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TRENTA GRANDI FILM
Ecco un bel po' di film che a me sono piaciuti molto,
e che spesso sono capolavori da cui c'è molto da imparare... Questa
lista non ha nessuna pretesa, di nessun tipo, è solo una lista personale
di film. Alcuni di essi andrebbero studiati alla moviola, inquadratura
per inquadratura (tutti quelli di Hitchcock per esempio!). Sono una
delle migliori scuole possibili per aspiranti cameramen...
LA COLLINA DEL DISONORE
di Sidney Lumet Con Sean Connery, Harry Andrews
(1965).
Il grande Connery, non ancora James Bond, è un memorabile legionario
ribelle contro carognosissimi e sadici superiori in questo splendido
film di Sidney Lumet. Fotografia e montaggio sono eccezionali: certi
"grandangolari" sparati sul faccione di Harry Andrews, autoritario comandante
del fortilizio, sono semplicemente da manuale. Bellissima la parte del
perfidissimo sergente Ian Hendry, perfetto aguzzino, e drammaticamente
divertente quella del negrone-recluta Ossie Davis (che ricordo tra l'altro
nella commedia-western "Joe Bass l'implacabile" con Burt Lancaster e Telly Savalas).
L'IMPERATORE DEL NORD
di Robert Aldrich. Con Lee Marvin, Ernest Borgnine,
Keith Carradine (1973).
Ernest Borgnine, "cattivissimo" per eccellenza, offre una prova magistrale
sotto la direzione del grande regista Robert Aldrich. Ambientato negli
anni 30 ai tempi della Grande Depressione, impersona un carognosissimo
capotreno che non può soffrire i barboni e gli spiantati che viaggiano
a sbafo sui treni. Tra questi un magnifico Lee Marvin, che ingaggia
una sfida personale col capotreno: lui è il "Numero Uno" degli scrocconi,
e per scommessa riuscirà a viaggiare gratis proprio sul treno dell'incazzatissmo
Borgnine, che si prepara a respingerlo con ogni mezzo. Questo è un
altro splendido film di Aldrich, uno dei miei registi preferiti. Di
passata ricordo anche l'altra eccellente intepretazione di Borgnine
in "Bad Day at Black Rock" di John Sturges, dove fa lo sgherro di un
altro "fetente" per eccellenza, ovvero la simpatica faccia da schiaffi
di Robert Ryan. Bellissima la scena dove attacca briga con un invalido
Spencer Tracy che, pur senza un braccio, gli darà una sonora lezione,
ovvero un fracco di legnate con magistrali colpi di karatè.
DUELLO NEL PACIFICO
di John Boorman. Con Lee Marvin, Toshiro Mifune
(1968).
Bellissimo film di guerra, ma con due soli belligeranti. Sperduti su
un atollo del pacifico, l'aviatore Lee Marvin (colà precipitato col
suo aereo durante una battaglia) e il soldato giapponese Toshiro Mifune,
che presidia l'isola, ingaggiano un duello piscologico a distanza per
la sopravvivenza. America contro Giappone, e vinca il migliore. Bellissimo
e avvincente per tre quarti, poi il film si "siede" un po', soprattutto
peccato per il finale un po' strambo. Comunque, decisamente da vedere.
LA CALDA NOTTE DELL'ISPETTORE TIBBS
di Norman Jewison. Con Sidney Poitier, Rod Steiger
(1969).
Il duro Rod Steiger in una delle sue più belle interpretazioni (ebbe
l'Oscar come attore non protagnista). Sceriffo rude e un po' capoccione
in una piccola e sperduta cittadina del sud, incappa in un omicidio
eccellente e in un ispettore di polizia in borghese (Sidney Poitier),
che si trova lì per caso. Tra il vecchio sceriffo di contea e il brillante
e giovane ispettore di colore scatta inevitabile una sottile competizione
per risolvere il caso. Bellissimo "duello psicologico" tra i due protagonisti,
con il vecchio poliziotto che fa regolarmente la figura del fesso nei
confronti del suo più brillante e preparato antagonista. Alla fine
diverranno alleati. Gran bel film. Confesso di avere un debole per Rod
Steiger, da "Le mani sulla città" di Francesco Rosi a "L'uomo tatuato",
da "L'uomo dal banco dei Pegni" fino alle parti più "leggere" nei western
o nei film di gangster. Una gran bella faccia la sua, e un grande attore
indubbiamente.
L'INCHIESTA DELL'ISPETTORE MORGAN
di Joseph Losey. Con Stanley Baker, Hardy Krüger
(1959).
