibili fiori violacei: è
specie protetta nonché velenosa e mortale!
Poco dopo si incontra finalmente il bivio con il sentiero 761, che gira
verso est a monte del monticello Marucol
m 2362. La vista di apre grandiosamente a nord sulla verde valle di Garès,
con le affilate rocce scure del Sasso Negro che fanno da singolare contrasto
con il calcare delle Pale.
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| Armeria alpina si specchia in una
delle poche pozze d'acqua dell'altopiano (foto Agh) |
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| Aconito Napello, velenoso mortale!
(foto Agh) |
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Doronico grandiflora (foto Agh) |
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| Papavero alpino (foto Agh) |
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Raponzolo (foto Agh) |
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| Distese gialle di vulneraria (foto Agh) |
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Papavero alpino tra armerie (foto Agh) |
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| Genziana germanica (foto Agh) |
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Pediculare verticillata (foto Agh) |
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| Cima della Vezzana vista dai dintorni
di passo Marucol (foto Agh) |
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| Pale di S, Martino, versante est (foto Agh) |
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| Val di Garès e Sasso Negro: a dx il prato di
Campo Boaro (foto Agh) |
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| Risalendo il vallone verso Pale dei Balconi, sullo sfondo
Garès (foto Agh) |
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| Incontriamo gli unici due esseri umani della giornata...
(foto Agh) |
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| Le impressionanti distese "lunari" dell'altopiano
verso Fradusta (foto Agh) |
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| Le guglie di Focobon (foto Agh) |
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| Uno dei tanti "gironi danteschi" (foto Agh) |
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| Tra tanta desolazione si nascondono bellissimi fiori
(foto Agh) |
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| In vista del rifugio Rosetta (foto Agh) |
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Inizia il ritorno
Oltrepassato il passo Marucol, dopo meno
di un chilometro bisogna prestare attenzione poiché non bisogna perdere,
come abbiamo fatto noi, il bivio che ritorna verso
nord superando, con un dislivello di circa 300 metri, una specie
di passo in mezzo alle Pale dei Balconi.
Ci siamo accorti dell'errore quando, arrivati sulla bella conca erbosa di
Campo Boaro, abbiamo iniziato a costeggiare il Sasso Negro con il sentiero
che, altimetro alla mano, continuava inspiegabilmente a scendere. Qualcosa
non quadrava: un rapido controllo delle carte e ci siamo resi subito conto
che stavamo andando fuori rotta. Individuato il vallone di risalita più
a monte, siamo ritornati indietro fino a trovare la sbiadita e grande scritta
"Fradusta" su un masso che però,
provenendo da ovest non avevamo visto poiché stava alle nostre spalle.
Il bivio comunque si trova qualche decina di metri a monte di un riparo
costruito con sassi tra le rocce, segnalato con scritte sui sassi. Un vero
e proprio sentiero in realtà non esiste poiché la traccia
risale sulla sinistra i gradoni rocciosi lungo un erto e selvaggio vallone:
ci sono comunque abbondanti segni rossi e la salita è intuitiva.
Prima di quello che appare come uno scollinamento c'è la placconata
rocciosa citata precedentemente, un breve tratto di 30 metri da superare
arrampicando facilmente. Qui incontriamo gli unici due esseri umani della
giornata, due veneti che stanno scendendo verso Garès: ci mettono
in guardia contro il pericolo della nebbia,
suggerimento che accogliamo con un po' di sufficienza visto che ci consideriamo
escursionisti piuttosto navigati. In seguito ci siamo resi conto che avevano
perfettamente ragione: raggiunto faticosamente lo scollinamento, ci si aprono
dinnanzi, a ripetizione, sterminate distese di
pietre. Raggiunto un crinale si pensa di arrivare rapidamente sull'altro
versante e invece si apre un grandioso vallone da attraversare. E' una sensazione
quasi angosciante: distese di pietre a perdita d'occhio, sembra di essere
sulla Luna, o su Marte. Non c'è anima viva in giro e sul terreno
non cresce quasi neppure l'erba poiché sotto i i detriti superficiali
c'è la viva roccia. L'unica traccia sono gli sbiaditi segni rossi
sui sassi, però molto distanziati, anche a decine di metri. Frequenti
anche gli ometti di pietra, che svettano anche sulle cimette circostanti:
in ogni caso si devono sempre seguire i segni rossi. Mancando i riferimenti
nelle sterminate distese pietrose si resta sempre nel vago dubbio di essere
sulla retta via. Le conferme ci arrivano dagli incroci con altri sentieri:
incrociamo il 768 in località Tromba
del Miel, che scende sul versante della valle di Angheraz, verso
Valle di S. Lucano. Siamo giusti. Bisogna procedere con attenzione, basta
distrarsi un attimo per perdere subito i segni. Il percorso inoltre, cambia
spesso direzione, apparentemente senza logica, in un continuo ed estenuante
zizagare tra valli, vallette, valloncelli, depressioni, crepacci, fosse,
buche, conche, costoni, scarpate. Si sale e si scende in continuazione,
sia pure con dislivelli modesti ma abbastanza fastidiosi, specie dopo 10
km di marcia nelle gambe. Dopo ogni crinale si spera finalmente di raggiungere
un sentiero pianeggiante, invece ecco la sorpresa di un nuovo girone dantesco
da attraversare. Pensiamo per un attimo, rabbrividendo, cosa significherebbe
essere in questo deserto d'alta quota con la nebbia o con il maltempo...
Per fortuna la visibilità è ottima e non corriamo alcun pericolo.
Camminiamo ancora, con buon passo per non perdere l'ultima discesa della
funivia alle 17.45, attraverso spettrali lande desolate. Avvistiamo in lontananza
il ghiacciaio della Fradusta, siamo a buon
punto sulla via del ritorno, e anche un po' stanchi. Incrociamo infine il
sentiero 707, che corre lungo la Riviera
di Manna, siamo sulla strada giusta. Dopo aver superato l'ennesima
salitella maligna ci ricongiungiamo con il sentiero 709
proveniente da Passo Pradidali. Vediamo
quasi con gioia dei segni di vita: degli alpinisti incamminati verso l'agognato
rifugio Rosetta, che scorgiamo in lontananza con un po' di altra gente.
Sì, ci sembra proprio di essere tornati da un altro mondo.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Agh sulle Pale (foto L. R.) |
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