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| Veduta della Valle di Peio dalla
Cima del Vioz, sullo sfondo le Dolomiti di Brenta (foto Agh) |
Volete provare l'ebbrezza dell'alta quota
senza impelagarvi in difficili (e rischiose) salite sui ghiacciai con corde,
piccozze, imbraghi e ramponi? Il Monte Vioz,
nel Parco Nazionale
dello Stelvio, è quel che fa per voi: la facile salita dal versante
sud est è generalmente "pulita" (senza neve) fino
alla cima e non presenta particolari difficoltà.
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| Al Rifugio Mantova, sullo sfondo
la Punta Taviela (foto Agh) |
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| Imbocco della Val della Mite |
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Sentiero 105 (foto Agh) |
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| Il Rifugio Mantova m 3535 (foto Agh) |
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La cresta finale (foto Agh) |
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| Verso il Cevedale (foto Agh) |
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La vetta pianeggiante del Vioz |
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| La Punta S. Matteo m 3678 emerge
tra le nebbie (foto Agh) |
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Descrizione
L'unica vera difficoltà di questa
splendida salita è l'alta quota.
Gli eventuali disturbi dovuti alla rarefazione
dell'aria però sono molto soggettivi: le persone allenate
(anche alle alte quote) non accusano inconvenienti particolari salvo una
maggiore fatica, mentre altri possono accusare (ma non è obbligatorio)
spossatezza, affanno, tachicardia, mal di testa, nausea. E' abbastanza intelligente
perciò affrontare questa salita con un minimo di allenamento. Il
dislivello non è proibitivo, circa 1264
metri: un passo lento e regolare
secondo "la vecchia scuola alpina" e un'energetica colazione preventiva
aiuteranno parecchio. Anche se 100 metri sotto la cima c'è il Rifugio
Mantova m 3535, è meglio non scherzare e dotarsi di un equipaggiamento
adeguato alla bisogna: scarponi da montagna, pantaloni lunghi, giacca a
vento, maglione, occhiali, crema solare, berretto, guanti. E' da tenere
sempre ben presente che una bufera o una tempesta di neve a queste quote
può essere anche fatale. Il sentiero è
ottimamente tracciato e si svolge tutto su pietraie
e roccia, nei punti più delicati (pochi) ci sono gradini
ed alcuni traversi su ripidi canalini sono attrezzati con cordino
d'acciaio. Il modernissimo rifugio posto poco sotto la cima, intitolato
alla Città di Mantova, offre un
riparo sicuro e un adeguato rifocillamento. La cima del Vioz si raggiunge
facilmente in circa 20 minuti dal rifugio, per facile dorsale pietrosa che
raggiunge l'anticima con la croce e quindi la cima vera e propria, pianeggiante,
che dà direttamente sul vasto Ghiacciaio
dei Forni. Il periodo migliore per la salita
è verso fine agosto/inizio settembre,
quando le giornate sono più fresche e limpide, il tempo è
più stabile ed il percorso generalmente sgombro di neve. E' opportuno
comunque partire con tempo sicuro: un temporale
può essere molto pericoloso, inoltre il Vioz è una montagna
"dispettosa", spesso ammantata di nuvole. Sarebbe un vero peccato
salire fino lassù e non potere vedere il grandioso
panorama che si gode dalla cima. Per informazioni
sull'apertura degli impianti e del rifugio (in genere da luglio a settembre),
sulle condizioni della salita eccetera, conviene telefonare
direttamente al Rifugio Mantova: il numero è 0463
/ 751386, il gestore è Mario Casanova.
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| La cima del Vioz m 3644 (foto Agh) |
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| Punta si S. Matteo vista dal Vioz
(foto Agh) |
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| Cima del Vioz: verso il Lago di Càreser
(foto Agh) |
| MONTE VIOZ m 3644 |
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Gruppo del Cevedale |
| quota massima |
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m 3644 |
| lunghezza |
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km. 10 circa |
| dislivello |
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m 1264 |
| partenza e arrivo |
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Rifugio Doss di Cembri m 2380 |
| sentieri |
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139, 105 |
| difficoltà |
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EE - escursionisti esperti |
| tempo |
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1 giornata |
| mappa |
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Kompass 648 Parco Naz. Stelvio sett. Trentino
1:25.000 |
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| Salendo con la cabinovia da Peio
a Tarlenta (foto Agh) |
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| La seggiovia al Doss dei Cembri:
la freccia nella foto indica il rifugio Mantova |
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| Il "Dente del Vioz" e sullo
sfondo a destra il Rifugio Mantova (foto Agh) |
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| Un tratto di sentiero piuttosto ripido (foto Agh) |
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| Sosta ad una forcelletta a quota
3000 (foto Agh) |
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| Lago di Càreser (foto Agh) |
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| Anticima del Vioz (foto Agh) |
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| Sulla cima del Vioz, sullo sfondo
il Palon de la Mare e il Cevedale (foto Agh) |
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| Sulla vetta del Vioz con lo sfondo
del Cevedale (foto Agh) |
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Percorso
Due impianti di risalita, una cabinovia
e una seggiovia, ci pemettono di salire da Peio
fino ai 2380 metri del Rifugio
Doss dei Cembri e risparmiare così ben 950 metri di dislivello.