Intrigante e cupo poliziesco del grande Joseph Losey, dove il duro Stanley
Baker, (altra bella faccia da duro) ispettore di polizia, tenta di risolvere
un intricato caso di omicidio. Acciuffato il presunto colpevole, interpretato
dall'ottimo Hardy Kruger, che protesta la sua innocenza, il caparbio
ispettore durante le indagini si accorge però che i conti non tornano,
e che qualcuno lo vuol fare fesso. Non ci riuscirà. Bel duello di psicologie
tra il rude poliziotto e l'indagato, un giovane artista di belle speranze
interpretato -benissimo- dalla splendida faccia da "crucco" di Hardy
Krger. E bella parte anche quella della infida e affascinante Micheline
Presle.
LO SQUALO
di Steven Spielberg. Con Robert Shaw, Richard Dreyfuss,
Roy Scheider (1975).
In questo bel film di Spielberg spicca la perfida e affascinante faccia
di Robert Shaw. Lo ricordo anche nel bancario trafficone che si prende
la sonora "stangata" del film omonimo, con Paul Newman e Robert Redford.
Ne "Lo squalo", Shaw ha invece una bellissima parte di cattivo-simpatico,
quella del rude e navigato marinaio cacciatore di squali. La sfida personale
tra lui e il gigantesco squalo che infesta le acque di una ridente città
balneare prende subito il sopravvento, nonostante il poliziotto Roy
Scheider (altro duro per antonomasia) e lo scienziato Richard Dreyfuss
cerchino di farlo ragionare. Magnifica prova di Shaw: sempre più invasato
nella caccia al gigantesco squalo finirà per lasciarci la pelle.
ATTACK! (PRIMA LINEA)
di Robert Aldrich. Con Jack Palance, Eddie Albert (1956).
Jack Palance, altro magnifico cattivo per eccellenza, con una faccia
meravigliosamente perfida. Mai in ruoli di primo piano, giganteggia
tuttavia anche in piccole parti dove il suo faccione da vecchia faina
si staglia indelebilmente sulla scena. Lo ricordo nel piccolo "cammeo"
del recente "Scappo dalla città" con Billy Crystal, dove fa il vecchio
e mitico cowboy che insegna come si porta una mandria a un gruppo di
pivelli cittadini. Oppure nella bella parte del funzionario-carogna
di una compagnia petrolifera (in Oklahoma Crude (1973) di Stanely Kramer),
che cerca di impadronirsi del terreno di una bella ereditiera, Faye
Dunaway, difesa da un altro duro, stavolta un po' più tenero, George
C. Scott. Il Palance migliore lo ricordo però nel memorabile film bellico
"Attack!" di Robert Aldrich, agli ordini di un superiore fellone che
con la sua vigliaccheria mette continuamente a repentaglio la truppa.
Dopo che ci scappano altri morti per i soliti "ordini dall'alto" sbagliati,
Palance decide che ne ha avuto abbastanza. Epica e terrificante la scena
in cui rimane schiacciato sotto a un carro armato, si rialza col braccio
maciullato, torna indietro e irrompe al comando per fargliela pagare.
STATO D'ALLARME
di James B. Harris. Con Richard Widmark, Sidney
Poitier (1956).
Forse non così celeberrimo come altri suoi colleghi della sua epoca,
Widmark è un attore interessante, quasi sempre in ruoli piuttosto originali,
anche lui con una bella faccia molto caratteristica. In "Ultima notte
a Warlock" lo ricordo nella tremenda attesa dello scontro a fuoco col
pistolero professionista Henry Fonda. Un altro gran bel film da protagonista
è "Bedford Accident" (Stato d'Allarme), in cui interpeta il comandante
di una modernissima nave da guerra americana, con il compito di tenere
d'occhio i sottomarini sovietici nella zona artica. Gli capita tra i
piedi però un giornalista impiccione, Sidney Poitier che, imbarcato
sulla nave per fare un servizio, ficca un po' troppo il naso nel suo
passato, non propriamente impeccabile, col risultato di fargli saltare
i nervi. Bellissima la "guerriglia psicologica" che si instaura tra
Poitier e Widmark, con quest'ultimo che cede poco a poco. Finirà in
un disastro, con un missile nucleare lanciato per errore. Il medico
di bordo è Martin Balsam, specializzato in ruoli di "debole", che qui
recita alla perfezione la sua parte di tormentato e insicuro ufficiale
medico.
IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE
di William Friedkin. Con Gene Hackman (1971).
Considero questo film come uno dei migliori polizieschi e film d'azione
in assoluto. Gene Hackman è, come al solito, grandissimo: nella parte
del piedipiatti incaponito a catturare un imprendibile trafficante di
droga (il flemmatico Fernando Rey) tratteggia un bellissimo personaggio
di poliziotto integerrimo e caparbio. Bellissime le atmosfere invernali
metropolitane, e la vita grama dei poliziotti impegnati in tediosi pedinamenti,
sempre alla ricerca del "colpo grosso" e alle prese coi superiori rompicoglioni.
