TRAVERSATA DA MALGA CIMA A MALGA CONSERIA

TRAVERSATA DA MALGA CIMA A MALGA CONSERIA

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Massicciata della 1a Guerra Mondiale, con vista su Forcella Magna (© Agh)

Magnifico trekking in Val Campelle nel gruppo Rava – Lagorai – 8 sett. 2012

Proponiamo questa settimana una fantastica traversata di 38 km in Val Campelle, nel Lagorai centrale. Itinerario abbastanza facile, chiaramente impegnativo fisicamente ma dai panorami semplicemente grandiosi.

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Traversata da Malga Cima a Malga Conseria

Si tratta di un meraviglioso trekking di 38 km in Val Campelle, che percorre in parte l’Alta Via del Granito che in questa zona si sviluppa per buona parte sui vecchi sentieri della Grande Guerra. L’itinerario proposto è fattibile in un giorno, con adeguato allenamento, in circa 12 ore ad andatura relativamente tranquilla. Le difficoltà, a parte la lunghezza, sono quasi nulle, se si eccettua un tratto ripido in discesa attrezzato con cordino dove bisogna procedere con attenzione (non è comunque necessaria l’attrezzatura da ferrata). L’itinerario prevede la salita, facoltativa, a due belle e panoramiche cime “simbolo” della traversata: il Cimon Rava 2436 a sud e Cima Cengello 2439 a nord. L’orientamento è abbastanza elementare tuttavia bisogna sapersi destreggiare bene con le cartine perché il percorso, generalmente abbastanza ben segnato, è molto articolato e frequenti sono i bivi con vari sentieri. Una volta in quota non ci sono punti di appoggio (solo un rustico bivacco nei pressi di Cima Lasteati), tuttavia le “vie di fuga” in caso di problemi o maltempo sono parecchie. Consigliamo di fare il percorso nel senso descritto per godere dei fantastici panorami di Cima d’Asta e Lasteati alla luce del tramonto. I paesaggi spaziano dai verdi pascoli delle malghe in quota fino agli aspri paesaggi rocciosi del Gruppo di Rava, punteggiato di magnifici laghetti. Obbligatorio scegliere una giornata con bel tempo sicuro, per apprezzare pienamente le bellezze di questa magnifica traversata. Disl. 1600, sviluppo 38 km.

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Percorso

Riportiamo paro paro la relazione dell’escursione fatta il 17 luglio 2012 e pubblicata sul nostro forum di escursioni www.girovagandoinmontagna.it dove si possono apprezzare le foto con maggiori dimensioni. L’obiettivo è ambizioso: una mega traversata lungo tutto lo spartiacque ovest del Gruppo di Rava, partendo dal Monte Cima a sud fino alla Forcella Magna a nord. Ce la faremo? Chi lo sa. Il percorso in buona parte lo conosco ma l’ho fatto sempre per tratte molto più brevi, mai ho osato fare la traversata in giornata. Alla peggio ci sono comunque un sacco di “vie di fuga” per accorciare il percorso in caso di inconvenienti o di buio incombente. Alle ore 5 siamo al Ponte Rudole 1366 in Val Campelle, partiamo che inizia ad albeggiare. Saliamo la forestale, segnavia 333, fino alla Chiesetta di S. Bortolo, dove finalmente il paesaggio si apre, quindi la salita a malga Primaluna di Sopra. Poco dopo abbandoniamo il 333 per percorrere un tratto di forestale e quindi il sentiero non numerato fino a Malga Cima e in breve alla vetta del Monte Cima 2032, dove ci accoglie il primo sole. Panorama da urlo sulla Valsugana. La costa erbosa che scende a Forcella del Dogo è tutta rosa di “cuscini” di silene, mai visti così tanti. Saliamo ancora riprendendo il sentiero 333 fino al Bivacco Argentino dove facciamo la prima breve sosta. Riprendiamo a salire per il Monte Tauro, quindi per l’ampia dorsale pianeggiante di Cima Ravetta 2226, segnata da lunghe trincee della 1a Guerra Mondiale, che conduce a Forcella Ravetta. Sotto di noi la splendida Val di Rava, con le malghe, i laghetti, lo scampanìo delle pecore al pascolo. Un paradiso. Saliamo ancora con bel traversone sopra il Lago Grande con sentiero 332b, tra placconate di roccia e pinnacoli arditi di granito, raggiungendo il Forzelon di Rava 2397.

