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| Il grandioso Pian della Nana, con
il torrione roccioso del Monte Palon e il Peller sullo sfondo (foto Agh) |
Voi sapete che chi scrive non ama i luoghi eccessivamente affollati e quindi,
anche stavolta, vi proponiamo un interessante itinerario nelle Dolomiti
di Brenta. "Ma come?" dirà qualcuno, "il Brenta
poco affollato?". In effetti in certi periodi, specie in agosto, queste
fantastiche montagne nel Parco
Naturale Adamello Brenta sono prese letteralmente d'assalto: tuttavia
basta evitare le date più congestionate, e soprattutto gli itinerari
più battuti, per scoprire angoli di tranquillità e solitudine
inaspettati. E' il caso del meraviglioso Pian della Nana, a sud ovest del
Monte Peller.
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| Alle porte del Pian della Nana (foto Agh) |
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Pian della Nana
Fu in occasione della "caccia" al Raponzolo
delle Rocce (Girovagando 2/09/2004), che avevamo potuto osservare da
lontano, quasi increduli, una grandiosa distesa verde ai piedi del Monte
Peller. Che poteva essere quell'enorme altopiano, a oltre 2000 metri di
quota? Un rapido controllo alla nostra cartina Kompass 688 ci diede la riposta:
Pian della Nana. Fu subito inserito come
meta di escursioni future, ed oggi eccoci qui a raccontarvi cosa abbiamo
visto. Lungo ben cinque chilometri e largo uno, l’estesissimo alpeggio
del Pian della Nana rappresenta uno dei luoghi più spettacolari
dei dintorni di Tovel.
Questo ampio anfiteatro naturale è situato tra 2100 e 2400 m di quota,
delimitato da due dorsali; ad ovest le cime di Sasso Rosso-Cima Nana-Cima
Cesta-Monte Peller e ad est Cima Uomo-Cima Vallina-Castellazzo. La testata
è chiusa a sud ovest dalla cima del Sasso Rosso m 2645, che sbarra
la valle.
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| "Rinnerkannen", tipica
erosione dell'acqua (foto Agh) |
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| Parete sud "a strati" del
Sasso Rosso (foto Agh) |
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| Pianta di genziana tra rocce di calcare
(foto Agh) |
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| Cima Vallina e Cima Omet con le frane (foto Agh) |
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La geologia del Pian della Nana
Oltre che per il paesaggio da favola, questa località da anni attira
numerosi visitatori per le notevoli particolarità
geologiche. L’evidente forma ad anfiteatro indica che l’attuale
paesaggio è stato fortemente influenzato dal lavoro dei ghiacciai
scomparsi circa 12.000 anni fa. Se ne possono tuttora riscontrare tracce
più o meno evidenti: dagli argini morenici,
depositi costituiti da detriti accumulatisi sui fianchi del ghiacciaio,
ai dossi montonati, forme di erosione risultato
dell’azione abrasiva del ghiacciaio sulla roccia. Questi ultimi si
presentano solitamente come dossi di roccia levigata dalla caratteristica
forma a "dorso di mulo". Poiché Il substrato del Pian della
Nana è costituito interamente da rocce calcaree, il forte carsismo
superficiale ha almeno in parte cancellato queste strutture. Le forme
carsiche, dovute alla dissoluzione del calcare ad opera dell’acqua
piovana leggermente acida, sono comuni in questa località. Tra le
microforme ricordiamo i "rinnenkarren",
fitte scanalature nella roccia più o meno accentuate. Tra le macroforme
ricordiamo doline, trincee
carsiche, pozzi e grandi
depressioni glaciocarsiche. Il Pian della Nana è rinomato
anche dal punto di vista paleontologico.
Un’interessante giacimento fossilifero
si trova poco a sud del rilievo del Castellazzo,
alla testata della Val Formiga, particolarmente
ricco di ammoniti e brachiopodi.
Il Pian della Nana è stato per anni ideale “palestra”
per l’osservazione di fenomeni geologici altrove non apprezzabili
con la stessa chiarezza. Le pareti rocciose del versante nord del Monte
Peller osservabili dall’omonimo rifugio o quelle del Pallon
visibili dal Passo della Forcola mostrano
chiaramente la roccia rossastra fittamente
stratificata (scaglia rossa) con porzioni localmente delimitate da discontinuità
e caratterizzate da strati scompaginati e ripiegati. Sono il segno di antichi
scivolamenti in mare profondo (slumping) di quei fini sedimenti non
ancora consolidati che oggi compongono la scaglia rossa. Discontinuità
nella stratificazione dovute a franamenti sottomarini
ben più consistenti si possono osservare dal passo
della Forcola guardando in direzione est. La parete nord di Cima
Vallina presenta chiaramente la nicchia di distacco di un’antica
frana sottomarina risalente al Cretaceo
che ha interessato le chiare rocce carbonatiche giurassiche già solidificate.