Grandissima la scena d'inseguimento automobilistico mozzafiato tra Hackman
e uno degli sgherri del boss. Magnifica fotografia, ambientazione, regia
e montaggio, da insegnare nelle scuole di cinema, se ce ne fossero :(
RAMBO
di Ted Kotcheff, Con Sylvester Stallone, Brian Dennehy
(1987).
Con "Rambo", gran bel film d'azione, sfonda finalmente Sylvester Stallone,
che diventa uno dei nuovi divi del cinema americano. Dopo una lunga
gavetta nei telefilm raggiunge la notorietà anche il co-protagonista
Brian Dennehy, che fa la parte di uno sceriffo di provincia alle prese
con un caso difficile: un ex reduce dal Vietnam (Rambo per l'appunto)
non del tutto a posto col cervello gli mette a ferro e fuoco il suo
tranquillo paesello. La faccenda prende subito una brutta piega: quando
ci scappa il morto il povero Dennehy si rende conto di aver a che fare
con un osso troppo duro per lui. Il suo è comunque un bel personaggio,
quello dello sceriffo capoccione (ricorda un po' Rod Steiger in "La
calda notte dell'ispettore Tibbs...") che cerca di risolvere una situazione
troppo difficile (salvarsi il culo, direbbe un mio amico molto fine).
FRONTE DEL PORTO
di Elia Kazan. Con Marlon Brando, Karl Malden (1954).
Karl Malden, col suo faccione grassoccio e con quel gran naso, è una di
quelle facce (indispensabili ai caratteristi, of course) che rimangono
impresse. Qui recita la parte del prete-buono a fianco del mito Marlon
Brando, in un bel film drammatico di povertà e malavita del maestro Kazan.
Malden però io lo preferisco nella parte, bellissima, del carognone in
un altro film, western stavolta, sempre con lo stesso Brando (anche alla
regia) di One-Eyed Jacks (1961). Bella parte da porco, ovvero da amico
infido e traditore. Malden ha sempre fatto parti da comprimario, ma di
lusso. Ultimamente l'ho visto in qualche stracco serial tv, negli improbabili
panni del solito poliziotto nella grande metropoli ostile. Triste fine,
quelle dei grandi attori che debbono arrangiarsi a lavorare in tv per
campare. Finiscono quasi tutti a fare i poliziotti, chissà perché. Alle
volte con risultati involontariamente comici: ricordo un Henry Fonda ispettore
di polizia, ormai ultrasettantenne, costretto a scazzottarsi con bande
d i giovinastri. Nonostante l'età, naturalmente vinceva sempre lui. Deprimente.
Ho visto persino un duro per eccellenza come Lee Marvin fare un melenso
poliziotto buono e tenero come il burro. Assolutamente improbabile. è
come se a Jack Palance facessero fare il prete o il missionario, e a Eastwood
il fioraio o il maestro d'asilo. E persino il mitico Richard Widmark,
che non si può fare a meno di immaginarlo piantato su un cavallo o su
una nave da guerra, l'ho visto fatalmente imbolsito anche lui, con tanto
di pappagorgia, sul sedile di una Chevrolet della polizia. Che tristezza.
IL VOLO DELL'ARABA FENICE
di Robert Aldrich. Con Hardy Krüger, James
Stewart (1965).
Ecco un altro di quei film del grande Aldrich per cui ho decisamente
un debole: l'impresa disperata, il duello di psicologie dei personaggi.
Il "crucco" Hardy Krger contro l'americano James Stewart. E il disastro
aereo: una storia forse non nuovissima ma irrobustita da bellissimi
personaggi. Ci sono fior di comprimari: Peter Finch, Ernest Borgnine,
Richard Attenborough, Ronald Fraser eccetera. Tutti nella stessa infame
situazione: precipitati in mezzo a un deserto, tra miglia e miglia di
sabbia arroventata dal caldo. I soccorsi non arrivano, e a qualcuno
cominciano a saltare i nervi. Sino a che non si fa strada l'idea pazza:
rimettere insieme l'aereo. Magnifico film, da non perdere per nessuna
ragione al mondo.
PSYCHO
di Alfred Hitchcock. Con Anthony Perkins, Janet
Leigh, Martin Balsam (1960).
Il solito, grande grandissimo e geniale Hitchcock, in uno dei suoi film
più avvincenti e terrificanti. Psycho viene giustamente considerato
un film horror, ma la cosa straordinaria è che tutto l'orrore e la
paura che il film indubbiamente suscita sono ottenuti senza spargimenti
di ettolitri di sangue, squartamenti, smembramenti e altre delicatezze
che vediamo spargere a piene mani nel film del genere di oggi. La parte
dello psicopatico Norman Bates rimarrà appiccicata addosso ad Anthony
Perkins come un marchio indelebile per tutta la vita, tantochè dovrà
in seguito rassegnarsi a fare anche il seguito di questo film, però
con altri registi: Psycho II, Psycho III e mi pare anche Psycho IV,
naturalmente senza mai riuscire ad eguagliare l'originale del grande
"Hitch". D'altronde l'operazione "allungare il brodo" raramente riesce;
quando un film funziona si cerca sempre di spremere il "filone" finché
si può, ma quasi mai i film successivi risultano migliori del primo.
