COME SI FA UN'INTERVISTA

Cameraman e giornalista lavorano insieme, è quindi nell'interesse di entrambi facilitarsi reciprocamente il compito seguendo alcune semplici regole. Alla base di tutto ci dev'essere, oltre all'ovvia preparazione professionale di entrambi, il rispetto reciproco.

Vale a dire che il giornalista deve considerare l'operatore di ripresa un suo pari e non un sottoposto a cui impartire ordini, come spesso si vede fare. Il cameraman non deve metter becco nel lavoro del giornalista e questi non deve metter becco nel lavoro del cameraman, salvo quando siano necessarie indicazioni per realizzare un servizio con un taglio particolare. Ciò premesso vediamo in sintesi le operazioni fondamentali per realizzare un'intervista.

Per facilitare le cose evidenzieremo i compiti di ciascuno...

Scelta del luogo:
è spesso casuale, ma l'ultima parola spetta al cameraman, che deve indicare il luogo adatto per realizzare l'intervista.

cameraman:
Sceglie preferibilmente un posto un po' appartato, con uno sfondo possibilmente neutro. Controlla l'illuminazione, se è carente dispone i faretti. Sceglie la posizione del giornalista e dell'intervistato: quest'ultimo deve sempre essere in favore di camera. Il faccione del giornalista i telespettatori se lo sorbiscono da mane a sera e lo conoscono a memoria. L'intervistato, a meno che non sia un personaggio abituato a comparire in tv e guardare in camera, tenderà a rivolgersi a chi lo sta intervistando. Sapendo ciò, il cameraman potrà piazzarsi nella posizione adatta per avere l'intervistato in posizione frontale o di tre quarti.
Diversamente, questi finirà per essere ripreso di profilo, cosa assai fastidiosa per il telespettatore e che va quindi evitata. La distanza ideale è di circa un metro e mezzo se si lavora con la camera a spalla, oppure 2-3 metri (o anche più) se si dispone di treppiede. Questo perché si deve prevedere una zoomata fino ad ottenere un buon primo piano "pulito" dell'intervistato, preferibilmente senza il naso del giornalista che entra ed esce dall'inquadratura.
Nel primo caso abbiamo consigliato un metro e mezzo di distanza pr poter reggere "a mano" il primo piano con il teleobiettivo con più facilità, senza ballonzolamenti dell'inqudratura. Nel secondo caso l'uso del treppiede garantisce riprese stabili anche a distanza, e interessanti effetti di "sfuocato" dietro ai soggetti (magari per eliminare o attenuare uno sfondo non entusiasmante). Si deve fare una prova luci, con giornalista e intervistato nella loro posizione definitiva. Si debbono provare le inquadrature, preparare la messa a fuoco per la zoomata di rito sull'intervistato. Il giornalista non deve muoversi dalla posizione prefissata, ne tantomeno "impallare" (coprire la visuale) l'intervistato. Per questo si terrà ad un distanza di circa un metro.

giornalista:
non deve rompere i coglioni. Deve avvisare il cameraman sulla durata approssimativa dell'intervista, quante sono le persone intervistate ed eventuali movimenti.

Durante l'intervista:

cameraman:
accordandosi con il giornalista sullo svolgimento dell'intervista, cerca di variare le inquadrature con dolci zoomate. Può capitare sia necessaria solo la riposta dell'intervistato, e in tal caso si partirà da un primo piano. Talvolta il giornalista farà un'introduzione (in gergo "cappello"); si potrà quindi partire dal primo piano di questi per poi allargare l'inquadratura all'intervistato, e quindi zoomare lentamente in avanti. A volte il giornalista richiede al cameraman di segnalargli il trascorrere dei minuti: basterà un cenno discreto con la mano, mentre parla l'intervistato, indicando con le dita "uno", "due" . Evitare di fare gesti troppo decisi che possano essere notati dall'intervistato, perché questi, specie quando non è pratico, spesso si spaventa e si interrompe obbligando a rifare l'intervista.

giornalista:
Non deve rompere i coglioni. Ergo, deve partire con l'intervista non quando vuole lui ma quando il cameraman è pronto e gli dà il segnale. Il cameraman, dopo aver effettuato tutti i controlli di rito, preme il bottone dello start e aspetta qualche secondo affinché la velocità del nastro si stabilizzi. Diversamente, con una partenza troppo affrettata si rischia che i primi secondi dell'immagine non siano stabili (l'immagine "balla").
Durante l'intervista il giornalista eviterà di fare movimenti di scatto, di sbracciarsi o di spostarsi in posizione diversa da quella stabilita. Farà attenzione a non "impallare" (togliere la visuale) chi sta intervistando e, se si rende conto che l'intervistato sta portandosi in sfavore di camera (succede abbastanza frequentemente che durante la conversazione le persone si spostino o si voltino senza rendersene conto), lo farà girare prendendogli leggermente il braccio e accompagnadolo nella giusta posizione.
Se nel corso dell'intervista decide di fare uno spostamento, lo annuncerà direttamente al cameraman, senza problemi e con qualche secondo di anticipo per dargli tempo di prepararsi. Diversamente, si rischia che questi perda l'inquadratura (che magari in quel momento era molto stretta o in primo piano) costringendo così a interrompere e a rifare l'intervista.
Spesso le interviste sono comunque "coperte" poi con immagini, e in questo caso gli svarioni durante la ripresa possono essere neutralizzati.
I segnali dal cameraman (tempo 1 minuto, oppure "stringi") dovranno essere confermati dal giornalista con un discreto segno d'assenso del capo o degl'occhi, per far capire di aver ricevuto il segnale. Diversamente il cameraman continuerà a fare segnali col risultato di innervosire tutti, specie l'intervistato che prima o poi noterà il fermento intorno a lui col risultato di irrigidirsi e perdere spontaneità.


documentari e reportage