CAMERAMAN IN ESTERNO

Lavorare in esterni e’ sicuramente piu’ gratificante che non in studio, agli ordini di un regista, quasi sempre un esaltato. Meglio ancora se non si hanno giornalisti fra i piedi, esaltati anche loro, che pretendono, quasi sempre a torto, di saperne piu’ del cameraman stesso. Ci sono giornalisti che rispettano il lavoro dell’operatore, e altri che pretendono di dirgli dove piazzare la camera, le luci, eccetera.

Oggi tra l’altro il cameraman e’ equiparato per legge a un giornalista vero e proprio, con tanto di iscrizione all’albo e tesserino. All’occorrenza, anche se la sua principale occupazione e’ fare il giornalista dell’immagine, puo’ anche scrivere i testi dei servizi. Non solo: recentemente si sta imponendo, specie in America e nei piccoli network televisivi e nelle tv locali, una nuova figura professionale, ovvero quella del giornalista che confeziona da se’ tutto un servizio. Con l’utilizzo delle moderne telecamere, piccole e leggere, e’ il giornalista stesso che gira le immagini, e quindi le monta appena rientrato in studio. Un operatore da esterni e’ assai piu’ completo di uno che lavora sempre in studio: deve saper fronteggiare qualsiasi situazione e prendere decisioni rapide, spesso senza l’aiuto di un giornalista. Un camerman esperto č “operativo” in pochi secondi, in qualsiasi situazione, e porta casa sempre buone immagini con pochissimi errori.

Deve decidere da se’ cosa filmare, cosa e’ importante e cosa non lo e’. Quand’e’ impegnato nella cronaca, cosa assai probabile nel caso di una tv locale, dovra’ essere rapido ed efficiente. Un servizio nel telegiornale dura mediamente da uno a tre minuti, e l’operatore spesso dovra’ realizzare le immagini per “coprire” il parlato, per una durata piu’ o meno doppia. In quei pochi minuti dovra’ sintetizzare tutto l’evento, non tralasciando alcun elemento essenziale. Se si tratta, poniamo, di una conferenza stampa: campi lunghi e medi della sala, totali del tavolo dei relatori, primi piani dei relatori (i cosiddetti “faccioni”), campi lunghi e medi del pubblico, “faccioni” del pubblico, eventuali dettagli di manifesti, pubblicazioni eccetera

Tutto cio’ dovra’ essere ripreso rapidamente, quasi sempre a spalla e con il montaggio in macchina, ovvero pronto per essere consegnato al montatore, che cosi’ potra’ montare il filmato senza dannarsi l’anima. Di solito possono prendersela comoda quelli della Rai (niente di personale), che per fare una conferenza stampa ci mettono tutta una mattinata, con tanto di cavalletto, ruote, luci eccetera. Nelle televisioni locali bisogna invece pedalare, e in una mattina puo’ capitare di dover realizzare tre, quattro e a volte anche cinque servizi o piu’.

Questi sono poi confezionati, generalmente, in questo modo: il giornalista, che ha gia’ scritto precedentemente il testo, lo registra "a nero" su una cassetta, cioe’ senza immagini; queste verranno aggiunte successivamente all’arrivo del cameraman con il girato. Puo’ capitare anche l’inverso: il montatore monta le immagini a occhio su indicazioni del giornalista, il quale aggiungera’ il testo successivamente. Il filmato ultimato con audio e video viene poi messo nella scaletta del Tg, pronto per la messa in onda. La regia a questo punto alternera’ le immagini in diretta dello speaker (con una o piu’ camere) con quelle dei servizi registrati su pių cassette.

Quando vediamo in tv gli imbarazzi dei giornalisti per i servizi che “non partono”, quasi sempre dall’altra parte del vetro in sala regia c’e’ qualcuno che sacramenta o perche’ il nastro s’e’ inceppato, o perche’ la cassetta non si trova, o perche’ il servizio e’ ancora in fase di montaggio...


cameraman da studio