In Psycho c'è la famosa sequenza, passata alla storia del cinema, della
doccia di Janet Leight e successivo accoltellamento. Ma tutto, tutto
il film è una lezione superba di cinematografia: regia, montaggio,
fotografia. Anche la musica è una splendida e impressionante colonna
sonora del grande Bernard Herrmann. Guai a voi se vi perdete questo
film.
I DUE SEDUTTORI (BEDTIME
STORY)
di Ralph Levy. Con Marlon Brando (1964).
LA CONTESSA DI HONG KONG
di Charlie Chaplin. Con Marlon Brando (1967).
Di Marlon Brando si è scritto probabilmente tutto il possibile, tranne
forse che, secondo il mio modesto parere, egli possedeva anche un grande
talento comico, che purtroppo è rimasto inespresso. Possiamo cogliere
questo singolare aspetto del drammatico Marlon in due film minori, "I
seduttori" e "La contessa di Hong Kong". In quest'ultimo film (diretto
dal grande Chaplin) si intravede qua e là la sua capacità di far almeno
sorridere, alle prese con una ingombrante Sophia Loren, mentre nel primo
film, una commedia brillante diretta da Ralph Levy (Bedtime Story, 1964),
ci sono molte situazioni in cui lo spasso è garantito. La storiella
in fondo è banale: due seduttori-truffatori scommettono su chi per
primo riuscirà a far capitolare una ricca ereditiera. Si scatena così
il confronto tra il caparbio e intraprendente Marlon Brando e lo spocchioso
ma elegante David Niven, in una gara di recite, sotterfugi e ingegnosi
intrallazzi per arrivare allo scopo. Spassosissima la scena in cui Brando,
simulando un'in validità alle gambe per commuovere e circuire l'ereditiera,
viene "visitato" da Niven che si finge a sua volta medico, e che gli
infligge robuste staffilate ai piedi per verificarne "la reazione nervosa".
Ineffabile e divertente fino alle lacrime Brando che, nonostante atroci
dolori, cerca di mostrare la più assoluta indifferenza per non essere
scoperto. Film decisamente leggerino, ma molto piacevole.
NOSFERATU, FITZCARRALDO, AGUIRRE FURORE DI DIO
di Werner Herzog. Con Klaus Kinski (1979, 1981,
1972).
La faccia tremenda di Kinski ha cominciato a farsi notare negli spaghetti-western
di serie B, dove ovviamente faceva la parte del bandito di terz'ordine.
Rimane un mistero come, con quel grugno spaventoso, abbia potuto generare
quella divina creatura che risponde al nome di Nastassja, che pare proprio
sia sua figlia. Ma non divaghiamo. La fortuna di Kinski sta nell'aver
incontrato un grande regista, il tedesco Werner Herzog, che gli ha cucito
addosso ruoli indimenticabili in film bellissimi e visionari. Il più
noto è sicuramente "Nosferatu", affascinante cupo e inquietante film
in cui il Nostro dà il meglio di sè nel ruolo perfetto dell'orrendo
vampirone. Ma non dimentichiamoci anche l'avventuroso "Fitzcarraldo",
o il greve ma affascinante "Aguirre". Una delle parti più divertenti
di Kinski "pistolero" negli spaghetti western è quello in cui Lee Van
Cleef, se non ricordo male (purtroppo non ricordo neppure il film),
gli accende con strafottente noncuranza un fiammifero sulla bretella
per fumarsi la pipa, mentre Kinski girato di schiena è intento a sorseggiare
una birra al bancone del saloon. Beh ragazzi, la sua faccia allucinata
e feroce grondante di rabbia e indignazione che si gira lentamente per
vedere chi è l'autore del sanguinoso affronto, rimarrà per sempre
incisa nella mia memoria! :)
I SOLITI IGNOTI
di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman, Marcello
Mastroianni, Totò (1958).
Questo è un film che avrò visto non so quante volte e che ormai so
praticamente a memoria, parola per parola. E ogni volta mi diverte pazzescamente.
Tutto il film è uno spasso continuo: il soggetto, i personaggi, le
battute... è uno dei massimi vertici della commedia all'italiana, e
direi anche della commedia in generale. è la storia di una sgangherata
banda di malviventi, capeggiata da un inarrivabile Vittorio Gassman,
ex pugile "mezzo sonato" che si mette in testa di organizzare la grande
rapina, anzi no, il colpo "sce-sce-scentifico", come dice lui essendo
pure balbuziente... Bellissima parte anche per Mastroianni, ladro spiantato
con un pargolo da allevare perché la moglie è in galera, e che per
un contrattempo deve partecipare al colpo con un braccio ingessato...
