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| Capolavoro della natura: il "raponzolo
delle rocce", specie protetta (foto Agh) |
Forse non tutti sanno che nel Trentino esistono ben
63 specie di orchidee, cioè circa la metà di quelle
che crescono sull'intero territorio nazionale. Questa enorme ricchezza floristica
si deve alla grande varietà di ambienti
e microclimici, che vanno da quello tipicamente mediterraneo
a quello prettamente alpino. Un vero paradiso
per gli amanti dei fiori che, in un territorio relativamente ristretto,
possono incontrare migliaia di specie differenti.
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| Raponzolo delle rocce (foto Agh) |
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A caccia di fiori rari
Questa particolarità del Trentino ci offre il destro per proporre,
una volta tanto, un modo diverso di andare in montagna: non "a caccia
di cime" ma di fiori, fiori rari.
Per questo abbiamo scelto una specie endemica che cresce solo sulle nostre
Alpi, tra giugno ed agosto: il fantastico raponzolo
delle rocce. Beninteso si tratta di una specie protetta e, come per
tutti gli altri fiori di montagna non va mai, per nessuna ragione, strappato
(orrore!!!) dal luogo in cui vive. Lasciamolo crescere in pace nel suo ambiente,
ammirandolo quando avremo la fortuna e il previlegio di incontrarlo.
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| Quante volte abbiamo osservato veramente queste geometrie?
(foto Agh) |
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| Il meraviglioso "semprevivo", protetto! (foto Agh) |
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| Giglio Martagone, protetto! (foto Agh) |
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Il meraviglioso mondo dei fiori
Confessiamo di essere andati in montagna, per anni, come dei ciechi. Di
tutte le meraviglie della natura vedevamo solo una piccola parte: le cime,
i paesaggi, i laghi e quasi nient'altro. Un universo straordinario era ai
nostri piedi e non lo sapevamo: i fiori! Ma sì, qualche volta capitava
di vedere quelli più noti: la stella alpina,
la negritella (sapevate che è un'orchidea?),
la genziana eccetera. Ma su tutto il resto
regnava il buio. Quante volte sarà capitato di passare davanti a
fiori meravigliosi senza neanche vederli, magari calpestandoli? Poco alla
volta, un po' per caso e forse anche complice l'età, che ha rallentato
parecchio l'andatura permettendoci finalmente di guardarci in giro, abbiamo
iniziato ad ossevare meglio il sorprendente mondo dei fiori. Grazie anche
ad una macchina fotografica digitale con un buon oviettivo macro, come la
Canon G3, un universo sconosciuto si è
aperto gradualmente ai nostri occhi. Oggi le nostre escursioni sui monti
durano un'eternità rispetto alla tempistica delle tabelle, perché
spesso ci fermiamo ad osservare un nuovo fiore, a fotografarlo, a studiarlo.
Poi a casa guardiamo le foto ingrandite sul monitor, scopriamo nuovi particolari,
cercando di identificare la specie con l'aiuto dei libri. Non sempre è
un lavoro agevole, ma forse è proprio questo il bello, perché
si tratta di una scoperta continua. Da quando abbiamo scoperto i fiori le
gite sono più belle e interessanti, perché non andiamo in
giro di corsa col paraocchi, ma impariamo a conoscere e ad apprezzare la
natura meravigliosa che ci circonda.
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| Raponzoli di roccia (foto Agh) |
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Il
Raponzolo delle Rocce
Dunque ci era giunta segnalazione che nei pressi di Bocca
di Inferni, a sud est del Lago di Tovel, erano stati osservati parecchi
anni fa alcuni esemplari di Raponzolo delle Rocce
(Physoplexis comosa), un fiore assai raro che cresce
solo nell'arco alpino, sul calcare, nella zona che va grosso modo
dal Lago di Como alla Carinzia. E' una specie molto antica, è infatti
l'unico rappresentante del genere physoplexis.
Per questo motivo è considerata una delle più tipiche specie
relitte del periodo terziario (preglaciale). Cresce fino a 2000 metri e
predilige i versanti rocciosi umidi, le cenge, le piccole gole riparate
e le fessure verticali. E' una pianta campanulacea con corolle tubulose
rosa-lillà che si rigonfiano nella parte inferiore e si restringono
verso l'alto in uno stretto tubicino, dal quale fuoriescono gli stimmi biforcuti.
Per le sue lunghe protuberanze ad "artiglio", viene chiamato in
tedesco "Teufelskralle" ovvero "artiglio del diavolo".
