TRENTINO: SUI SENTIERI STORICI E NATURALISTICI DELLA GRANDE GUERRA

TRENTINO: SUI SENTIERI STORICI E NATURALISTICI DELLA GRANDE GUERRA

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Nel lungo centenario della Grande guerra Girovagando propone alcuni itinerari storici e naturalistici per rivivere le emozioni e le scoperte di un tempo.

Iniziamo dall’escursione sul monte Vignola sopra a Avio proposta dall’amico Mario Peghini, bibliotecario ed appassionato di storia che ha realizzato recentemente “Itinerari al fronte” un’opera quasi enciclopedica per l’escursionista appassionato di prima guerra mondiale.

La puntata di oggi ripercorre alcuni percorsi legati alla Grande Guerra.
La prima escursione di oggi è sul Monte Vignola, nel gruppo del Monte Baldo
Vi lasciamo questa galleria di immagini che vi racconta la Grande Guerra in questi luoghi, tra camminamenti, gallerie, e strade scavate dai soldati
In questa immagine, l’incredibile minuzia con cui venivano costruiti i muretti a secco che servivano per sostenere le strade.
in questa immagine si riconosce bene l’impianto del campo. In basso sinistra, i ruderi dell’accampamento che era collegato alla prima linea dalla trincea che taglia il prato
Lo facciamo con Mario Peghini, esperto di storia della Grande Guerra

Sul monte Baldo riviviamo l’epopea di uno scontro che ha anche significato un grande sacrificio per le popolazioni civili impegnate nella costruzione di strade, fortificazioni e manufatti di servizio che hanno cambiato il paesaggio alpino, modellandolo alle esigenze del conflitto.

Passiamo poi al Forte delle Benne in Valsugana dove possiamo ammirare un lavoro di ristrutturazione e conservazione mirabile che ha affascinato migliaia di turisti e curiosi grazie anche ai volontari dell’Associazione Chiarentana.

Ci spostiamo poi a Levico. Il nostro obiettivo è una passeggiata che parte da Levico e raggiunge dopo due chilometri il forte Colle delle Benne
ci accompagnano gli amici dell’Associazione Chiarentana, che si occupano di organizzare le visite guidate al Forte
il forte è stato ristrutturato e domina il colle delle Benne
una vista notturna del Forte Colle delle Benne. Foto Valentino Conci
una vista notturna del Forte Colle delle Benne. Foto Valentino Conci
l’interno del forte è anch’esso ristrutturato. L’ottimo stato di conservazione lo rende lo spazio ideale per mostre e piccoli eventi.

Il forte è figlio di un’epoca anteriore al conflitto del 1915-18 e descrive una strategia e un’architettura militare di tipo risorgimentale tanto che la struttura non è stata coinvolta nelle operazione belliche.

La seconda esperienza che viviamo ci porta da Serrada verso il Forte del Dosso delle Somme. Si tratta della Forra del lupo: in un canyon naturale è stato ricavato un camminamento difensivo molto originale e davvero curioso.

Il sentiero presenta un dislivello di circa 460 mt ed è lungo circa 4,8 km. Si snoda tra profonde gole, anfratti stretti, grotte, scalinate, passaggi a picco sulla roccia. Un percorso da cui si domina con lo sguardo la valle di Terragnolo, la cui posizione era strategica ai tempi della Grande Guerra: i tedeschi da qui controllavano l’accesso all’altopiano.

Ci spostiamo poi sull’Altopiano di Folgaria alla scoperta di un itinerario storico, la Forra del Lupo. Questa foto storica è contenuta in un testo di Leitempergher ed ha ispirato Paolo Spagnolli ad andare alla ricerca di quella trincea, che ricordava di aver visto da ragazzo.
la linea rossa traccia il percorso della trincea.
Alcune immagini del percorso della “Forra del Lupo”
Alcune immagini del percorso della “Forra del Lupo”
Alcune immagini del percorso della “Forra del Lupo”
Paolo Spagnolli ha “ritrovato” questo antico percorso e dato il via alle opere di recupero.