Memorabile anche la parte di Tiberio Murgia (Ferribotte), siciliano
gelosissimo e tutto d'un pezzo, che tiene sottochiave l'avvenentissima
sorella (una Claudia Cardinale da infarto) per difenderla dagli assalti
amorosi di Renato Salvatori. Divertente personaggio poi quello interpretato
da Carlo Pisacane, il mitico "Capannelle", tenero vecchietto assai male
in arnese alle prese con una fame atavica. E infine grande "cammeo"
per Totò, nella parte di Dante Cruciani, ladro in disarmo che istruisce
gli aspiranti rapinatori. Ragazzi, allora il nostro cinema era grande:
se penso che, oggi, le commedie che "sbancano" i botteghini sono quelle
dei Vanzina... E se penso che "I Vanzina" sono figli del pur bravo Steno...
E se penso che Christian de Sica è figlio di Vittorio De Sica... e
se penso che.... E va bene, facciamoci del male... :((((
UN TRANQUILLO WEEK-END DI PAURA
di John Boorman. Con Burt Reynolds (1972).
Ricordo Reynolds quando faceva il poliziotto (anche lui!) in "Hawk l'indiano"
in tv, prima che iniziasse a fare del cinema seriamente. Non lo rammento
in ruoli particolarmente memorabili, tranne uno: quello appunto del
bellissimo "Un tranquillo week end di paura" del solito Boorman (già
regista di "Duello nel Pacifico" con Lee Marvin). Qui Reynolds fa la
parte del pseudo-duro, che però finisce male. La storia: degli amici
decidono di passare un week-end discendendo in canoa le rapide di un
fiume. Una meravigliosa gita in mezzo alla natura insomma, prima che
il progresso cancelli il fiume per fare una orrida diga. La meravigliosa
gita in canoa si trasforma però ben presto in dramma, e a Reynolds
e soci gliene capitano di tutti i colori. Un insegnamento? Boh, forse
che la natura non va mai presa sottogamba. Anche se, a dir la verità,
i nostri incocciano in alcuni contrabbandieri di acquavite, selvatici
bifolchi che vivono nei boschi lungo il fiume, e che faranno passare
un gran brutto quarto d'ora al ciccione della compagnia. Da lì in poi
l'avventura prenderà decisamente una bruttissima piega. Ottima la colonna
sonora, con un bellissimo "duello di banjos" country nel prologo. (Piccola
digressione dell'autore: ho anch'io una canoa come quella che si vede
nel film, e quando fo le mie escusioni (lacustri s'intende) mi sento
sempre un po' Burt Reynolds, sperando naturalmente che la giornata vada
a finire u n po' meglio che nel film... :)
LA SIGNORA DI SHANGAI
di Orson Welles. Con O.Welles, Rita Hayworth 1947).
Su questo eccezionale capolavoro di Welles c'è poco da dire (o meglio,
ci sarebbe molto da dire ma non voglio rovinarvi la trama con le mie
insulse considerazioni: davanti a Orson ci si toglie il cappello e basta!).
Chi vuole imparare a capire cos'è il vero cinema non dovrebbe farsi
sfuggire questo magnifico film. Una cupa storia di intrallazzi con omicidi
e con una grande Rita Hayworth, all'epoca moglie dell'invidiatissimo
Welles. Protagonista è lo stesso Welles che, nonsotante la giovane
età, ha già le sue caratteristiche mascelle un po' flaccide. Da antologia
la caccia finale nel luna park deserto, tra specchi e pupazzoni di cartapesta.
Assolutamente da non perdere!
L'UOMO DEL BANCO DEI PEGNI
di Sidney Lumet. Con Rod Steiger (1965).
L'argomento non è certo leggerino, visto che parla delle crisi senili
di un uomo sopravvissuto ai campi di concentramento. Ma, visto il can
can che si è fatto sul recente e, a mio parere modesto "Schindler's
List" di Spielberg, forse vale la pena vedere questo gran bel film degli
anni '60: c'è soprattutto un grandissimo Rod Steiger, una grande regia
di Lumet e una bellissima colonna sonora di Quincy Jones. Peccato per
l'unica incongruenza: nei "flash back" si vede infatti un Rod Steiger
particolarmente grassoccio dietro ai reticolati, cosa piuttosto improbabile
viste le dure condizioni dei campi di concentramento nazisti. Ma all'epoca
non c'era ancora De Niro, che aveva insegnato agli attori che ci si
poteva gonfiare e sgonfiare come palloni a seconda dei personaggi che
si debbono interpretare. Da vedere comunque, meglio magari se non siete
particolarmente depressi.