La discontinuità, che appare leggermente inclinata, è colmata
da strati orrizzontali di scaglia rossa, che si sono deposti quando ancora
non erano consolidati. L’ultima di queste discontinuità, forse
la più appariscente, si trova al di là del Pian della Nana,
sul versante orografico sinistro della Val Madris,
lungo il sentiero che da Malga Tuena sale
verso Passo Pracastron. Anche qui è
evidente la nicchia di distacco di una frana sottomarina prodottasi entro
le massicce pareti di calcari giurassici, con i fitti strati di scaglia
rossa che in seguito, durante il Cretaceo, hanno colmato la nicchia di distacco.
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| Semprevivo montano (foto Agh) |
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| Aconitum Napellus, mortale!
(foto Agh) |
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| I bei fiori dell'Aconito (foto Agh) |
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Bello e mortale!
In questa escursione abbiamo notato molti esemplari di Aconito
Napello, una fascinosa quanto inquietante
pianta che cresce soprattutto nei luoghi umidi, ai margini dei boschi
di montagna con una decisa preferenza per i pascoli ed i terreni che
fiancheggiano le malghe, ricchi di azoto, e per quelli sui quali crescono
numerose le ortiche. L'aconito, appartenente alla famiglia delle ranuncolacee,
è una pianta generalmente alta dai 30 ai 50 cm cm ma può
raggiungere anche il metro e mezzo di altezza. I fiori a grappolo
hanno un bellissimo colore blu o azzurro-turchino. L'aconito è
una pianta velenosissima in ogni
sua parte ed è saggia regola evitare
ogni contatto. Chi ne avesse raccolto anche i soli fiori, abbia la
precauzione di lavarsi accuratamente le mani prima di toccare cibo.
Anche la radice, simile ad un rapanello, ha un alto potenziale di
velenosità: basta assaggiarne un po' per morire in pochi minuti.
I principi attivi sono aconitina,
napellina, apigenina e costituiscono un pericolo mortale: in particolare
l'aconitina è un potentissimo
veleno che agisce anche a piccolissime
dosi di 5-6 mg. Se ingerito colpisce il cuore, il sistema nervoso
centrale e periferico. L'avvelenamento è molto rapido e si
manifesta con parestesie diffuse in tutto il corpo, vomito, diarrea,
shock, depressione respiratoria. Le radici possono essere confuse
con quelle del cren (Rafano). |
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I fiori del Pian della nana
L'interesse botanico per questo grandioso pascolo
naturale risale probabilmente al Rinascimento, quando lo studioso
senese Pier Andrea Mattioli (1500-1577),
medico del principe vescovo e cardinale trentino Bernardo
Clesio, descrisse le piante medicinali raccolte sui monti di Cles
nel libro "I discorsi nelli sei libri di Pedacio Dioscoride" (medico
vissuto nel I secolo d.C.) del 1563, che rappresenta il primo testo sulla
flora alpina.Più tardi, il botanico Barone Francesco
Von Hausmann trovò sul Monte Peller nuove specie di piante
che furono inserite nella rinomata "Flora Tirolese". Noi, più
modestamente, osserviamo che nonostante la stagione avanzata (l'escursione
è stata fatta a fine agosto), nei prati ci sono ancora moltissimi
i fiori. Notiamo soprattutto i bellissimi fiori rosso-rosa di lupinella
montana che colorano allegramente i prati: poi eufrasia,
astro alpino, campanula
di Scheuchzer, crepide alpina, genziana
sfrangiata, senecione di Fuchs,
dente di leone di montagna, il velenosissimo
aconito napello (vedi box a fianco), carline
"segnatempo" (si chiude quando cambia il tempo), scabiosa
alpestre, raponzolo di Scheuchzer,
dafne mezereum con le sue bacche rosse,
camomilla di montagna, infine intere colonie
di semprevivo alpino e, sulle rocce, le
immancabili stelle alpine.
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| Lupinella montana (foto Agh) |
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| Genziana sfrangiata (foto Agh) |
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Astro alpino (foto Agh) |
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| Carlina "segnatempo" (foto Agh) |
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Dente di leone di montagna (foto Agh) |
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| Crepide alpino (foto Agh) |
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Colonia di semprevivo alpino (foto Agh) |
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| Farfalle e vespa su scabiosa alpestre
(foto Agh) |
| GIRO DEL SASSO ROSSO |
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Mini trekking sul Pian
della Nana |
| quota massima |
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m 2550 |
| lunghezza |
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km. 20 circa |
| dislivello |
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m 800 circa |
| partenza e arrivo |
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Laghetto Dorigat, Monte Peller m 1869 |
| sentieri |
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336, 329, sent. Albasini, 336 |
| difficoltà |
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E - escursionistico |
| tempo |
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1 giornata |
| mappa (1,1
mb) |
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Kompass 688 in scala 1:25.000 |
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| La strada forestale che porta a Malga Tassulla (foto Agh) |
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| Marmotta di vedetta (foto Agh) |
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Descrizione
Vista la lunghezza di circa 20 km, questo
si può considerare come un vero e proprio mini-trekking: si svolge
in gran parte nella grandiosa e solitaria piana
della Nana, un vasto altopiano poco a sud-ovest del Monte
Peller. Le difficoltà sono pressoché nulle, il percorso
è apparentemente quasi pianeggiante, tuttavia vari "strappi"
e saliscendi faranno ammontare il dislivello totale a circa 800 metri. L'itinerario
aggira a sud la cima del Sasso Rosso di m 2645, passa nei pressi del bivacco
Costanzi per rientrare lungo il sentiero omonimo per il crinale di Cima
Nana. Percorso
Dall'abitato di Cles si prende la strada
carrozzabile sterrata che in circa 18 km porta
al Rifugio Peller. Noi ci fermiamo 1 km
prima di arrivare al rifugio, in prossimità del bivio con il piccolo
laghetto Dorigat a quota 1869, dove c'è
un comodo parcheggio per le auto. Qui si percorre la strada forestale che
in circa 3,5 km, aggirando il Monte Peller a sud, porta a Malga
Tassulla m 2090, con splendidi panorami sulla Val di Non e sulle
cime del Brenta. Lungo la strada numerose marmotte di vedetta ci fanno compagnia
coi loro "fischi" improvvisi. Con un breve appostamento riusciamo
a scattare qualche foto, anche se siamo senza teleobiettivo.