La particolare struttura militare ci viene descritta da Paolo Spagnolli, scopritore del camminamento nonché grande appassionato di storia locale, e da Fernando Larcher, autore di diverse pubblicazioni legate allo storia e all’identità dell’Alpe Cimbra.

Ci spostiamo poi a Passo del Cimirlo, alle porte di Trento, dove il monte Celva non smette di stupirci per le tante curiosità legate alla Grande guerra. Con Maurizio Fernetti, esperto accompagnatore di territorio e grande naturalista, iniziamo la nostra escursione dal Forte di Roncogno per innalzarci poi lungo la caratteristica montagna. Qui ritroviamo l’antica cinta fortificata di Trento fatta di camminamenti, fortificazioni, osservatori e un grande groviglio di caverne e tunnel sotterranei.

Andiamo infine verso il Monte Celva, sopra Trento. Qui la vista da Zell di Cognola dove Maurizio Fernetti ci mostra grotte, fortificazioni ed una ampia rete di cunicoli sotterranei
Il forte Sella di Roncogno, costruito attorno al 1880 circa. Parte da qui il sentiero sat 419 per l’ex Osservatorio ed il Monte Celva
Walter e Maurizio escono da una delle grotte sul Monte Celva
Le postazioni di vedetta. Qui guardano verso Pergine, di fronte a loro la Marzola
La croce che guarda verso Pergine dal Monte Celva
La guerra ci ha lasciato anche questo: l’impronta della mano di un soldato
Maurizio e Walter qui sono all’inizio della salita dei 100 scalini. Interamente scavato nella roccia questo sentiero conduce sul fondo di un pozzo alto circa 15 metri, che serviva per inviare rifornimenti al campo soprastante, senza essere scoperti dai nemici
Maurizio ci mostra l’incisione sulla quale sono impressi i dati del soldato e del battaglione che costruirono questa postazione di sparo e vedetta.
Dalle trincee sul Monte Celva, Pergine

La nostra giornata termina sul monte Zugna, sopra a Rovereto, nella linea del fronte che opponeva le truppe alpine agli austroungarici. E’ qui che troviamo il “Trincerone” ovvero una linea difensiva dove i nemici si guardavano in faccia ad una distanza che poteva arrivare anche a soli 35 metri.

Andiamo poi sul Monte Zugna. Walter mostra il percorso delle Trincee, uno splendido itinerario tra le rovine della Grande Guerra.
Tiziano Bertè è uno storico, collaboratore del Museo della Guerra. Sullo sfondo la città di Rovereto
da questa feritoia sparavano gli austroungarici, dal trincerone che si vede in lontananza si difendevano gli italiani
In questi luoghi la battaglia era caratterizzata dalla distanza estremamente ravvicinata delle postazioni. I due punti cerchiati rappresentano l’avamposto austriaco (a sinistra nella foto) e l’avamposto italiano (a destra). Li separano in linea d’aria circa 35 o 40 mt.
I “Sassi Bianchi” erano un avamposto ed una postazione di vedetta austroungarico. Grazie ad alcuni rilievi speleologici, si è verificato che sia sul fronte italiano che su quello autroungarico esiste una fitta rete di cunicoli e stanze sotterranee che servivano per gli spostamenti ed il controllo del territorio.
una vista della Vallarsa dal Zugna. La catena di fronte è il Pasubio, teatro anch’esso di battaglie durissime durante la Grande Guerra
Il famoso “Trincerone” con il fedele ripristino cosi come pensato dall’Architetto Andreolli.
Il “Trincerone” visto come lo vedeva il fronte Austroungarico.

L’opera ci viene raccontata da due esperti di storia locale come Tiziano Bertè del Museo della Guerra di Rovereto e dall’architetto Alessandro Andreolli. Grazie ad un minuzioso lavoro di disboscamento è stato possibile riportare alla luce l’antico fronte di guerra e grazie ad un lavoro di ripristino e sistemazione logistica è stato ricostruito un passaggio fondamentale di questo quadro bellico che oggi è disponibile per i tanti turisti e ospiti del Trentino.