LA REGINA D'AFRICA
di John Houston. Con Humprey Bogart, Katherine Hepburn
(1951).
Bogart non mi è mai stato particolarmente simpatico, anche perché
come attore l'ho trovato sempre piuttosto monocorde. Tranne alcune eccezioni:
una dove faceva finalmente il carognone (in un film in cui dei tizi
cercavano l'oro mi pare, il titolo mi sfugge) e l'altra è questa. Qui
fa una bella parte di scorbutico marinaio alle prese con una divertente
e caparbia Katherine Hepburn, in una vicenda di guerra su un grande
fiume africano. Va da sè che il rude capitano finirà per cedere alle
grazie della bella (e unica) passeggera, in un'avventurosa discesa verso
il mare con una carretta a vapore, verso lo scontro finale coi tedeschi.
MEZZOGIORNO DI FUOCO
di Fred Zinneman. Con Gary Cooper (1952).
Film cult, questo, con un grande Gary Cooper sceriffo nel duro west.
Non dico nulla sulla trama, decisamente avvincente: noto invece che
finalmente ci troviamo di fronte a un cowboy un po' più umanizzato
rispetto ai soliti che non sbagliano mai un colpo e non hanno mai paura
di nulla. Gary Cooper nonostante la buona volontà ha un'evidente paura
fottuta del duello finale che l'attende e anzi, se la fa quasi sotto,
ma con grande dignità; bello e tenero quando guarda continuamente l'orologio...
Andrà incontro ai pistoleros con virile determinazione, anche se un
po' tremebondo e consapevole del fatto che potrà lasciarci la pelle.
Ce la lascerà? Ma no, sciocchini! L'happy-end arriva puntuale, a concludere
un magnifico film tutto giocato sulla spasmodica attesa della sparatoria
finale. Da vedere, obbligatorio.
THE MAGNIFICENT SEVEN
di John Sturges. Con Yul Brinner, Charles Bronson,
Steve McQueen, James Coburn, Robert Vaughan, Eli Wallach (1960).
Gran bel western, peraltro copiato brutalmente da un famoso film di
Kurosawa, "I Sette samurai". Non conoscete Kurosawa? Vergogna! In ogni
caso, ecco la versione western: un manipolo di banditi spadroneggia
in un piccolo villaggio messicano. I peones a un certo punto ne hanno
abbastanza, e decidono di chiedere aiuto a un professionista, il buono
e giusto Yul Brinner, che si mette a reclutare gente che gli dia man
forte nell'impresa. Ci vuole gente di fegato, personcine che sappiano
il fatto loro. Ne raccatterà solo sette, ma disposti a tutto. Tra questi
il duro Charles Bronson e il tignoso James Coburn. Saranno dunque i
sette, anzi "i magnifici sette", che fronteggeranno i prepotenti pistoleros.
Film bellissimo, avvincente colonna sonora, grande successo commerciale.
E Kurosawa, a cui hanno praticamente copiato il film? S'attacchi al
tram, direbbero a Hollywood. In ogni caso consiglio caldamente anche
la visione del film originale, non meno avvincente della "copia" di
Sturges.
TUTTI I FILM DI STAN LAUREL E OLIVER HARDY
di Hal Roach e altri registi.
Che dire di "Stanlio e Ollio"? Dire che sono grandiosi è addirittura
poco. Sono due geni, due geni assoluti. E il fatto che le loro comiche
siano apprezzate anche dopo decenni, da grandi e piccini, è lì a dimostrarlo.
Io sono tutt'altro che un piccino ormai :(, eppure guardo ogni volta
le loro comiche con immutato divertimento, anche se ormai le conosco
praticamente a memoria. A mio parere sono più grandi di Charlie Chaplin,
superiori perfino a Buster Keaton, un altro grandissimo. Keaton era
più "moderno" di Chaplin, che aveva un tipo di comicità più tradizionale:
era molto più surreale, un vero precursore. Hardy e Laurel si spingono
ancora più in là: inventano un linguaggio completamente nuovo, e una
coppia comica incredibilmente perfetta. Le loro gags surreali e fantastiche,
le guardate in macchina, le trovate assurde ed esilaranti, le situazioni
paradossali, sono gli ingredienti dello loro comiche spassose, mai scontate,
mai banali. E poi la coppia, uno grasso e l'altro magro, con il grasso
che vorrebbe essere il più intelligente, ma che alla fine è stupido
quanto e più dell'altro. Tutti e due però possono diventare, a sprazzi,
anche intelligentissimi, o babbei integrali, a seconda delle situazioni.