Detto fatto, ci siamo messi in testa di andare a caccia del raponzolo.
| Giro Cima d'Inferni |
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A caccia del raponzolo
delle rocce |
| quota massima |
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m 2376 Bocca di Val Scura |
| lunghezza |
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km. 16 circa |
| dislivello |
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m 870 |
| partenza e arrivo |
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Malga Arza m 1507 |
| sentieri |
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330, 370, tracce, 369, 330 |
| difficoltà |
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EE - escursionisti esperti |
| tempo |
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1 giornata |
| mappa
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Kompass 688 - scala 1:25.000 |
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| Malga Arza m 1514 (foto Agh) |
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| Girasole (foto Agh) |
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Silene acaule (foto Agh) |
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| Deliziosa fragolina di bosco (foto Agh) |
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Aglio carenato (foto Agh) |
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| Geranio stellato (foto Agh) |
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Campanula di Scheuchzer (foto Agh) |
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| Foglie di cavolacci alpini, detti "slavazi"
(foto Agh) |
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Insetto tra la le gocce di rugiada (foto Agh) |
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| Malga Arza (foto Agh) |
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Malga Loverdina 1771 (foto Agh) |
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| Lago di Tovel (foto L.R.) |
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Descrizione
Splendido percorso ad anello di circa 16 km
in una zona delle Dolomiti di Brenta decisamente
poco frequentata e selvaggia, sulle montagne a sud del Lago
di Tovel. Le difficoltà sono pressoché nulle, serve la
solita buona gamba, un paio di robusti scarponi, una mappa 1:25.000 (Kompass
688) e un discreto senso di orientamento. Il tratto da Bocca
di Inferni verso Bocca Valscura
è segnato come "tracce" sulla Kompass, mentre nella realtà
il sentiero è abbastanza ben segnato coi soliti segni bianco/rosso.
Il percorso comunque è piuttosto intuitivo, perché invece
di scendere a Malga Campa si tiene in costa, alzandosi gradualmente in direzione
della Bocca di Val Strangola. Scendendo la Val
Scura si ha una grandiosa vista sulla valle
di S. Maria Flavona e quindi sul Lago di
Tovel.
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| "Ravanando" in Val d'Inferno (foto Agh) |
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| La parete sud ovesrt della Loverdina dove abbiamo trovato i raponzoli
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| Tre splendidi esemplari di raponzolo delle rocce (foto Agh) |
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| In tedesco è chiamato "artiglio del diavolo" per
le sue forme uncinate |
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Percorso
Da Trento andiamo verso nord fino a S.Michele, dove imbocchiamo la Val
di Non e quindi, in circa 25 km, raggiungiamo il paese di Cunevo.
Di qui prendiamo la lunga strada forestale asfaltata, sempre aperta, che
porta a Malga Arza a m 1507. Circa 1 km
prima della malga c'è il divieto di transito, lasciamo l'auto in
un comodo parcheggio. Malga Arza è in una bellissima e ampia radura
con bei pascoli zeppi di fiori. Prendiamo il segnavia 330
in direzione di Malga Termoncello, quindi dopo circa 3 km incontriamo il
bivio, segnavia 370,
per Malga Loverdina m 1771, con
bella vista panoramica sulla vallata. Un chilometro dopo entriamo in una
piccola valletta chiamata Val d'Inferno
che, a dispetto del nome, non ha nulla di infernale, anzi. L'altimetro segna
circa 2000 metri di quota, potrebbe essere il posto giusto per il raponzolo.
Osserviamo la rocciosa parete verticale sud est della Loverdina,
siamo incuriositi da una grande cengia in alto e da una grotta: forse là
possiamo trovare qualcosa di interessante. Abbandoniamo il sentiero e attraversiamo
faticosamente una distesa, per fortuna breve, di mughi, per risalire il
ghiaione sotto la parete. Raggiungiamo la base della parete e quindi la
cengia con la grotta, che però non ha nulla di speciale: in compenso,
a pochi metri di distanza, troviamo l'imbocco di una grotta
che appare assai più interessante, sul frontespizio c'è la
scritta "G.S.T. 08/03". Potrebbe essere "gruppo speleologico
di Tuenno o di Trento", non sappiamo. L'entrata però è
un budello strettissimo e quindi rinunciamo subito a qualsiasi ulteriore
esplorazione. Torniamo sui nostri passi e cominciamo ad esplorare la base
della parete, risalendo man mano il ghiaione verso Cima
Inferni. Scrutiamo ogni anfratto, ogni spaccatura nella roccia: dopo
pochi minuti, il miracolo. Vicino ad una grossa stella alpina, circa 5 metri
al di sopra delle nostre teste, scorgiamo qualcosa di azzurrino. Sembrerebbero
campanule ma... prendiamo febbrilmente il cannocchiale e.. miracolo! E'
lui, il raponzolo delle rocce! Un poderoso "urrah" echeggia nelle
gole. E' una grande emozione e soddisfazione: pensiamo che se non avessimo
abbandonato casualmente il sentiero non l'avremmo mai trovato. Il raponzolo
però è troppo in alto per essere fotografato decentemente
e poiché non siamo attrezzati per arrampicare ne cerchiamo subito
degli altri. Proseguiamo alla base della parete risalendo faticosamente
il ghiaione, con pazienza e in un'oretta di tempo ne troviamo altri, circa
una decina in tutto, uno più bello dell'altro.