Attenzione: conviene prendere la
prima corsa alle ore 8.00 poiché l'ultima corsa è alle
17.00, quindi, calcolando salita e discesa,
non c'è tanto tempo per stare in cima. Da Doss dei Cembri si imbocca
brevemente per circa 300 metri la Val della Mite
quindi si prende il sentiero 139 (tabelle)
che si stacca sulla destra risalendo il costone fino a congiungersi col
sentiero 105. Partiamo lenti e regolari,
come si conviene in una salita del genere ad alta quota: il percorso sale
a zig zag, a ridosso della lunga dorsale
che scende dal Vioz, affacciandosi alternativamente sulla Valle
della Mite e il vallone orientale verso Zampil. Ci si alza di quota
gradualmente, con pendenza costante, sul sentiero facile e segnato molto
bene, con il panorama del grande Lago del Càreser
verso est. Teniamo d'occhio altimetro che ci è di "conforto
psicologico" nel vedere i metri di dislivello guadagnati. Arriviamo
a quota 3000 senza problemi, in fila indiana
con altri gruppetti, quando iniziano le prime defezioni. I novizi in genere
partono sempre troppo veloci, per poi andare in crisi con la quota. Qualcuno
inizia a inciampare, oppure cade il bastoncino, è il segno inequivocabile
della crisi che arriva. Inizia quindi una specie di selezione
naturale, tanti si fermano a bere e rifiatare, con la scusa di guardare
il panorama. Noi tiriamo dritti sempre col nostro passo, lento ma inesorabile,
risucchiando comitive esauste :). A 3206
metri arriviamo al "Brich", l'unico
tratto delicato della salita, un breve traverso su un ripido canalino
attrezzato con una corda fissa. Con un po' di attenzione si passa senza
problemi . A 3300 metri esatti veniamo risucchiati noi: dal basso appare
sul sentiero quasi d'improvviso una "pantera",
un'atletica donzella in bikini, abbronzatissima, che con passo agile ci
supera in tromba scomparendo rapidamente tra le crode e lasciandoci con
un palmo di naso. Cosiì a naso dev'essere un'atleta che fa gare,
i cosiddetti "sky-runners": infatti un escursionista normale non
andrebbe mai su senza lo zaino. Poco dopo acchiappiamo e superiamo una coppia
di mezza età, lui soffia come un mantice: fame d'aria, signori! A
3400 metri esatti chi scrive sente una
specie di "bum!" interno, come una specie di contraccolpo simile
ad una legnata sul groppone. Temendo la crisi e il relativo crollo fisico
e morale, si rallenta un pelo ma ormai, superato l'ultimo contrafforte roccioso,
vediamo la sagoma scura del Rifugio Mantova
m 3535 spiccare all'orizzonte: ormai è fatta! Guardiamo l'altimetro:
segna full, ha raggiunto
la sua quota massima. Sono 2 ore e 40 minuti,
pur con molto soste per le foto, meno delle 3 ore e mezza previste di solito
e molto meno della tabella "esagerata" al Doss dei Cembri che
dice addirittura 4 ore. Un tè nel confortevole rifugio e dopo 10
minuti andiamo all'attacco della cima vera e propria, che raggiungiamo facilmente
in circa 20 minuti risalendo la dorsale
pietrosa fino alla croce poi, pianeggiando, fino alla spianata sulla neve
che dà sul ghiacciaio. Ci sono persone
che si abbracciano felici, si stringono la mano o si danno "il cinque":
tutti si sentono dei piccoli Messner. Ci pare anche di capire, sia pure
vagamente e nel nostro piccolo, cosa possano provare i grandi alpinisti
degli ottomila himalayani. Il panorama è strepitoso: di fronte verso
nord il Palon de La Mare m 3703 e il massiccio
inconfondibile del Cevedale m 3769, a ovest
Punta S. Matteo m 3678, ad est spiccano
le acque verdissime del lago artificiale della diga
del Càreser, a sud si domina la Val
di Peio e, sullo sfondo, le Dolomiti di
Brenta e la Presanella m 3556. Dopo
una lunga sosta per il rifocillamento e le foto di rito, iniziamo la discesa,
per lo stesso percorso dell'andata, che concludiamo al Doss dei Cembri in
circa 2 ore.