Sono entrambi dei disadattati totali, sempre in cerca di un'occupazione,
sempre a corto di denaro nell'opulenta America, timidissimi e impacciati
con le donne (si è parlato addirittura di una loro omosessualità latente,
figurata s'intende). Le loro avventure si concludono quasi sempre in
un disastro tremendo, ribellione estrema e sconfitta allo stesso tempo
nei confronti di una società che li rifiuta, in cui non riescono mai
ad inserirsi definitivamente. Sono due perenni adolescenti, che non
vogliono crescere in una società dove non c'è spazio per i semplici,
per gli ingenui come loro. Cercano disperatamente di adattarsi, ma ogni
tentativo si conclude fatalmente in catastrofe, con la distruzione totale
di beni materiali come case, automobili, denaro ecc. Pare assodato fosse
Laurel in realtà il cervello della coppia, quello che inventava le
situazioni comiche. Anche Hardy però, coi suoi modi di fare ridicolmente
affettati, e con i celeberrimi sguardi in macchina rivolti allo spettatore,
ha saputo creare un personaggio incredibilmente divertente, che si sposa
alla perfezione con lo svampito Laurel. Da ricordare anche il regista
Al Roach, che li scoprì e li diresse in molte fortunatissime comiche.
Laurel e Hardy, a differenza di altri comici come Keaton e Chaplin,
sopravvissero magnificamente all'evvento del cinema sonoro, ad ulteriore
conferma che il loro talento aveva realmente una marcia in più.
SHINING
di Stanley Kubrik. Con Jack Nicholson (1980).
Ecco un'accoppiata davvero vincente, il grande Nicholson e il geniale
Kubrick in un bellissimo film "horror". Non è proprio un horror tradizionale
con mostri e vampiri, ma la paura è comunque tanta. Uno scrittore in
crisi, con moglie e figlio al seguito, decide di assumere l'incarico
di gestire in inverno un grande albergo disabitato. La quiete del posto
sperduto tra le montagne innevate, così spera, gli farà ritrovare
l'ispirazione. Piano piano invece le atmosfere inquietanti del desolato
albergone faranno scattare le prime crisi di follia, fino a minacciare
la stessa moglie e il figlio, rincorsi con tanto di mannaia. Nicholson
nella parte del pazzo c'è proprio tagliato alla perfezione, e qui offre
un'interpretazione semplicemente sublime, mentre Kubrick offre la solita
lezione di grande cinema. In Shining ci sono le scene mozzafiato degli
inseguimenti per i corridoi ottenuti -probabilmente per la prima volta
nel cinema- grazie all'uso della steady-cam, un aggeggio inventato dall'operatore
Garett Brown e con il quale si possono fare riprese "a mano" anche correndo
giù per le scale, senza il minimo scossone. Dopo Shining saranno in
molti ad adottare "la steady".
IL DITTATORE DELLO STATO LIBERO DI BANANAS
di Woody Allen. Con W. Allen (1971).
Sono tra quelli che preferiscono di gran lunga il primo Woody Allen,
prima della nefasta svolta "bergmaniana". Con tale svolta Allen è diventato
sì più "serio", e i critici hanno inziato a dedicargli maggior considerazione,
però a mio parere rispetto ai primi film ha perso parecchio... Ormai
"s'è ridotto" praticamente a fare commedie brillanti, ma l'originale
e surreale talento comico forse si è impoverito. Anche la gestualità
degli inizi, che pure era una componente importante della sua comicità,
s'è persa per strada lasciando il posto a una verbosità eccessiva,
non sempre efficace. Dov'è finito il Woody Allen fantasioso e pieno
di trovate sorprendenti e paradossali? Mah! A mio modesto parere uno
dei suoi migliori film rimane il primo, cioè il "Dittatore dello stato
libero di Bananas", e poi "Prendi i soldi e scappa". Già con "Provaci
ancora Sam", dove viene riesumata la salma di Humprey Bogart per un
grazioso gioco di rimpiattino col Grande Mito, l'Allen parolaio inizia
a prendere purtroppo il sopravvento.
ANNI RUGGENTI
di Luigi Zampa. Con Nino Manfredi, Gino Cervi, Gastone
Moschin.
Bellissimo e spassoso film di Zampa, con due grandi attori come Nino
Manfredi e Gino Cervi, in una godibilissima presa in giro degli anni
del fascismo. La storia è molto intrigante e si sviluppa tutta su un
equivoco: l'agente di assicurazioni Manfredi, inviato in un paesino
del sud (Matera?) per raccogliere nuove polizze, viene scambiato per
un gerarca fascista in incognito. Ciò scatena il panico nelle autorità,
sindaco, prefetto, gerarchi di partito, che fanno a gara per mettersi
in buona luce con il possibile "inviato del Duce", e soprattutto per
nascondere tanti piccoli intrallazzi di potere. L'equivoco si protrae
a lungo seminando lo scompiglio nel piccolo paesello, fino a che Manfredi,
in occasione del suo fidanzamento con la figlia del sindaco, si ubriaca
e... Ci sono eccellenti attori co-protagonisti, due su tutti: il grande
Salvo Randone e il sottovalutato, ma bravissimo, Gastone Moschin. Il
film come detto, è molto divertente, con un Gino Cervi superlativo
nella parte del sindaco intrallazzone attaccato alla poltrona. Ecco
un altro film da non perdere assolutamente, uno dei migliori film dell'inarrivabile
genere commedia all'italiana.