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| Salendo alla Bocca di Valstrangola,
sullo sfondo Cima Borcola e il Croz della Madonna (foto Agh) |
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| Malga Campa o Campodenno con Cima Borcola (foto Agh) |
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| Il lago di Tovel con Cima di Omet e Cima Vallina (foto Agh) |
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Missione compiuta, rientro alla base
Proseguiamo ora verso Bocca d'Inferni,
dove avevamo avuto la segnalazione della presenza del raponzolo: anche qui,
affacciati sulla grandiosa Val di Cadin basso,
troviamo alcuni esemplari poco a valle del passo, nascosti negli anfratti
delle rocce, anche se non così belli come quelli trovati sotto la
Loverdina. In basso scorgiamo Malga Campa
o Campodenno, sovrastata da Cima Borcola. Pienamente soddisfatti della caccia,
risaliamo in costa le tracce di sentiero (segnate in nero tratteggiato sulla
carta Kompass) che costeggiano il crinale in direzione di Cima
Val Strangola. La giornata non è granché, c'è
una nuvolaglia che va e che viene, ma siamo premiati con la visione improvvisa,
durante una sosta alla Bocca di Valstrangola,
del fantastico Lago di Tovel attraverso uno squarcio nella nebbia. Ci alziamo
ancora di quota raggiungendo la soprastante Bocca
di Val Scura a m 2376, il punto più alto del nostro itinerario,
dove ci si ricongiunge con il segnavia 369.
Quindi inizia la lunghissima discesa a rotta di collo , giù per erti
ghiaioni della Val Scura, dove abbondano i papaveri alpini e perfino rarissimi
esemplari di Tlaspide Rotondifoglia. Scendiamo
per circa 3 chilometri fino a quota 1837, a ovest di Cima Prà dell'Asino,
dove incontriamo finalmente il sentiero 330 che
rientra verso nord est, traversando i ghiaioni della impervia Val
Strangola e la Selva di Loverdina,
per arrivare nella splendida conca di Malga Termoncello
m 1856.
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| Scendendo da Val Scura (foto L.R.) |
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I ghaiaioni che scendono dal Castelaz
(foto L.R.) |
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| Tlaspide rotundifoglia, rara e protetta
(foto Agh) |
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Papaveri alpini tra fiori bianchi
di cerastio (foto Agh) |
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| Silene acaule (foto Agh) |
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Rosa selvatica (foto Agh) |
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| Globularia cordifoglia (foto Agh) |
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Parnassia palustris (foto Agh) |
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| Vacche al pascolo (foto Agh) |
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Malga Termoncello m 1856 (foto Agh) |
Qui c'è il bivacco "Baita Quetta",
di proprietà del Comune di Campodenno, con 2 locali, quello a giorno
è sempre aperto. Il dormitorio è chiuso e le chiavi sono disponibili,
su richiesta, presso il Comune di Campodenno. Facciamo una sosta per rifiatare,
allietati dallo scampanìo della vacche al pascolo alla luce del tramonto,
quindi prendiamo il segnavia 330 che ci
riporta a Malga Arza.
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| Una foto macro con la Canon G3 (foto Agh) |
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| Canon G3,
ora sostituita dal modello G5 |
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Le foto digitali
Tutte le foto su questo sito sono state realizzate con apparecchi
fotografici digitali. Non staremo qui a dibattare sull'annosa questione
"digitale contro analogico", diciamo solo che i vantaggi del digitale
sono enormi. Anzitutto si vede subito il risultato
dello scatto, e scusate se è poco! Le foto imperfette o sbagliate
possono essere cancellate e ri-scattate a volontà. Uno dei grandi
vantaggi del digitale è che si può sperimentare
con la massima libertà, a costo zero poiché non c'è
pellicola che si consuma: dalle accoppiate tempi e diaframmi alle inquadrature,
agli effetti di mosso. Vedere subito il risultato dello scatto ci permette
di fare le correzioni sul posto, fino ad ottenere il risultato voluto. Una
volta a casa poi, le foto sono scaricate sul computer
in pochi minuti, e la visione sul monitor è eccellente, ovviamente
molto migliore delle mini stampine su carta e enormemente più pratico
che trafficare con schermi e proiettori per diapositive. Le foto digitali
si possono manipolare con facilità con i programmi di fotoritocco,
possono essere spedite ovunque con la posta elettronica, possono essere
viste in "slide-show" (foto in sequenza), masterizzate infine
su CD o DVD. Noi utilizziamo con soddisfazione una Canon
G3 da 4 MP (mega pixel), con memoria "microdrive" (un mini
hard disk) da 1 GB che permette circa 450
scatti alla massima risoluzione. E' un apparecchio robusto e affidabile,
con una grande autonomia: con la normale batteria si può scattare
tranquillamente per un'intera giornata. Possiede un'ottima ottica luminosa
(f. 2.0) con 4 ingrandimenti ed escursione focale 35-140 mm (equivalente
35 mm) e possibilità di fare ottime foto macro. Un vantaggio assolutamente
impagabile, specie nelle foto macro, è il display
orientabile, che permette di fare foto da angolazioni altrimenti
molto difficoltose (pensiamo solo alle foto rasoterra), se non impossibili
con gli apparecchi tradizionali.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Larici in controluce in Val di Flavona
(foto Agh) |
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