| Conoscere il Trentino
Breve storia del Trentino |
Collocato in posizione baricentrica rispetto alle due grandi aree continentali contraddistinte dai paesi del bacino del Mediterraneo e da quelli del nord Europa, il Trentino, per vocazione naturale, fin dall’antichità è stato terra di transito, di importanti incontri e di spiccato interscambio umano, insomma un’area di frontiera in cui si confrontano e convivono, da sempre, lingue e culture diverse. A partire dal 10.000 a.C., con l'evolversi del clima, i ghiacci che coprivano la Val d'Adige cominciarono a ritirarsi, lasciando gradualmente molte zone libere. Circa mille anni più tardi, si trovano le tracce lasciate dai primi abitanti di queste terre: quasi certamente cacciatori, provenienti dalle pianure a ridosso delle zone prealpine. Nella seconda Età del Ferro, dal 500 a.C. circa fino all'epoca della romanizzazione (II e I secolo a. C.) questi territori furono insediamenti del popolo dei Reti, che viveva disseminato in una moltitudine di centri abitati, tanto che la regione trentina, prima di Augusto, era nota col nome di Retia. Tra gli anni 16 e 15 a.C. venne completata, con la prima guerra retica, la conquista delle Alpi da parte dei Romani che, nel I secolo avanti Cristo, fondarono Tridentum - il nucleo primigenio dell’odierna città di Trento - sulla sinistra dell'Adige, nello stesso luogo originariamente occupato da un accampamento militare. L'evangelizzazione del Trentino procedette a fatica fino all'editto di Costantino (313 d.C.) che riconosceva la libertà di professare il culto cristiano. Dopo di allora cominciarono a comparire anche in Trentino i primi vescovi, tra cui Vigilio, vescovo martire, ancor oggi patrono della città di Trento. Molto prima della caduta dell'lmpero romano d'Occidente, il Trentino subì l'invasione dei popoli barbari provenienti da nord: gli 0strogoti, i Baiuvari, i Longobardi e i Franchi. A seguito di quest’ultima invasione, il Trentino divenne una marca carolingia e, nel secolo IX, fu incorporato nel Sacro Romano Impero. Nel 1004 ha inizio il Principato vescovile di Trento, anche se il suo riconoscimento ufficiale si deve a un "diploma" di investitura dell’imperatore Corrado II (1027) che assegnò l’area territoriale che comprendeva il Trentino e parte dell’Alto Adige alla sovranità dei principi vescovi di Trento. Si tratta dell’atto di nascita di una tradizione di autogoverno destinata a snodarsi lungo i quasi otto secoli del Principato vescovile e ad arrivare fino ai giorni nostri nella forma di una speciale autonomia legislativa e amministrativa. Dopo un periodo di grande prosperità e di rafforzamento istituzionale che concise con l’episcopato di Federico Wanga – che raccolse in un codice (codex wangiano) le fonti scritte della sovranità del principe vescovo - seguirono lunghi periodi di lotte e di tensioni, in particolare nei confronti dei conti del Tirolo, quegli stessi signori a cui i principi vescovi avevano attribuito il ruolo di "avvocato", corrispondente alla delega dell’esercizio effettivo del potere militare e giudiziario per la difesa della sovranità vescovile contro le mire delle famiglie feudatarie. L'autorità del principe vescovo, e l’autonomia del Principato con essa, ripresero vigore all’inizio nella prima metà del XVI all’epoca dell’episcopato del cardinale Bernardo Clesio (1514-1539) che, oltre a inaugurare la stagione del rinnovamento rinascimentale nel territorio del Principato, ebbe anche il merito di preparare Trento ad accogliere il più famoso e lungo Concilio della storia cattolica (1545-1563), "ereditato", alla morte del Clesio, dal vescovo Cristoforo Madruzzo (in carica dal 1539 al 1567). Alla splendida età clesiana e madruzziana, fece di nuovo seguito fino alla fine del XVII secolo un’epoca di lotte e contese con i conti del Tirolo e un progressivo indebolimento della sovranità vescovile. Negli anni tra il 1796 e il 1803, maturò