IL RISVEGLIO DEL DINOSAURO
di Eugene Louriè.
Con... dinosauro n.n. (1953)
Di questo bellissimo film (anni '50) ricordo poco tuttsommato, salvo
che lo vidi da bambino e ne rimasi terribilmente affascinato. Rivisto
poi altre volte in età più matura, il giudizio rimane invariato. Uno
dei più bei film di fantascienza e, nonostante all'epoca non ci fossero
le diavolerie tecnologiche di adesso, gli effetti speciali sono decisamente
ragguardevoli. Un film antesignano del tema "dinosauri" insomma. Se
non ricordo male la trama, degli esperimenti nucleari in zona artica
provocano il "risveglio" di un essere spaventoso rimasto congelato tra
i ghiacci per milioni di anni. Dopo una nuotata oeanica, è il caso
di dirlo, lo spaventevole tirannosauro sbarcherà sulla costa orientale
degli Stati Uniti con una bella irruzione in città.
A TRENTA SECONDI DALLA FINE
(RUNAWAY TRAIN)
di Andreij Konchalovsky. Con Jon Voight (1985).
Magnifico e cupo film con un grandissismo Jon Voight nella parte dell'evaso,
in fuga su un gigantesco treno merci lanciato a folle velocità nelle
ghiacciate steppe canadesi. Un Jon Voight insolitamente mefistofelico,
invasato, feroce e grandissimo, che cerca di sfuggire tragicamente alla
cattura insieme ad altri due occasionali compagni. Lande desolate nella
tormenta, freddo cane, la polizia alle calcagna, una fuga disperata
su un treno ormai senza alcun controllo, i binari che si perdono nel
bianco della neve. Vie d'uscita: praticamente nessuna. Film semplicemente
splendido, avvincente fino alla fine.
LA COSA DI UN ALTRO MONDO
di Christian Nyby (1951).
Ecco un altro di quei gran bei film di fantascienza visti da ragazzino
e che mi sono rimasti scolpiti nella memoria. Inutile dire che dopo
aver visto il film sono stato costretto per un po' di giorni ad andare
a dormire con la luce accesa :) La trama: base artica americana, a notte
fonda una scia misteriosa e a velocità supersonica attraversa lo schermo
radar. Stupore tra gli addetti: che diavolo può essere? Sembra che
qualcosa sia precipitato tra i ghiacci. Il giorno dopo una squadra va
a vedere sul posto, a qualche decina di miglia di distanza, e che ti
trova??? Un nevaio fuso e, sotto il ghiaccio, un disco volante congelato!
Entusiasmo e preoccupazione. Che roba è? I tecnici si mettono all'opera
per il recupero. Durante l'analisi del discone, c'è la famosa frase
(pronunciata praticamente in ogni film di fantascienza): "è incredibile,
è di una lega metallica sconosciuta sulla terra". Com'è, come non
è, recuperano anche lo sfortunato pilota, un'omaccione sinistro di
colore verde alto due metri, apparentemente morto congelato nel suo
cubone di ghiaccio. Lo caricano su un gatto delle nevi e se lo portano
alla base. Colà viene messo in un magazzino, sorvegliato a vista da
un militare. Questi però, durante la notte, commette un errore imperdonabile:
battendo i denti per il freddo, accende la stufetta! Che accade dunque?
Il ghiaccio si scioglie e... Inquadratura del ghiaccio che gocciola
sul pavimento, quindi la nuca del militare ignaro che legge o scribacchia
su un foglio, quindi esterno del magazzino da cui si sprigiona un urlo
disumano :))) Balzo in piedi dei compagni in un altro stanzone. Cos'è
accaduto? L'alieno s'è scongelato e ha preso il volo, o meglio, non
proprio il volo, in quanto il disco s'è scassato nell'atterraggio,
ma comunque è fuggito dalla base e s'aggira minaccioso all'esterno,
tra l'altro con una fame della madonna. Quando trovano un cane husky
del recinto letteralmente dissanguato i militi cominciano giustamente
a preoccuparsi. Tentano di catturarlo, ma riescono solo ad amputargli
un braccio chiudendoglielo in un portone (poveraccio). Portano l'arto
in laboratorio e... la mano si muove! Ma non basta: si scopre che l'alieno
appartiene al regno vegetale, ed ha la sinistra caratteristica di poter
riprodurre le parti del corpo amputate (brrr). I militari si guardano
in faccia: ora sì che hanno davvero una brutta gatta da pelare...
filmografia
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