TRAVERSATA MONTE TOMATICO – MONTE GRAPPA

TRAVERSATA MONTE TOMATICO – MONTE GRAPPA

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Il sacrario militare del Monte Grappa(foto Agh)

Entusiasmante traversata nelle Prealpi Bellunesi – 7 aprile 2012

Proponiamo questa settimana una entusiasmante traversata “fuoriporta”, ovvero nelle prealpi bellunesi, seguendo la lunghissima cordigliera che unisce il Monte Tomatico 1595 al Monte Grappa m 1730, percorrendo una parte dell’Alta via degli Eroi.

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Traversata Tomatico-Grappa, 25 km di meraviglie

Per fare questa magnifica escursione, un vero e proprio mini trekking, servono due auto, una da lasciare all’arrivo sulla cima del Monte Grappa. Si tratta di una lunghissima “cavalcata” lungo i tormentati crinali che uniscono parecchie cime: tra le principali, Monte Tomatico 1595, Monte Santo 1538, Monte Sassuma 1510, Monte Peurna, Monte Paione 1170, Colle Croda Rotta 1149, Monte Fontana Secca, Monte Salarol 1670, Col dell’Orso 1670, M. Casonet 1614, Croce dei Lebi 1526, Monte Grappa 1730. In totale sono ben 25 km di traversata non difficile, ma abbastanza faticosa per i continui saliscendi. I brevi tratti attrezzati con cordino non richiedono l’attrezzatura da ferrata (salvo eventualmente un paio di guanti che potrebbero far comodo per non rovinarsi le mani). Sconsigliato in caso di pioggia, il percorso può diventare molto viscido e scivoloso. Il periodo migliore è quello primaverile autunnale, in estate può fare davvero troppo caldo. Munirsi di una buona cartina in scala 1:25.000, l’orientamento non è difficile ma bisogna controllare spesso la propria posizione. La segnaletica lungo il percorso è mediamente sufficiente, ma in alcuni tratti piuttosto vaga o addirittura assente (discesa da Cima Sassuma). Mettiamo a disposizione comunque il tracciato GPS da consultare su Google Earth o da scaricare sul proprio apparecchio Gps. NB: non c’è acqua lungo il percorso quindi portarsi scorte adeguate.

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Percorso

Di seguito riportiamo la relazione della escursione fatta il 30 ottobre 2011.

Sveglia alle 3, alle 3.45 parto da Trento per Fonzaso dove abbiamo fissato il ritrovo alle 5. Il giorno prima Angela ha portato una macchina in cima al Grappa al Rifugio Bassano 1718. Partiamo dunque per Porcen (mappa) ma qui abbiamo una brutta sorpresa: all’inizio della stradella che sale verso Casera Salina c’è un vecchio cartello di divieto di transito! Attimo di panico: siamo appena a 400 metri di quota e una tabella indica “Monte Tomatico 4 ore”! Questo intoppo ci sballa tutti i piani e quindi decidiamo di salire ugualmente alla Casera Salina, rischiando la multa… La strada è asfaltata ma stretta, lunga ed erta con vari tornanti. Dopo una ventina di minuti, arrivati ad uno slargo, la via è sbarrata da una stanga. Altro momento di disappunto, guardiamo l’altimetro che però segna m 1180, ovvero vicinissimi alla meta prevista. Parcheggiamo l’auto in uno spiazzo e dopo pochi minuti, con la luce delle frontali troviamo subito il sentiero (tabella), ben segnato e facilmente percorribile che sale verso il Monte Tomatico. Saliamo di buon passo mentre inizia lentamente a rischiarare, arrivati alla Casera del Ton intravediamo la valle invasa dalle nuvole, in alto il cielo è tutto sereno. Qualche decina di minuti dopo raggiungiamo il crinale e quando ci affacciamo sul versante verso la pianura rimaniamo a bocca aperta, estasiati da un’alba meravigliosa sopra a un mare sterminato di nuvole. Appaiono due cacciatori, anche loro stanno assistendo a quest’alba spettacolare. Peccato che abbiano un fucile in braccio.