la fine politica del Principato vescovile: il Trentino subì infatti dapprima le invasioni dell'esercito francese, guidato da Napoleone Bonaparte, e successivamente l'occupazione dell'Austria (nel 1802). La sovranità dell'Austria fu interrotta, nel 1805, dal dominio del governo bavarese (1805-1809), contro cui si scatenò una violenta insurrezione, capeggiata dall'eroe tirolese Andreas Hofer. Con la pace di Schönbrunn del 14 ottobre 1809 l'Austria cedette a Napoleone il Trentino e parte dell'Alto Adige. Questo territorio fu staccato dal Tirolo e incorporato nel Regno Italico. Pochi anni più tardi, però, nel 1814, il Trentino ritornò sotto il dominio degli Asburgo, annesso alla Contea principesca del Tirolo. Nonostante le travagliate vicende politiche degli anni a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, permase e anzi si rafforzò una grande vitalità del territorio e della comunità trentina, sul piano culturale - con l'opera di insigni illuministi come Carlo Antonio Pilati (1733-1802) e Antonio Rosmini (1797-1855) -, sul piano amministrativo - come dimostra la politica urbanistica attuata a Trento dal podestà Paolo Oss Mazzurana (1833-1985) -, sul piano economico - come testimonia l’importante fenomeno della nascita delle cooperative -, e non ultimo sul piano delle realizzazioni infrastrutturali che tanto devono a un ingegnere di ponti e strade come Luigi Negrelli, progettista non solo della ferrovia dell'Elvezia ma anche e soprattutto del taglio dell'Istmo di Suez. A partire dal 1848, cominciarono a farsi strada anche fermenti a livello politico col manifestarsi sulla scena del movimento irredentista, che mirava all'unione del Trentino alla "madrepatria" italiana. Ma gli irredentisti dovettero attendere la fine della prima guerra mondiale per l’annessione del Trentino al Regno d’Italia. Quest’incorporazione in uno stato organizzato su base centralista, tuttavia, portava in sé il rischio per il Trentino (che insieme all’Alto Adige e all’Ampezzano fu inserito dal 1919 e fino al 1927 nel territorio amministrativo della c.d. "Venezia tridentina") di perdere quelle libertà di autogoverno che aveva posseduto in precedenza come parte del Tirolo. Gli studi e le ricerche per individuare il tipo di autonomia e le possibili forme di rispetto per le istituzioni locali da riconoscere alla c.d. Venezia tridentina vennero bruscamente interrotte dall’avvento del regime fascista, che operò anche qui nel segno di una brutale soppressione delle autonomie locali. Prima di concludersi, anche la seconda guerra mondiale portò nuovi rivolgimenti: tra il 10 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, venne costituita in Trentino, su decisione di Hitler, la Zona di Operazione delle Prealpi (Alpenvorland), secondo un disegno politico di futura annessione del territorio alla Germania nazista. Tre anni immediatamente seguenti la fine della guerra furono di cruciale importanza per delineare il quadro entro cui l’autogoverno delle popolazioni sudtirolesi e trentine – inteso come esercizio di un potere amministrativo e legislativo autonomo – avrebbe trovato attuazione da parte dello stato italiano. Le pressanti istanze autonomistiche e di salvaguardia del gruppo etnico tedesco trovarono risposta nell'accordo siglato a Parigi, il 5 settembre 1946, nell'ambito della Conferenza di pace, tra il capo del governo italiano, il trentino Alcide Degasperi, e l'allora ministro degli esteri austriaco Karl Gruber per dare soluzione al problema della tutela delle minoranze linguistiche ladine e soprattutto di quelle tedesche dell'Alto-Adige incorporate, per effetto di decisioni delle potenze vincitrici, nel territorio italiano. Questo accordo fu la premessa essenziale per il successivo riconoscimento costituzionale di una speciale autonomia alla Regione Trentino Alto Adige (1948). torna all'archivio home page
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