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Già che ci siamo, facciamo una capatina al Cimon Rava 2436 che ci sovrasta con poco più di 50 metri di dislivello. L’unico lato abbordabile è il ripido costone est fino alla bella cima rocciosa quasi pianeggiante, che però precipita improvvisamente, pressoché verticale, verso ovest. E’ la prima cima simbolo a sud della nostra traversata. A nord abbiamo di fronte i possenti bastioni granitici di Cima Trento 2530. In lontananza sul Tombolin di Rava si vedono ancora i trinceramenti e le scalinate scavate nella roccia della Grande Guerra. Distratti dalla salita, quando scendiamo non troviamo il sentiero 328 e ravaniamo un po’ per ritrovarlo: passa vicino allo specchio d’acqua. Nulla di grave, ora scendiamo di quota per un bel sentiero militare lastricato e arriviamo a Forcella Quarazza 2309, oltrepassata la quale avvistiamo il lago artificiale di Costa Brunella, desolatamente quasi vuoto. Ora ci aspetta la dura rampa di Forcella Segura 2380, col sentierino 373 che sale a ripidi zig zag. Alla forcella il sentiero sale ancora per spostarsi sul versante ovest e quindi sul lato nord fino a circa 2430 metri, quasi a sbalzo nel vuoto verso forcella Orsera. Inizia il tratto più impegnativo dell’intero percorso: il sentierino militare cala con stretti tornantini per le balze rocciose, con tratti esposti: vietato inciampare! Alla nostra destra incombono le possenti pareti scure delle Pale di Segura: bastioni di granito liscio e verticale da far quasi paura. Un tratto attrezzato con cordino (non è necessario imbrago) facilita il tratto finale di discesa fino alla Forcella Orsera 2306. Meravigliosa la vista su Cima d’Asta e sulla selvaggia Val Orsera che si dirama da Caldenave.

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Proseguiamo ora per bel sentiero militare lastricato tra numerosi trinceramenti, caverne, resti di baracche e fortificazioni della Grande Guerra. Con un lunghissimo traversone arriviamo nei pressi di Forcella delle Buse Todesche 2309, quindi aggiriamo a est la Tombola Nera e con un altro traverso giungiamo alla Forcella Lasteati, dove abbandoniamo il sentiero per affrontare la ripida salita al Monte Cengello 2439, la seconda cima simbolo, stavolta a nord, della traversata. In cima il “solito” strepitoso panorama, che staremmo ore ad osservare se non fosse per le fredde raffiche di vento che ci obbligano a tirar fuori dagli zaini le giacche a vento. Dopo breve sosta scendiamo così da Cima Cengello e riguadagniamo il sentiero 373 passando sotto Cima Lasteati. Facciamo una rapida visita al ricovero del Tenente Cecchin (grossa lapide e caverna buia ingombra di tronchi crollati) e al nuovo, piccolo e spartano bivacco poco distante. Cima d’Asta domina maestosa il paesaggio. Iniziamo ora la discesa verso Forcella Magna. Al Lago di Forcella Magna 2165 facciamo la prima sosta seria, sono oltre 10 ore che camminiamo! Dopo mezz’oretta scarsa riprendiamo il cammino prendendo il Sentiero Italia 326, dirigendoci verso Passo Cinque Croci. Attraversiamo magnifiche radure punteggiate di specchi d’acqua e di torbiere dove spiccano colonie di eriofori, le caratteristiche piante palustri coi loro ciuffi candidi.

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Il sole volge al tramonto, l’aria è tersa, la luce radente è quasi accecante: i paesaggi attorno sembrano usciti dai quadri di Segantini. Ebbri di questo splendore, la nostra euforia però si smorza leggermente quando dobbiamo affrontare un’imprevista salita. Una salitella in realtà, saranno meno di cento metri di dislivello per scollinare il Passo di Lasteati ma, dopo tutti questi chilometri, le gambe si fanno improvvisamente di cemento, il respiro subito affannoso. Ma ben presto arriva però la ricompensa finale di questa traversata davvero straordinaria per grandiosità e varietà di panorami: scavalcato il passo dei Lasteati abbandoniamo il sentiero 326 ed ecco la magnificenza dei Laghetti di Lasteati, che splendono illuminati dal sole all’orizzonte (modestamente, avevo scelto il senso antiorario del giro anche per questo. Ultime brevi soste per fare foto, e poi giù con un traversone nel bosco per buona traccia (senza numerazione) fino a Malga Conseria 1840, l’obiettivo finale in quota prima di iniziare il rientro a valle. Dalla malga tagliamo verso est per scendere con la traccia verso l’Aia del Buso (è possibile scendere a Ponte Conseria anche per sentiero 326). Diamo un ultimo sguardo alla svettante piramide del Cengello, sulla cui cima eravamo solo poche ore prima. All’Aia del Buso incontriamo l’ultimo specchio d’acqua. Coi piedi che cominciano a fumare percorriamo la forestale fino a Ponte Conseria, quindi su asfalto fino al Rif. Carlettini dove ci fermiamo per una birra e un caffè. Poi l’ultimo tratto di strada, ormai si va per inerzia, fino a Ponte Rudole dove abbiamo la macchina: sono le 20. Tutto è filato liscio, l’itinerario immaginato sulla carta è stato percorso come previsto. La stanchezza cede ora il passo alla grande soddisfazione per questa superba traversata che percorre in parte l’Alta Via del Granito.

testi e foto di Alessandro Ghezzer (Agh)

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