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Raggiungiamo quindi velocemente il Monte Tomatico 1595, dove ammiriamo il sole che sorge illuminando gradualmente l’immensa distesa di nuvole. Il panorama è immenso. Vediamo le cime a noi famigliari, per noi trentini, da un’angolazione insolita: le cime della Valsugana, la Catena del Lagorai, le cime più alte delle Pale di S. Martino. Poi a nord le cime dell’Agordino, riconosciamo anche il Monte Pelmo. Dopo circa mezz’ora di sosta si parte. Incontriamo un altro cacciatore col quale scambiamo due chiacchiere: saputo che abbiamo intenzione di andare al Grappa, sbotta “Ma adesso? E quando avreste intenzione di arrivare?”. “Prima che faccia buio” ribattiamo. Non risponde ma l’espressione molto scettica che traspare dalla faccia è un grosso “Mah!”, rafforzata da un roteare d’occhi. Salutiamo ed acceleriamo il passo. Non scendiamo verso le Stalle di Paoda ma ci manteniamo sulla dorsale. Il sentiero corre facile fino al Monte Santo 1538, quindi il crinale si fa più affilato. Fa impressione vedere i crinali che dovremo affrontare con notevoli saliscendi. Lontanissimo si intravede il Monte Grappa, la nostra mèta. Si transita in cima a ripidi costoni erbosi fino al Monte Sassuma 1510. Qui la traccia, che pure è una variante dell’Alta via degli Eroi, si perde inspiegabilmente nel bosco ripido. Torniamo indietro per controllare di non aver saltato un bivio ma non troviamo niente, salvo un ripido e umido canalone erboso dove basta uno scivolone per farsi di gran carriera 400 metri di dislivello in pochi secondi. Ritorniamo sui nostri passi e caliamo per il bosco malagevole seguendo vaghe tracce. Intercettiamo un sentiero non segnato sulla carta, che ci riporta sul crinale dove c’è una traccia ripida che cala verso Forcella Alta 1222 (NB: evitando Cima Sassuma e la malagevole discesa, si può calare direttamente a Forcella Alta prendendo la traccia che 200 metri prima della cima cala lungo il versante sud). Vediamo in lontananza su dei rocciosi due camosci che ci osservano incuriositi. Alla forcella si cambia versante e, incredibilmente, anche clima: sul fianco nord il bosco è invaso da una inquietante nebbiolina e gocciola letteralmente di umidità, sembra quasi che piova. Sul sentiero, uno strato di fogliame fradicio impone molta attenzione a non scivolare.

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Arriviamo alla Forcella Bassa 1044 senza difficoltà, quindi affrontiamo il fianco del Monte Peurna. C’è un tratto attrezzato con cordino, ma non è niente di che, è una cengia a sbalzo su un costone boscoso molto ripido. Dopo aver oltrepassato il Monte Peurna iniziano le “montagne russe”: uno sfiancante e tortuoso saliscendi su roccioni e forcellette. Parte del percorso è attrezzato con un cordino sottile, che però è quasi un impiccio. L’erba e il sentiero sono scivolosissimi e questa è decisamente la difficoltà maggiore. Superiamo il Monte Paione 1170 con una rampa micidiale e scivolosa nel bosco, aiutati dal cordino. Poi con vari traversoni su costoni ripidi boscosi raggiungiamo il Colle Croda Rotta 1149, superato il quale finalmente il percorso migliora decisamente e attraversa splendide faggete. Ora il sentiero diventa stradella e procede quasi in piano, quindi cala fino al Sasso delle Capre 1101 dove c’è la Stalla Val Dumela, col suo caratteristico tetto di paglia. Qui si riprende a salire con discreta pendenza, traversando il versante orientale del Monte Fontana Secca. Si sale fino a 1500 metri di quota, (un po’ di stanchezza comincia a farsi sentire) quindi ci si inoltra a mezza costa nella bella Val Cinespa lungo ripidi costoni erbosi assolati. Il panorama ora si fa molto più aperto lasciando spazio a vaste distese di pascolo e macchie di bosco. Fa un caldo eccezionale nonostante sia ormai a fine ottobre. Qui facciamo la prima sosta “seria”, sono circa le 13 e siamo in marcia da ormai 7 ore. Dopo mezzora (meglio non perdere troppo tempo, ci sono ancora tanti km da fare), ripartiamo, raggiungendo le Stalle di Fontana Secca. Saliamo alla forcella a ovest del monte Valderoa, quindi si sale ancora verso il Monte Salarol 1670, con un panorama grandioso che ci fermiamo ad ammirare. Ripartiamo iniziando un eterno traversone che cala gradualmente per il Col dell’Orso 1670, il M. Casonet 1614, quindi fino alla Croce dei Lebi 1526. Ora si sale di nuovo (e daje!), per stradella facile che con un altro traverso leggermente in salita guadagna gli ultimi 250 metri di dislivello che ci separano dal Rifugio Bassano a 1730 metri, la nostra meta finale. Alle 16.20, circa 10 ore dopo essere partiti, arriviamo sul piazzale del rifugio. Ce l’abbiamo fatta, con un’ora di anticipo sul buio. Facciamo una visita al monumentale Ossario sulla cima a 1775 m dove sono sepolti oltre 24.000 soldati, in gran parte senza nome. Nella Grande Guerra, dopo la sconfitta italiana di Caporetto, la cima del Monte Grappa diventò il perno della difesa italiana, tanto che gli austriaci tentarono inutilmente e più volte di conquistarlo, per poi avere accesso alla pianura Veneta. Costruendo caverne nella roccia e postazioni fisse di artiglieria, dalla cima gli italiani dominavano e tenevano sotto controllo il fronte sino al Montello, lungo una linea che parte dal monte Valderoa e va fino a colle Caprile. Nel corso della Seconda Guerra mondiale il Grappa fu rifugio delle formazioni partigiane. Vista l’ora ormai all’imbrunire, attendiamo uno splendido tramonto che conclude degnamente una splendida giornata che non dimenticheremo facilmente. Sviluppo complessivo 25 km, dislivello circa m 1550.

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La Grande Guerra e il Monte Grappa

testi e foto di
Alessandro Ghezzer (Agh)

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