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| Rifugio Città di Mantova al
Vioz m 3535 (foto Agh) |
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| Sulla cima del Vioz (foto Agh) |
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| Il rifugio Mantova, tecnologicamente
all'avanguardia (foto Agh) |
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| Il vecchio rifugio (foto Agh) |
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Il Rifugio "Città di Mantova" al
Vioz m 3535
E' il più alto rifugio delle Alpi centrali
e orientali. Dopo cinque anni di lavori è oggi un rifugio
modello che riunisce soluzioni costruttive
all’avanguardia ed una serie di avanzate
soluzioni tecnologiche per ridurre l’impatto
ambientale di questa struttura in alta quota, al servizio degli alpinisti
che vogliono compiere alcune tra le più
belle traversate dell’arco alpino, tra i ghiacciai del Gruppo
Ortles-Cevedale ed in particolare il celebre "Giro
delle Tredici Cime". Il primo
rifugio del Vioz fu costruito nel 1908
dalla S.A.T. in una
posizione più bassa rispetto all’attuale, ai Crozzi Taviela,
uno sperone roccioso tra la Val del Vioz e la Val Taviela. Questo primo
rifugio, dedicato alla
città di Mantova, fu distrutto da un incendio nel corso
della prima guerra mondiale e non fu più ricostruito. Intanto gli
alpinisti tedeschi della Sektion
di Halle del D.u.Oe.A.V. (il "Cai" tedesco) avvalendosi
della guida Matteo Groaz
che ne fu a lungo il gestore, avevano costruito anche loro, poco sotto la
cima del Vioz, un rifugio inaugurato nel 1911.
Al termine della guerra
questo rifugio fu affidato alla S.A.T. come tutti gli altri rifugi austro-tedeschi
in Trentino. Il rifugio fu assegnato definitivamente dallo Stato italiano
alla S.A.T. nel 1947.
Nello stesso anno fu costruita presso il rifugio la
piccola chiesetta dedicata a S. Bernardo di Mentone e ai caduti
di tutte le guerre.
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| Il nuovo rifugio "Città di Mantova"
(foto Agh) |
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| L'interno del Rifugio Mantova (foto Agh) |
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| Il gruppo elettrogeno a Gpl dietro al rifugio è silenzioso
ed ecologico (foto Agh) |
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Rifugio con tecnologie d'avanguardia
Il nuovo rifugio, posto circa 100 metri sotto
la vetta del Vioz, ha una struttura portante
in legno lamellare ed è rivestito da spesse
lastre di rame. Un gruppo elettrogeno a
gas GPL del tipo "totem" (molto silenzioso e che non produce
inquinamento), è in grado di fornire energia
elettrica e acqua calda per il riscaldamento. L’acqua viene
riscaldata tramite l’aria calda prodotta dal funzionamento del gruppo
elettrogeno stesso. Mentre il gruppo elettrogeno provvede a fornire l’energia
elettrica a 220 V per la cucina e le altre apparecchiature di servizio,
una serie di 30 pannelli solari posti sul
tetto del rifugio fornisce l’energia che viene immagazzinata in batterie
che alimentano una rete secondaria a più basso voltaggio (24
V) per l'illuminazione interna. Nelle giornate nuvolose è l’esubero
di energia prodotta dal gruppo elettrogeno a caricare direttamente le batterie.
Al rifugio, unico esempio nelle Alpi a questa quota, è stato installato
anche un depuratore biologico: i fanghi
attivi riscaldati da resistenze e da aria calda fornita dai generatori consentono
di depurare perfettamente le acque che
possono essere recuperate interamente per i servizi
igienici. Il rifugio è connesso
a Internet in banda larga con impianto satellitare.
testi e foto di
Alessandro Ghezzer
(Agh)
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| Sulla vetta del Monte Vioz (foto Agh) |
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| La chiesetta nei pressi del rifugio
dedicata a S, Bernardo di Mentone e ai caduti delle guerre (foto Agh) |
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