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| Inizio del Pian della Nana, sullo
sfondo il Sasso Rosso (foto Agh) |
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| Monte Pellerot con fiori di senecione
(foto Agh) |
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Il passo della Bassetta (foto Agh) |
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| Malga Tassulla (foto Agh) |
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Da Malga Tassulla verso Sasso Rosso
(foto Agh) |
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| Pian della Nana verso Alpe Nana e,
in basso, il nuovo baito-bivacco (foto Agh) |
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| Cavalli al pascolo (foto L.R.) |
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| Sulla dorsale di Cima Nana (foto Agh) |
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| Verso passo di Prà Castron (foto Agh) |
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| Bivacco C. Costanzi (foto Agh) |
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A Malga Tassulla, dotata di bivacco
intitolato a Guido Pinamonti, arriviamo finalmente alle porte del Pian della
Nana che ci appare in tutto il suo splendore: la vista si perde lontano
sulle praterie circondate di cime, in lontananza i nitriti dei cavalli liberi
al pascolo e in fondo, a sbarrare la valle di origine glaciale, la sagoma
del Sasso Rosso. Il sentiero 336
si inoltra in costa per circa 2 km, costeggiando a sud il Monte Pellerot
e superando più in basso il bel bivacco "Baito
Nana". Con una brevissima, ma consigliabile, digressione si
può salire rapidamente al Passo della Forcola
m 2105, da cui si gode una spettacolare vista sulla Valle
di Sole. Si prosegue sempre per segnavia 336 sul fianco sud del Monte
Palon fino al Passo della Nana, dove su
un macigno isolato è posta una statuetta commemorativa in bronzo.
Dal passo si rimonta più decisamente ora la spalla di Cima Cesta
fino a sud di Cima Nana, per aereo e panoramico
sentiero (attenzione al ripido dirupo sottostante). Chi lo volesse, può
salire alla cima per la spalla nord (a noi i dirupi franosi con salto finale
non ci hanno entusiasmato e perciò abbiamo tirato dritto). Si traversa
ora il ghiaione sotto il Sasso Rosso e si passa sul versante opposto fino
a risalire il passo esattamente ad est della cima. Con lungo traverso si
cala gradualmente all'ampio Passo di Prà Castron, quindi si scende
ancora aggirando a ovest le ripide pareti rossastre e avvistando finalmente
il bel bivacco Costanzi m 2365. Il prefabbricato
in legno, molto confortevole e con buona isolazione, fu realizzato nel 1985
dalla Sezione S.A.T.
di Dimaro, dedicato al giovane scalatore Claudio Costanzi Albasini,
precipitato dalla parete occidentale della Cima Nana. Può ospitare
fino a 10 persone, è dotato di tavolo e panche, suppellettili. L'acqua
si trova presso una sorgente a pochi minuti
di cammino, in una conca distante circa 300 metri, sotto la dorsale di Cima
Nana (vi si giunge con sentiero pianeggiante). A Claudio Costanzi è
pure dedicato il lungo sentiero che percorre l'intera catena settentrionale
del Brenta. Inizia ora il rientro per il sentiero G. Albasini che risale
il ghiaione verso Cima Nana, superata la quale attraverso la Selletta
di Nana si ritorna sul sentiero 336 dell'andata.
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| Fianco ovest del Sasso Rosso (foto Agh) |
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Bivacco Costanzi (foto Agh) |
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| Bivacco Costanzi, può ospitare
10 persone (foto Agh) |
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L'interno del bivacco (foto Agh) |
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| Passo della Nana, a sud del Monte
Palon (foto Agh) |
Digressione per il rientro
Chi volesse variare il percorso di rientro può percorrere il versante
che dà sulla valle di Sole, piegando a nord al Passo della Nana per
segnavia 335, quindi per 308
aggirando il Palon, raggiungendo il Lago Salàre e rientrando per
il passo della Forcola o, in alternativa , proseguendo per 308 fino a Malga
Clesera: di qui proseguendo per strada forestale in circa 3 km, aggirando
il Monte Peller a nord, fino al posteggio di Lago Dorigat.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Stelle alpine (foto Agh) |
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